CHI HA PAURA DEGLI ALIENI?
di Giancarlo Barbadoro
Da millenni la nostra specie vive il fenomeno dell'intelligenza come un evento del tutto particolare ed esclusivo della specie umana. Non apre questa possibilità di esperienza neppure alle altre forme di vita del pianeta che sono state deputate al ruolo di animali, le quali sono ritenute "macchine non pensanti", secondo la definizione di Descartes, e pertanto possono essere usate come cibo o per gli esperimenti medici più atroci, o come schiavi per la loro forza lavoro nei campi.
La specie umana si crogiola in questa consuetudine assoluta vivendo in una specifica dimensione percettiva, alienandosi un contatto più reale con la natura. Si è inventata morali, forme di pensiero, divinità, modelli sociali e così via. Ha preteso che tutti i valori inventati all'interno dell'esperienza di specie diventassero assoluti e si imponessero addirittura all'universo circostante.
Tutto sembra aver avuto origine dalla nascita delle consorterie preistoriche dei cacciatori. Abituati ad uccidere gli altri abitanti del pianeta per procurarsi il cibo, invece di coltivare la terra, impostarono nei millenni il concetto di supremazia dell'uomo sulle altre forme di vita. Impostarono l'esaltazione dell'uomo sulla donna e diedero vita a un patriarcato che avrebbe segnato la storia dell'uomo sulla terra nei secoli a venire.
Fautori dei sacrifici umani, propugnatori della sofferenza come mezzo per guadagnarsi meriti di valore morale e sociale, diedero vita a molte forme di civiltà. In alcune di queste la loro natura fu più evidente, come la tragedia della teocrazia azteca o la furia sanguinaria degli etruschi. In altri casi la caratteristica sacrificale del patriarcato fu più silenziosa ma non meno incisiva, come il sacrificio degli animali praticato nell'Islam o il rito antropofago praticato simbolicamente nel cristianesimo.
Un giorno accadde che gli uomini incominciarono a guardare al cielo stellato con la speranza di poter scorgere confini più lontani dal mondo sanguinario in cui si erano trovati a nascere. Galileo Galilei provò a contestare la verità rivelta del patrircato, ma dovette ritrattare pena la propria vita. Giordano Bruno osò immaginare altre forme di vita nello spazio, migliori e diverse dall'uomo, ma venne bruciato sul rogo.
Poi vennero gli scrittori di fantascienza moderni. Il loro tentativo fu quello di fare da specchio ad una umanità chiusa su se stessa a raccontare e a vivere i suoi eterni aneddoti. Inventarono mondi lontani, civiltà sconosciute evolute o ancora ai primi stadi di evoluzione. Civiltà diverse da quella umana con valori che talvolta ridicolizzavano o mettevano in crisi quelli consueti, ridimensionadoli o addirittura relativizzandoli, confinandoli a mode storiche e passeggere.
Comparvero quindi i cultori degli UFO. Ricercatori di oggetti volanti non identificati che, come si finì per scoprire, erano nei cieli del nostro pianeta sin dalla preistoria. E i governi cominciarono a preoccuparsi. Alla nascita della NASA il Congresso USA si preoccupò di valutare che cosa sarebbe accaduto il giorno in cui l'umanità fosse entrata in contatto, durante le missioni spaziali, con altre forme di vita aliene. E decretò che, nel caso ciò fosse avvenuto, forse sarebbe stato bene tacere, poichè fatti come la conquista dell'America da parte di Pizarro dimostravano come una civiltà potesse sgretolarsi a contatto con culture diverse e superiori. Così accadde che l'argomento UFO cominciò ad essere oscurato e chi si occupava di questo argomento fu ridicolizzato, degno di biasimo e accusato di ciarlataneria.
Infine gli astronomi incominciarono ad accorgersi che nello spazio esistevano altri pianeti. Pianeti che in molti casi potevano ospitare la vita. La NASA incominciò un piano sistematico di ricerca dei pianeti extrasolari e iniziò a rendersi conto che l'intero universo pullullava di possibili supporti per la vita. E, perchè no, anche di vita intelligente.
Ci fu un astronomo che sulla prestigiosa rivista americana Sky & Telescope scrisse che, se Dio aveva posto i pianeti tanto distanti tra di loro, perchè mai l'uomo doveva fare tanti sforzi per stabilire un contatto con le altre forme di vita che li abitavano?
Un contatto che avrebbe potuto segnalare a specie aggressive e tecnologicamente avanzate l'esistenza della Terra, con il rischio che gli alieni potessero assalirla per depredarla.
Ma depredarla di cosa? Dei grandi valori del patriarcato?
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