La NASA e gli Extraterrestri

Stralci della Relazione della Brooking Institution alla NASA sui pericoli di un incontro con civilta' extraterrestri.

All'indomani del lancio dei primi Spuntnik sovietici, il Congresso americano prese la decisione storica di creare un ente per l'esplorazione dello spazio.
La Legge Nazionale per l'aeronautica e lo spazio del 29 luglio 1958 imponeva studi ad ampio raggio sui vantaggi e sugli ostacoli connessi con le attivita' spaziali. Conformemente alla Legge, la NASA fondo' un comitato di studio e assegno' un contratto di ricerca alla Brooking Institution.
Oltre 200 specialisti vennero intervistati da un gruppo guidato da Donald N. Michael, un sociopsicologo che divenne poi direttore dell'Istituto per le ricerche di pace a Washington. Le diverse parti del rapporto conclusivo vennero riviste da esperti come Llyod V. Berkner, capo della sezione di scienze spaziali, Caryl P. Haskins, presidente della Carnegie Institution di Washington, James R. Killian, presidente della Corporazione del M.I.T., Oscar Schachter, direttore della Divisione legale generale delle Nazioni Unite, e Margaret Mead, antropologa.
Il documento fu presentato alla NASA pochi mesi dopo il tentativo contemplato dal Progetto Ozma di intercettare segnali da due stelle vicine e quelli che lo avevano redatto si chiedevano con interesse che cosa sarebbe accaduto se si fosse scoperta un'altra civilta' molto piu' progredita.
Il rapporto non escludeva la possibilita' di un contatto diretto e avanzava l'ipotesi che manufatti lasciati da esploratori di una altro mondo potessero venir scoperti in seguito alle nostre attivita' spaziali sulla Luna, su Marte o su Venere.
Tuttavia, diceva, se una vita intelligente venisse individuata fuori dalla terra nei prossimi vent'anni, molto probabilmente si troverebbe in un lontano sistema solare e si manifesterebbe via radio.
Tali circostanze non escluderebbero necessariamente effetti rivoluzionari:

Gli schedari antropologici contengono numerosi esempi di societa', sicure del loro posto nell'universo, che si sono disintegrate quando hanno dovuto associarsi con societa' che prima ignoravano, abbracciando idee differenti e diversi modi di vita; le civilta' sopravvissute a questa esperienza, normalmente ne hanno pagato il prezzo sacrificando valori, atteggiamenti e comportamento validi sino ad allora.
Poiche' una vita intelligente puo' venir scoperta in qualsiasi momento attraverso la ricerca radiotelescopica oggi in atto, e poiche' non si posssono al momento prevedere le conseguenze di una simile scoperta, data la nostra limitata conoscenza su reazioni a circostanze anche solo vagamente cosi' drammatiche, si possono raccomandare due ordini di ricerca:

1) Continuazione degli studi per determinare la comprensione e gli atteggiamenti emotivi e intellettuali (e le eventuali successive alterazioni) riguardo alla possibilita' e alle conseguenze della scoperta di una vita extraterrestre intelligente.
2) Studi storici ed empirici del comportamento dei popoli e dei loro capi di fronte a eventi drammatici e inconsueti o a pressioni sociali.
Tali studi, continuava il rapporto, dovrebbero tener conto delle reazioni delle masse alle burle o alle notizie di dischi volanti e a incidenti come la trasmissione radiofonica sull'invasione marziana di Welles.
Dovrebbero studiare la maniera di annunciare al pubblico un eventuale contatto, oppure di nasconderglielo se ritenuto piu' opportuno.
L'effetto sulle relazioni internazionali potrebbe essere rivoluzionario, concludeva il rapporto, perche' la scoperta di esseri forestieri potrebbe condurre a una maggiore unita' degli uomini sulla terra, basata sull'unicita' dell'uomo o sull'antico presupposto che ogni estraneo costituisce una minaccia.

(Walter Sullivan, NON SIAMO SOLI, Edizioni Garzanti)