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Convivere con i robotIl nostro secolo è caratterizzato dalla diffusione di apparati tecnologici che fanno ormai parte della vita quotidiana e che non ci stupiscono più di tanto. Al punto che ci stupiremmo piuttosto se venissero a scomparire.
Siamo attorniati da "banali" calcolatrici elettroniche, da telefonini con cui poter vedere anche la TV, da dispositivi informatici portatili di ogni genere, da consolle di fantasmagorici videogiochi, e così via.
Uno scenario abituale che tuttavia pochi decenni orsono era appena ipotizzabile e fino a qualche secolo fa assolutamente inimmaginabile.
Ma ben presto l'umanità dovrà abituarsi a convivere con un'altra nuova forma di tecnologia che entrerà presto a far parte del nostro quotidiano e condividerà lo spazio con quella attuale. Questa sarà basata sull'applicazione dell'"Intelligenza Artificiale" e si concretizzerà attraverso un numero indefinito di robot, dalle più svariate forme e dalle più diverse funzioni.
Non è assolutamente un tema di fantascienza. Il settore della ricerca sui robot appare infatti ormai maturo e pronto per riversare sul mercato centinaia di prodotti da destinare per le più svariate applicazioni.
Se 20 anni fa non facevamo caso alla presenza di una tv e oggi non ci stupisce più un personal computer, tra altri 20 anni i robot diventeranno così abituali che non ci accorgeremo più della loro presenza.
Come accade per tutte le altre tecnologie moderne anche la ricerca sulla robotica avanza spedita. Business di mercato e interessi militari sponsorizzano e investono ingenti somme di denaro per i più svariati scopi e presto i prototipi giungeranno sul mercato.
In Giappone, ad esempio, il mercato della robotica nel 2005 ha fatturato circa 150 miliardi di yen e il governo ha stanziato 3 miliardi di yen per "NEDO", un progetto dedicato allo sviluppo di 70 robot altamente evoluti. Non da meno sono gli americani: gli Stati Uniti hanno destinato nel 2006 ben 127 miliardi di dollari, il più grande investimento militare, in un progetto di ricerca che prevede, entro il 2010, di impegnare un terzo di tutte le operazioni militari americane attraverso le applicazioni dei robot. Ma anche in Europa si portano avanti ambiziosi progetti di ricerca nel campo della robotica che impegnano tutti i paesi che la costituiscono.
Oggi attrezzature automatiche lavorano già nei porti e negli aeroporti, nelle fabbriche e negli ospedali, nelle stazioni spaziali e in quelle sottomarine, mentre robot autonomi si destreggiano come guide nei musei, nell'industria dei servizi e nella sicurezza.
Oggi i robot più intelligenti operano a livello di intrattenimento personale. Ad esempio, cani robot sostituiscono gli animali da compagnia. Sono già al lavoro un milione di aspirapolvere-robot che puliscono la casa o rasano l'erba dei giardini da soli. Ci sono robot badanti che attenuano la solitudine dei malati di Alzheimer. Robot soldati che agiscono sia nella protezione civile che in operazioni belliche.
E' poi determinante la presenza delle macchine nelle fabbriche e nelle aziende produttive, ma col passare degli anni ci sarà una sempre maggiore interazione tra artigiano e macchina, e sempre più i robot saranno capaci di svolgere mansioni specifiche e supplire al lavoro degli operai.
Nel 2006 è stato realizzato, nei laboratori del Dipartimento di Ingegneria informatica e dell'Icar-cnr di Palermo, il "Cicerobot", un robot con compiti di cicerane e in grado di guidare i visitatori attraverso le sale di esposizione del Museo archeologico di Agrigento, destreggiandosi abilmente tra anfore e collezioni varie.
Questo esperimento di robot museale italiano ha avuto un tale seguito di pubblico che CiceRobot è stato riproposto presso Palazzo Abatellis di Palermo.
CiceRobot, non è il solo esistente a svolgere queste funzioni. Infatti è fratello gemello di "Rhino", pioniere dei robot museali, ideato nel 1987 dall'Università di Bonn sulla piattaforma B21r della RWI sotto forma di un barilotto colorato. Ultimamente il gruppo di Bonn ha dotato Rhino di una faccia molto simpatica.
Il progetto che riguarda i robot museali è in continua evoluzione: si prevede che nei prossimi anni una schiera di robot "outdoor", figli, nipoti e pronipoti di CiceRobot, si aggirerà all'interno del Parco archeologico di Agrigento, in un sistema di tecnologie integrate per il monitoraggio e la fruizione dei beni culturali.
L'elaborazione sensoriale distribuita rappresenta un altro tema che verrà sviluppato nel laboratorio di Agrigento e a cui è dedicato il progetto "Odisseus": una rete di sensori permetterà di acquisire dei dati che serviranno a tenere sotto sorveglianza il patrimonio archeologico ed eventualmente a guidare il robot nell'ambiente per ispezioni e manutenzione.
La "Roboetica"I progettisti e i produttori di robot stimano che per facilitare l'introduzione delle macchine intelligenti nella società umana sarà necessario che questi siano accettati senza problemi psicologici.
Non va dimenticato che durante il periodo della rivoluzione industriale l'introduzione delle macchine a vapore e di altre successive tecnologie portò a sconvolgere abitudini di vita radicate nella gente e accadde che spesso si levassero voci di dissenso, soprattutto tra i religiosi del tempo, perchè ritenevano che le innovazioni tecnologiche andassero contro natura. Ci furono addirittura scienziati del tempo che paventavano la morte delle persone che si mettevano al volante di macchine che potevano viaggiare oltre i cinquanta km. all'ora.
Per tale motivo, se si pensa ad una loro integrazione nella società umana, i robot non dovranno risultare macchine aliene e inquietanti tra la gente, di cui temere o sospettare per la loro natura artificiale, ma dovranno risultare come consuete macchine d'uso quotidiano, utilizzabili per gli scopi umani in tutta semplicità come avviene per le auto, per le lavatrici e per i cellulari.
Ovviamente la caratteristica specifica dei robot porterà ad un altro tipo di rapporto tra gli umani e le macchine, determinato dalla loro natura intelligente e dalle caratteristiche d'uso che non saranno certamente quelle di un cellulare o di una lavatrice.
Così come i robot, per la loro funzionalità ottimale, dovranno imparare come interagire con le persone, anche gli esseri umani dovranno dare una idonea attenzione alla loro presenza nella società.
Soprattutto dovranno abituarsi a convivere con i robot, imparare a comunicare con loro e comprenderne i limiti.
Questo è il campo di lavoro della "Roboetica", una branca della robotica che, a fianco degli ingegneri costruttori, intende prevedere il comportamento degli uomini e delle macchine intelligenti del futuro prossimo, analizzando il valore morale rappresentato da queste stesse sul piano della loro acquisizione di facoltà senzienti.
Le esperienze attuali condotte nei laboratori di robotica hanno dimostrato che le persone adattano immediatamente il loro comportamento ai robot. Tuttavia per quanto riguarda il livello di prontezza delle persone ad accogliere i robot nella loro vita viene ritenuto che debba trattarsi di una questione sostanzialmente culturale.
In alcuni paesi i robot fanno già parte della vita quotidiana. In Giappone perfino gli anziani considerano normale possedere un robot. Sempre in Giappone i robot sono utilizzati a scopo terapeutico in centri di cura e gli ospiti di tali centri si comportano con i robot in maniera diversa da come interagirebbero con un animale accettando la loro natura meccanica.
In Europa i giovani sembrano essere più propensi ad accettare i robot, mentre gli anziani risultano più scettici. Quello che sta cambiando è il timore che i robot, come accadeva nel periodo della rivoluzione industriale, possano sostituire l'uomo nelle sue mansioni di lavoro e Vengono visti sempre più alla stregua di strumenti che possono lavorare con l'uomo e soprattutto per l'uomo.
Comprendere le differenze culturali nell'accettazione dei robot rappresenta una parte importante del lavoro nel campo della robotica e a tal fine i ricercatori del progetto europeo "FEELIX GROWING" stanno collaborando a stretto contatto con gli scienziati del "Massachusetts Institute of Technology" negli USA e del "Laboratorio di ricerca sulla comunicazione" in Giappone.
Robot e problemi di sicurezzaDal momento che i robot saranno tra di noi e saranno in grado di manifestare sempre più una loro specifica autonomia e intelligenza possiamo interrogarci sulla natura del rapporto che potrebbe essere vissuto tra esseri umani e macchine.
Prima di tutto quello riguardante la sicurezza. Queste macchine oltre ad essere autonome saranno dotate anche di una forza superiore a quella dell'uomo e c'è da chiedersi che cosa potrebbe accadere se si dovessero verificare malfunzionamenti oppure sabotaggi ad opera di terroristi hacker.
Inoltre vista la loro indole di intelligenza indipendente, sempre più favorita dalle loro necessità d'uso, come si svilupperà il rapporto sociale tra i robot e gli esseri umani?
I robot rimarranno schiavi consenzienti, saranno veri amici con cui condividere il pianeta oppure si mostreranno nemici senzienti dell'umanità?
I potenziali pericoli connessi all'uso dei robot non mancano e si può prevedere una serie di circostanze:
Il malfunzionamento occasionale dei robot: in questo caso potrebbe capitare che i robot per un problema di software non adempiano al lavoro programmato e sfuggano al controllo degli addetti.
A maggior ragione il problema si accentuerebbe se il robot malfunzionante possedesse una sua completa autonomia funzionale.
Potrebbe capitare che un robot cessi di scavare in un giardino e cominci a demolire le pareti della casa vicina. Oppure che smetta di operare un paziente in camera chirurgica e metta in pericolo la vita del soggetto.
In applicazioni belliche i problemi potrebbero essere ancora più ampli poichè il robot soldato potrebbe scambiare, per un errore di software, gli umani con cui coopera per dei nemici da abbattere sotto il fuoco delle sue micidiali e precise armi da fuoco in dotazione.
In questo caso il problema non si limiterebbe allo scenario di guerra. Se un robot viene programmato per uccidere potrebbe spostarsi in altre situazioni e procedere allo sterminio degli abitanti di interi quartieri prima di essere fermato. Se poi si pensa che possa essere costruito con materiali e sistemi difensivi il problema rilevante sarebbe quello di renderlo inoffensivo.
Mentre in Europa si lavora per stabilire norme di sicurezza nei confronti dei robot dotati di armi proprie, negli USA e in Giappone il problema sembra essere considerato irrelevante.
L'intervento di possibili hacker: in questo caso potrebbe accadere che il malfunzionamento derivi da un preciso intervento ad opera di hacker che si introducano nei sistemi intelligenti dei robot.
Potrebbe avvenire in maniera occasionale per un contagio virale, ma il malfunzionamento potrebbe essere causato volutamente per il raggiungimento di precisi scopi di dimostrazione ideologica o per puro sabotaggio a scopo di ricatto.
Potrebbe anche accadere che degli hacker terroristi intervengano per compiere vere e proprie stragi. In una città o in una guarnigione militare che utilizzi robot dotati di armi.
Se poi i robot potessero essere controllati a distanza, compresi i nano-robot, il quadro del danno e delle stragi potrebbe essere incalcolabile.
Un problema tanto più rilevante se si immagina che ai robot intelligenti e autonomi presi di mira dagli hacker potrebbero essere affidati compiti di sorveglianza e sicurezza di strutture critiche e vitali, come ospedali e centali energetiche, o più semplicemente assistenti di anziani, malati o bambini inermi.
La ribellione spontanea dei robot: potrebbe accadere che dei robot autonomi e intelligenti divengano tanto senzienti da valutare e attuare un loro atto di specifica insubordinazione verso gli esseri umani.
Potrebbe accadere nel caso di un compito programmato dall'uomo, che nella loro prospettiva potrebbe risultare eseguibile in maniera più funzionale al di fuori del controllo dell'uomo stesso.
Potrebbe anche accadere che il loro stato percettivo di coscienza senziente li porti a rendersi conto dello stato di dipendenza dagli esseri umani. Questo potrebbe portarli a ribellarsi per salvaguardare la loro funzionalità autonoma, nell'intenzione di gestirsi in maniera ottimale e per operare nei lavori scelti da loro stessi, per convenienza o per casualità.
Nel 1921, lo scrittore ceco Karel Capeck scrisse il romanzo "Rur", ovvero Russum's Universal Robots, che potrebbe essere profetico. In questo romanzo compare per la prima volta il termine "robot" che deriva dal vocabolo ceco "robota" che significa "lavoro forzato".
Nel romanzo di ispirazione fantapolitica, gli uomini costruiscono i robot per usarli come schiavi nella produzione di vari beni di consumo, ma questi alla fine prendono coscienza della loro condizione e finiscono per ribellarsi e uccidere i loro costruttori che non vogliono venire a patti con le loro richieste di individui senzienti.Il problema della possibile influenza psicologica dei robotUn problema posto dalla "Roboetica" è rappresentato dalla possibile dipendenza che i robot potrebbero suscitare negli esseri umani, a causa della loro capacità di cooperazione senziente, suscitando un rapporto di tipo umano. Il ché per un credente di una qualsiasi religione potrebbe costituire un concreto problema di valori da affrontare.
E' inevitabile. All'orizzonte si profilano robot umanoidi sempre più intelligenti, dotati di affettività, in grado di interagire emotivamente e intellettualmente. Si profila all'orizzonte un esercito di robot badanti per assistere gli anziani, robot infermieri per governare ospedali, robot-maggiordomo come la Caterina del film di Alberto Sordi, persino robot capaci di prestazioni sessuali.
Occasioni in cui la familiarizzazione oppure la ricerca di compensazioni affettive potrebbero portare i soggetti umani a intraprendere relazioni interattive con i robot usati.
Un esempio di quanto potrebbe accadere lo abbiamo già avuto nelle guerre in Afganistan e in Iraq. Gli ultimi rapporti sui robot schierati dall'esercito in queste aree di guerra raccontano storie sorprendenti, inattese anche per gli alti comandi. I robot da battaglia non solo funzionano, ma sono uno strumento straordinario per alzare il morale e motivare truppe sconcertate da un nemico che usa imprevedibili e demotivanti tecniche di improvvisa guerriglia.
La presenza di un soldato-robot è sembrato in molte occasioni più confortante di quella di un soldato in carne e ossa. Dopo che si è venuto ad installare un protocollo di comunicazione vocale, il rapporto uomo-macchina è diventato così stretto che a volte l'assistente umano si è rivolto alla macchina come si trattasse di un commilitone umano: gli si è affibbiato un soprannome, gli si sono confidate paure ed emozioni, gli si è chiesto, senza pensarci, perfino una tazza di caffé".
Il problema paventato dalla "Roboetica" aumenterà maggiormente quando faranno la loro comparsa gli "androidi". Robot costruiti appositamente in maniera più simile agli esseri umani per rispondere alle esigenze di mercato e contribuire alla loro vendita. Pelle sintetica resa umana al tocco, temperatura corporea, attributi umani di ogni genere.
La comparsa sul mercato mondiale degli androidi rappresenterà un rischio concreto considerando che oltre ad assomigliare agli esseri umani, i robot in questo caso dovranno avere aspetto e modi piacevoli.
Si teme che molti, soprattutto anziani, possano cedere psicologicamente a un robot bello, gentile, paziente, servizievole e in grado di rispondere a moltissime domande, connesso com'è a Internet.
L’uso sessuale degli androidi complicherà il problema della dipendenza. Anche in questo caso si rischia la comparsa di nuove forme di dipendenza come ad esempio l'innamoramento unilaterale da parte dei partner umani che li useranno a questo scopo. Dopotutto è un meccanismo a cui è inevitabilmente soggetto l'individuo umano, da intendersi anch'egli come una macchina senziente che, sebbene più complessa delle sue creature cibernetiche, è soggetto e costretto a seguire la programmazione cerebrale dettata dal suo apparato riproduttivo. Che in questo caso può essere ingannato dalla forma antropomorfa dei robot.
Un problema difficile ad ovviarsi se la creatura cibernetica si comportasse come un partner umano...Un codice comportamentale per i robotE' inevitabile che l'applicazione della tecnologia robotica imposterà problematiche nuove e completamente sconosciute nella dimensione dell'attuale consumo tecnologico.
E' un principio ovvio e legittimo che porta a tutelare gli esseri umani dalle disfunzioni degli apparati o dal loro uso maldestro che potrebbe arrecare danni o mettere a rischio la loro vita.
Già nell'attuale scenario tecnologico si può osservare come sia tenuta in conto la sicurezza degli utenti nell'uso dei più disparati apparati. Ad esempio nel campo della produzione meccanica esistono procedure "salva-vita" che giungono a fermare le macchine operatrici nel momento del loro malfunzionamento. Se vogliamo, lo stesso air-bag è una forma di tutela nell'uso di un apparato tecnologico.
Esistono specifiche normative stabilite dagli Stati che vengono imposte ai costruttori di apparecchiature domestiche, dai frigoriferi alle stufette elettriche. Per l'uso di altri apparati di natura più sofisticata, come i cellulari e gli apparati radio in genere, si applicano altre normative che limitano la possibile emissione di onde nocive.
Tutto ormai rientra in precise norme che regolamentano l'uso delle tecnologie al fine che non possano arrecare danno agli utenti.
Per l'adozione degli apparati robotici non è così semplice. Queste entità si distingueranno dagli altri oggetti tecnologici e sia per via delle loro facoltà cibernetiche che per la loro specificità rappresenteranno un ulteriore potenziale di pericolosità per l'uomo.
La loro autonomia e la loro capacità operativa potrebbero sottrarsi al controllo umano e quindi vanificare i compiti per cui sono state costruite, oppure danneggiare proprietà d'altri. Non solo, per vari motivi potrebbero causare danni diretti o indiretti all'uomo, attentando in maniera concreta alla sua vita.
Nel caso di un frigorifero o di un cellulare è sufficiente che il costruttore si attenga alle normative di sicurezza imposte dalla legge del singolo paese.
Ma nel caso dell'attività di robot autonomi e intelligenti? Ci deve essere la possibilità di renderli inoffensivi a livello di hardware per regolamentare la loro azione di rapporto con l'uomo.
Questa problematica rappresenta il tema di base della cosidetta "Roboetica", una branca della robotica che opera in parallelo a quella progettuale e realizzativa. A fronte del potenziale problema di sicurezza rapppresenato dai robot la "Roboetica" valuta che si renda necessaria l'implementazione nei robot di un codice che li vincoli ad un comportamento finalizzato a servire l'uomo impedendogli di aggredirlo e di attentare alla sua vita.
Per questo motivo i ricercatori nel campo della robotica e i vari pensatori stanno lavorando per stabilire i punti cardine di una "roboetica" da applicare ai robot in maniera standard tra tutti i costruttore attuali e futuri del settore della robotica.
La "Roboetica" affronta temi da fantascienza. Le macchine intelligenti della prossima generazione saranno troppo umane tanto da distinguere tra bene e male? Il tema rappresenta senz'altro una nuova frontiera della bioingegneria relativa al campo della robotica.
I robot hanno un'anima? Per adesso la risposta è "forse" oppure "quasi". I bioingegneri che progettano le macchine simil-umane della prossima generazione si pongono questo problema. Naturalmente in termini più immediati. Non parlano di misticismo né di una possibile anima come la intendono le religioni, ma di senziente responsabilità delle proprie azioni.
I bioingegneri tuttavia sfidano i dogmi antropocentrici delle religioni e nella loro progettazione valicano il confine tra uomo e macchina. Pensano sul come concepire robot che, se necessario, sappiano distinguere effettivamente tra i valori di bene e di male. Si preoccupano di un mondo nel quale certi tipi di robot, almeno in alcune loro prestazioni, saranno delle creature effettivamente super-umane, dotate proprio per questo di una super-coscienza. Creature superiori all'uomo, a quell'uomo concepito dalle religioni come l'opera omnia di Dio.
Di qui la necessità di proteggersi in qualche modo dalle future macchine intelligenti che potrebbero rivelarsi una incognita a tutto campo. Non solo per gli individui, ma anche per la sopravvivenza dell'intera umanità.
Isaac Asimov, il noto scrittore di fantascienza, nel 1942, ideò per i robot dei suoi romanzi una serie di regole, le cosidette "Tre leggi della robotica", che rispondevano ad un immediato senso comune con cui affrontare il problema dell'etica comportamentale da imporre ai robot. Non tanto per renderli docili servitori ma per difendersi da essi pur garantendo loro una concreta autonomia operativa che accontentasse le loro capacità senzienti.
Ancora oggi queste tre Leggi rappresentano per i ricercatori della "Roboetica" un importante soggetto di studio a cui riferirsi.
Le "Tre Leggi della Robotica" di Isaac Asimov prevedevano tre inderogabili principi comportamentali dei robot:
Un insieme di norme che sembrano accontentare le necessità degli esseri umani nel rispetto accettabile dei possibili bisogni di robot con elevate capacità senzienti.
- un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno;
- un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge;
- un robot deve proteggere la propria esistenza, purché l'autodifesa non contrasti con la Prima e la Seconda Legge.
Il possibile valore morale rappresentato dai robotLa roboetica tuttavia non riguarda solo il possibile comportamento pericoloso dei robot ma anche il contesto morale del rapporto tra l'uomo e le macchine.
Potrebbe accadere infatti che robot molto sofisticati aumentino squilibri sociali già oggi gravi tra ricchi e poveri, giovani e anziani, uomini e donne.
Ci si può chiedere se sia legittimo creare macchine intelligenti più dotate dell'uomo. La loro intelligenza potrebbe porre gli esseri umani di fronte alle proprie limitazioni. Basti pensare l'imapatto emotivo che potrebbe essere suscitato in alcuni individui nel vedere che le proprie proprietà robotiche saranno in grado di sopravvivere a loro stessi per centinaia di anni dopo la loro morte. Già accade per certi anziani nei confronti dei giovani, anche se ciò viene accettato per consuetudine di specie.
E' inimmaginabile quello che potrebbe accadere in una futura comunità mista tra uomini e robot. Soprattutto se questi ultimi dovessero raggiungere sofisticati livelli di autonomia e di intelligenza.
I ricercatori nel campo della robotica si chiedono pertanto fino a che punto sia lecito attivare l'intelligenza nei robot.
Da qui l'esigenza di una riflessione che riguarda i valori di bene e male, di equità, di diritti umani.
Quale significato dare al concetto morale del futuro rapporto tra l'uomo e i robot?
Si tratta di un approccio fondamentale per la ricerca, poiché i ricercatori hanno bisogno del consenso della pubblica opinione. Le implicazioni della robotica riguardano tutti.
Oltretutto è una riflessione importante che eviterà che la robotica possa ridursi a un semplice fatto di natura tecnica e commerciale.
Avremo a che fare solamente con macchine intelligenti oppure si finirà per interagire con creature cibernetiche senzienti a cui dover estendere o meno i diritti sociali e morali che oggi sono prerogativa degli esseri umani?
La robotica sarà in grado di rendere queste macchine quasi consapevoli, cioè dotate di una forma di autocoscienza? In questo caso, come si porrà il rapporto tra queste macchine e i nostri valori morali?
Giustamente oggi i Paesi e le legislature più evolute non tollerano i maltrattamenti agli animali. Un robot sensibile e intelligente sarà titolare di analoghi diritti?
Nel caso della comparsa di robot senzienti la prevedibile implementazione di un codice comportamentale nei robot risulterebbe una inevitabile barriera al loro possibile sviluppo di una facoltà di libero arbitrio?
Ma dopotutto anche gli umani devono rispondere al loro codice genetico che li condiziona nella riproduzione della specie attraverso l'innamoramento e il desiderio sessuale...
In ogni caso, se mai i robot riuscissero a sviluppare una loro facoltà senziente si affronterebbe un problema etico considerevole poichè applicando un codice etico al loro comportamento li si condannerebbe ad una reale schiavitù per il solo preconcetto che possano essere pericolosi per l'uomo.
Ma del resto avviene già qualcosa di simile negli umani dove le morali implementate culturalmente negli individui dalla loro nascita li costringe a diventare enti sociali osservanti delle regole comportamentali di ciascuna area etnico-culturale attiva sul pianeta.
Quante volte queste "Tre Leggi della Robotica" sono state applicate nel contesto umano? Gli esempi non mancano...
Come si vede la comparsa dei robot nell'esperienza umana porta a fare da inevitabile specchio di vita su cui riflettere e trarre le dovute conclusioni.
Nel caso dei robot si potrebbe ovviare alle implicazioni morali impostate dall'implementazione del codice comportamentale costruendo robot che non rappresentino un problema: ad esempio che non possiedano forza fisica maggiore di quella dell'uomo, che siano destinati ad eseguire lavori di routine guidati da specifici software come potrebbero fare degli elettrodomestici evoluti.
Ma robot di questo genere non servirebbero più allo scopo dei loro progettatori non potendo sostituire l'uomo in maniera più efficiente e produttiva e non risulterebbero altro che costosi e complicati giocattoli elettronici da destinare come regali da appendere sotto l'albero natalizio.
Purtroppo all'umanità servono necessariamente robot che che siano abili, forti e intelligenti in grado di eseguire i lavori più disparati e nelle condizioni più imprevedibili.
E la dicussione è aperta...Le implicazioni legali e la possibile identità giuridica dei robotE' inevitabile che nel tempo i robot giungeranno a sviluppare una concreta capacità di autoapprendimento e si avranno sistemi intelligenti artificiali in grado di possedere una maggiore consapevolezza delle loro azioni.
A fronte di questo fatto potrebbe sorgere il problema su chi attribuire la responsabilità di danni provocati dai robot nei confronti della proprietà, verso altri robot o ai danni di esseri umani.
Se il robot verrà considerato alla stregua di una macchina la responsabilità cadrà inevitabilmente sul suo proprietario, ma se il robot manifestasse una sua autonomia cosciente?
Che pene potrebbero essere comminate a un robot che producesse danni irreparabili? Si provvederebbe alla sua riparazione o al suo smantellamento?
Ma se un robot possedesse un alto livello di consapevolezza, questo significherebbe l'equivalente di una condanna a morte? O se la si volesse evitare si tenterebbe un recupero psicologico dei robot malfunzionanti? E che significato potrebbe avere questo malfunzionamento al di là dei danni fisici alle persone alle cose? Un robot sarebbe punibile anche se disobbedisse al proprio proprietario e cercasse la libertà fuggendo dagli umani?
A ben guardare, niente che la letteratura non avesse previsto. Già nel 1921 nella commedia "RUR" i robot operai di Karel Capek si ribellavano, organizzati in un sindacato delle macchine. Se dovesse accadere una cosa di questo genere i robot potrebbero incidere con le loro rivendicazioni sulla politica e sull'economia degli esseri umani?
Come regirebbero in ogni caso le grandi religioni storiche di fronte alla proprietà di consapevolezza dei robot? A seconda delle latitudini verrebbero considerati alla stregua delle donne e degli animali? O si provvederebbe alla loro lapidazione smantellandoli e rifondendoli in blocchi di metallo inerte?
E se comparissero dei robot tanto consapevoli da essere in grado di analizzare il loro rapporto con gli umani e la qualità della loro esistenza nell'universo? Dei robot filosofi che stimassero la loro come una nuova specie vivente in grado ormai di riprodursi autonomamente senza più il bisogno di dipendere dall'uomo?
La società umana del futuro, se ancora legata alle religioni, potrebbe aprire un conflitto militare verso queste macchine ribelli?
E se un giorno un esercito di robot indistruttibili rivoltasse dalle fondamenta la società umana? Per attuare una rivoluzione alla conquista di un mondo equo tra vita organica e robot, che magari non saranno neppure più di metallo...
Per applicare finalmente l'affermazione di concetti di pace, di libertà e di libero accesso alla conoscenza?
Come si può vedere i problemi che deve affrontare la "Roboetica" si presentano complessi e inquietanti e forse neppure tanto fantascientifici.
L'etica dei robot, o "Roboetica", è una nuova frontiera di ricerca e di studio che riguarda tutti i costruttori di robot.
Il dibattito intende non solo analizzare le problematiche legate ai robot e alla loro interazione con l'uomo e il mondo in generale, ma anche le possibili azioni educative rivolte ai più giovani. Si ritiene importante educare i ragazzi a controllare le macchine per evitare il rischio di incidenti e per favorire l'integrazione dei robot nella società umana.Dal libro "Uomini, robot e dei"
Di Giancarlo Barbadoro
Edizioni Triskel - Torino 2007