Persi i contatti con Phobos-2, ma la sonda ha scoperto "ombre" sconosciute

SU MARTE VENTI CHILOMETRI DI MISTERO


Ombre lunghe e misteriose anche su Marte. Le ha scoperte la sonda sovietica Phobos-2 in orbita attorno al pianeta rosso, prima di interrompere inspiegabilmente ogni comunicazione con la Terra. Lo ha rivelato il telegiornale sovietico Vremia, che ha mostrato due fotogrammi trasmessi dalla sonda sui quali è visibile un'ombra dalla netta forma ellittica, che si proietta sulla superficie per una ventina di chilometri.
La perfezione insolita ha destato curiosità tanto da essere definita dal commentatore "inspiegabile e non attribuibile a illusioni ottiche". Il conduttore del telegiornale ha chiesto poi a un tecnico che controlla la missione se la forma potesse essere quella di una nave spaziale. "Queste sono fantasticherie", ha ribattuto l'esperto.
Marte dunque, con il suo fantascientifico passato popolato da marziani, continua a generare aspettative e a suscitare illusioni. Forse si ricorderà anche il presunto volto di pietra fotografato dagli obiettivi della sonda americana Viking, sbarcata nella seconda metà degli anni Settanta. E per molti risulta troppo sbrigativo liquidare le cose con la realistica spiegazione dei giochi di luce.
Ma questa volta tanto clamore per le ombre forse serve soltanto a coprire il fallimento della missione Phobos, costata l'equivalente di mezzo miliardo di dollari e conclusa nel silenzio invece che tra la soddisfazione per i risultati.
Da quasi una settimana, infatti, i tecnici sovietici hanno perso i contatti con Phobos-2, arrivata da un paio di mesi su Marte dopo essere stata lanciata da Baykonur il 12 luglio dello scorso anno. Aveva seguito di pochi giorni la gemella Phobos-1 (partita il 7 luglio) il cui viaggio è finito anzitempo nel dicembre scorso, per il banale errore di un tecnico del centro di controllo che ha spedito un ordine sbagliato per cui la sonda si è persa nello spazio. Dopo settimane di tentativi di riaggancio, l'Istituto di fisica cosmica di Mosca, che sovrintende al programma, la dichiarava ufficialmente irrecuperabile.
La stessa situazione si sta ripetendo ora e poche ormai sono le speranze di risentire la "voce" di Phobos-2. Dopo aver trasmesso interessanti immagini del pianeta rosso, il robot cosmico stava conducendo negli ultimi giorni le ultime variazioni d'orbita che l'avrebbero portato a volare a distanza ravvicinata dalla sua luna a patata, chiamata appunto Phobos.
Per gli inizi di aprile era in programma un'ardita operazione durante la quale la sonda si sarebbe abbassata al punto di sfiorare quasi da un'altezza di 50 metri la superficie della luna. Durante l'incontro ravvicinato, della durata di una quindicina di minuti, avrebbe lasciato cadere due piccoli moduli uno dei quali doveva conficcarsi nel suolo mentre il secondo rotolava per decine di metri aiutato da due rudimentali gambe metalliche.
Una decina di giorni fa si ebbe il sentore che le cose non stavano andando come previsto: si parlò ufficiosamente di rinvio dell'incontro ravvicinato alla metà d'aprile. Qualcosa evidentemente stava sfuggendo ai controlli. Poi, la notizia del perduto collegamento e adesso solo un filo di speranza che suona come un implicita dichiarazione di fallimento. Un fallimento che coinvolge amaramente tutte le nazioni dell'Est che avevano collaborato all'impresa e l'Agenzia spaziale europea che aveva preparato un paio di esperimenti.

Giovanni Caprara

Il Corriere della Sera, 31 marzo 1989