Gli "occhi elettronici" di Spirit si sono alzati verso il cielo e hanno fotografato un oggetto non identificato, un Ufo (Unidentified Flying Object). Il robot-geologo sbarcato il 3 gennaio nel Gusev Crater, all'equatore del Pianeta rosso, si trova ora sui bordi del cratere Bonneville che ha raggiunto nei giorni scorsi, preparandosi a entrare.
Ma gli scienziati del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, che governano le sue mosse, hanno pensato di tenerlo occupato anche di notte con uno scopo ben preciso: insegnargli a muoversi nel buio marziano guardando le stelle.
E' stato appunto tra i primi sguardi notturni che il robot ha fotografato una traccia ora oggetto di attente analisi per decifrarne l'origine. "Stiamo cercando indizi - precisa Mark Lemmon della Texas A&M University - ma forse non arriveremo mai a una risposta precisa". Però si è affrettato a ipotizzare due soluzioni: o si tratta di un meteorite o di una vecchia sonda che si è disintegrata nell'atmosfera marziana di anidride carbonica. E ciò per tenere lontane le inevitabili interpretazioni degli extraterrestri su Marte che già fioriscono da oltre un secolo.
Gli epigoni di questi credenti oggi sono soprattutto legati alla famosa "faccia marziana" da loro ritenuta scolpita da antiche civiltà scomparse. Era stato il facoltoso americano Percival Lowell verso la fine dell'Ottocen to a prendere alla lettera le osservazioni dei canali di Giovanni Virginio Schiapparelli dalla specola milanese di Brera, sostenendo che erano opere artificiali di popolazioni addirittura più intelligenti della nostra.
Negli anni scorsi la Nasa aveva diffuso nuove fotografie della "faccia" ripresa dalla sonda Mars Global Surveyor, dimostrando come si trattasse di una collinetta di sabbia con i connotati ormai alterati dal vento che talvolta soffia violento anche lassù durante i cambi di stagione. Ma non è bastato.
Per quanto riguarda la traccia luminosa raccolta in cielo nei giorni scorsi, se la causa non è la caduta di un meteorite, bisogna puntare il dito contro una delle sette vecchie sonde silenziose, in orbita marziana come vecchi relitti. Una di esse potrebbe essere precipitata sbriciolandosi in una vampata sprigionata dall'attrito. Quattro sono russe (Mars-2, Mars-3, Mars-5 e Phobos-2) e tre americane (Marine-9, Viking-1 e 2). Ma la più probabile - secondo gli ingegneri di Pasadena - sarebbe proprio Viking-2 perché la sua orbita coinciderebbe con quella della traccia luminosa orientata secondo Nord-Sud.
Viking-2 partì da Cape Canaveral il 9 settembre 1975 e arrivò nel cielo marziano nell'agosto dell'anno successivo. Dalla sonda si staccò un modulo di sbarco che atterrò nella Pianura Utopia mentre il veicolo madre rimaneva a ruotare intorno al pianeta. Per due anni lo ha studiato dall'alto variando la sua quota a seconda delle indagini da effettuare. E' passata anche vicinissima alla luna Deimos sfiorandola da appena 22 chilometri e rivelandone i minimi dettagli. Il 25 luglio 1978, dopo alcuni acciacchi, è stata spenta definitivamente ma intanto aveva trasmesso 16 mila fotografie che aiutarono (assieme a Viking-1, sonda gemella) a capire meglio gli enigmi marziani. Ora Viking-2 è solo un ricordo.
Giovanni Caprara
Il Corriere della Sera, 21 marzo 2004