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OGGETTO MISTERIOSO Un'"inspiegabile" forma ovale che i tecnici sovietici definiscono troppo regolare per essere frutto della natura: per gli scienziati può essere una nuvola di polvere, ma non è la sola ipotesi.
ROMA - Quasi come un estremo, disperato messaggio, prima di sparire dai monitor dei centri di controllo spaziale sovietici, la sonda Phobos 2, destinata a una delle più prestigiose imprese progettate dagli astrofisici di quel paese, ha lanciato verso le antenne terrestri due immagini della superficie del pianeta Marte: quelle su cui oggi si accentrano le perplessità e i tentativi di decifrazione degli esperti, non solo sovietici. Nelle foto della superficie del pianeta rosso, infatti, appare qualcosa di strano: un "inspiegabile" oggetto ovale, dicono i tecnici che hanno presentato ieri le immagini al telegiornale sovietico Vremia, una specie di grande ellisse allungata. Non una illusione ottica, insistono, perché l'immagine appare sia nelle immagini ottenute dalle telecamere di bordo di Phobos 2 nella banda ottica dello spettro elettromagnetico, sia in quelle ottenute dai rivelatori dell'infrarosso. "Immagini nettamente definite nei bordi, apparentemente più regolari di quanto potrebbe apparire se si trattasse solo di un fenomeno naturale" hanno affermato alcuni tecnici. L'"ombra" rilevata dalle telecamere della sonda nelle prime rilevazioni sembrava approssimativamente lunga tra i 26 e i 30 chilometri. LE VARIE IPOTESI
Naturalmente le ipotesi serie sono diverse. La più probabile si rifà alla particolare composizione del suolo e dell'atmosfera marziana. La superficie del pianeta rosso è spesso spazzata da uragani anche molto violenti nonostante l'estrema rarefazione dell'atmosfera marziana (composta prevalentemente di biossido di carbonio, come quella venusiana, è appena un centosessantesimo di quella terrestre: se vi sbarcassimo sprovvisti di tute a pressione il nostro sangue entrerebbe subito in ebollizione). Gli uragani possono sollevare immense nubi di polvere, che viaggiano per centinaia di chilometri, data la ridotta gravità (due terzi di quella terrestre) prima di ricadere. L'analisi delle immagini riprese in due passaggi successivi potrebbe stabilire forse se la "macchia" sulla superficie marziana era effettivamente in movimento.
Un'altra ipotesi possibile osservano alcuni planetologi, è che in realtà l'ombra…sia davvero un'ombra. Marte ha il privilegio di ospitare il gigante del Sistema Solare, il Monte Olimpo, alto venticinquemila metri, con un diametro di 500 chilometri, circondato da un baratro profondo quattromila metri. Alcuni picchi di un gigante del genere, se le immagini sono state riprese nei suoi paraggi (ma le informazioni giunte da Mosca non consentono di dirlo), potrebbero facilmente proiettare ombre di queste dimensioni. UN COMPLESSO APPARATO
Inoltre un raggio di ioni avrebbe dovuto colpire la superficie, consentendo a uno spettrometro di massa di leggere la risposta dei materiali. Infine due esploratori meccanici sarebbero stati calati sulla superficie: il primo fisso, il secondo, una specie di "canguro meccanico" avrebbe percorso a saltelloni la luna marziana. di Franco Prattico "LA REPUBBLICA", venerdì 31 Marzo 1989 |
