Sono un giallo le ultime immagini della sonda Phobos

OGGETTO MISTERIOSO
SUL PIANETA ROSSO.

OMBRE O MARZIANI?

Un'"inspiegabile" forma ovale che i tecnici sovietici definiscono troppo regolare per essere frutto della natura: per gli scienziati può essere una nuvola di polvere, ma non è la sola ipotesi.

ROMA - Quasi come un estremo, disperato messaggio, prima di sparire dai monitor dei centri di controllo spaziale sovietici, la sonda Phobos 2, destinata a una delle più prestigiose imprese progettate dagli astrofisici di quel paese, ha lanciato verso le antenne terrestri due immagini della superficie del pianeta Marte: quelle su cui oggi si accentrano le perplessità e i tentativi di decifrazione degli esperti, non solo sovietici. Nelle foto della superficie del pianeta rosso, infatti, appare qualcosa di strano: un "inspiegabile" oggetto ovale, dicono i tecnici che hanno presentato ieri le immagini al telegiornale sovietico Vremia, una specie di grande ellisse allungata. Non una illusione ottica, insistono, perché l'immagine appare sia nelle immagini ottenute dalle telecamere di bordo di Phobos 2 nella banda ottica dello spettro elettromagnetico, sia in quelle ottenute dai rivelatori dell'infrarosso. "Immagini nettamente definite nei bordi, apparentemente più regolari di quanto potrebbe apparire se si trattasse solo di un fenomeno naturale" hanno affermato alcuni tecnici. L'"ombra" rilevata dalle telecamere della sonda nelle prime rilevazioni sembrava approssimativamente lunga tra i 26 e i 30 chilometri.
Un "soggetto misterioso", un altro tiro dei marziani, dei "piccoli uomini verdi" che, respinti nel repertorio dei fumetti della fantascienza anni Trenta delle rilevazioni effettuate nel '76 dalla sonda americana Viking, riemergono ogni tanto nella fantasia popolare? O addirittura, come ha chiesto un po' ingenuamente un giornalista sovietico agli esperti intervistati, "l'ombra di un Ufo"?

LE VARIE IPOTESI

Naturalmente le ipotesi serie sono diverse. La più probabile si rifà alla particolare composizione del suolo e dell'atmosfera marziana. La superficie del pianeta rosso è spesso spazzata da uragani anche molto violenti nonostante l'estrema rarefazione dell'atmosfera marziana (composta prevalentemente di biossido di carbonio, come quella venusiana, è appena un centosessantesimo di quella terrestre: se vi sbarcassimo sprovvisti di tute a pressione il nostro sangue entrerebbe subito in ebollizione). Gli uragani possono sollevare immense nubi di polvere, che viaggiano per centinaia di chilometri, data la ridotta gravità (due terzi di quella terrestre) prima di ricadere. L'analisi delle immagini riprese in due passaggi successivi potrebbe stabilire forse se la "macchia" sulla superficie marziana era effettivamente in movimento. Un'altra ipotesi possibile osservano alcuni planetologi, è che in realtà l'ombra…sia davvero un'ombra. Marte ha il privilegio di ospitare il gigante del Sistema Solare, il Monte Olimpo, alto venticinquemila metri, con un diametro di 500 chilometri, circondato da un baratro profondo quattromila metri. Alcuni picchi di un gigante del genere, se le immagini sono state riprese nei suoi paraggi (ma le informazioni giunte da Mosca non consentono di dirlo), potrebbero facilmente proiettare ombre di queste dimensioni.
Un'ultima ipotesi, più maligna, circolava ieri in alcuni ambienti scientifici. L'attenzione riservata all'"ombra marziana" dovrebbe attutire la delusione suscitata dal fallimento dell'ambiziosa impresa delle due sonde Phobos, lanciate rispettivamente il 7 e il 21 luglio dell'anno scorso. Phobos I è andata infatti smarrita nel settembre '88, pare a causa di una manovra, errata. Ma la più importante della flottiglia era Phobos 2, alla quale erano stati affidati i compiti principali di esplorazione del satellite naturale di Marte che reca lo stesso nome: Phobos ("la paura" in greco: l'altro satellite di Marte si chiama Deimos, il terrore: erano i mitologici aiutanti del dio della guerra). Una roccia scura, dal diametro di ventisei chilometri, di forma irregolare, bitorzoluta: gli astrofisica americani l'hanno ribattezzata "la patata marziana". Dopo avere compiuto alcune orbite attorno a Marte e aver rilevato con l'aiuto del Deep Space Tracking Network americano la traiettoria di di phobos, la sonda sovietica doveva cominciare a spiraleggiare attorno alla "patata", fino ad avvicinarsi a una cinquantina di metri, fotografarla, sparare un raggio laser dal dismetro di un millimetro per vaporizzare alcuni punti della superficie: un "reflecto" avrebbe poi analizzato la composizione e la massa degli elementi presenti nei vapori.

UN COMPLESSO APPARATO

Inoltre un raggio di ioni avrebbe dovuto colpire la superficie, consentendo a uno spettrometro di massa di leggere la risposta dei materiali. Infine due esploratori meccanici sarebbero stati calati sulla superficie: il primo fisso, il secondo, una specie di "canguro meccanico" avrebbe percorso a saltelloni la luna marziana.
Ma tutto questo complesso apparato è semplicemente sparito quando la sonda ha intrapreso l'ultima orbita attorno Marte: Phobos 2 non ha risposto più ai richiami da Terra. Forse un piccolo meteorite ha colpito la sonda, orientando in senso sbagliato le antenne delle celle solari che le forniscono l'energia necessaria. I tentativi degli scienziati sovietici di riprendere il controllo sono stati finora vani: anche se affermano che non tutte le speranze di ritrovare la sonda non sono perdute. Ma a cinquantacinque milioni di chilometri di distanza (quando i due pianeti sono più vicini tra loro) è abbastanza improbabile che si possa intervenire per rimettere in sesto la piccola astronave.
E' una battuta d'arresto negli ambizioni progetti di esplorazione di Marte che già americani e sovietici stanno meditando di condurre congiuntamente. Phobos rappresenta infatti una specie di "terrazza" affacciata sul pianeta rosso. Ma non è la parola fine: già si parla di inviare negli anni Novanta un "carro armato" che esplori cinquemila miglia di territorio marziano.

di Franco Prattico

"LA REPUBBLICA", venerdì 31 Marzo 1989