In orbita Venus Express, porterà dati utili a capire il clima terrestre

In missione su Venere
per studiare l’effetto serra

Prima sonda europea tra le piogge di acido a 500 gradi

(Corriere della Sera - 12 aprile 2006)



DARMSTADT (Germania) – Una sonda europea vola per la prima volta sulle nuvole del perenne effetto serra di Venere. E’ un robot con le ali di celle solari battezzato Venus Express per la rapidità con cui è stato realizzato. E adesso è impegnato nel togliere i veli al corpo più misterioso del sistema solare.
Venus Express è arrivata ieri sull’orizzonte venusiano dopo cinque mesi di viaggio. Al centro di controllo di Darmstadt i cinquanta superspecialisti di traiettorie non nascondevano la tensione per la prova che loro e la sonda dovevano superare. Per cinquanta minuti il motore a razzo doveva accendersi e funzionare senza intoppi rallentando il veicolo in arrivo alla velocità di 29 mila chilometri orari. In questo modo la forza di gravità di Venere lo catturava, trattenendolo poi definitivamente in orbita.

MOMENTI DI TENSIONE - «Avevamo trasmesso ai computer di bordo tutti gli ordini necessari perché compisse da solo le manovre – racconta Paolo Ferri, fisico di 44 anni e direttore di volo -. Noi non potevamo fare più nulla se non aspettare che la sonda obbedisse». Così, in un silenzio assoluto, gli occhi erano puntati sugli schermi dove scorreva una linea verde capace di raccontare che cosa stava succedendo a 120 milioni di chilometri di distanza dalla Terra. E finalmente si piegava per dire che il razzo si era acceso, quindi si interrompeva quando la sonda circumnavigava Venere occultandosi, e dopo riprendeva a scendere sino al momento in cui il motore si spegneva: l’orbita era conquistata. Tutti applaudivano: i tecnici per il buon lavoro compiuto, gli scienziati pronti ad entrare in scena, i cinquecento ospiti arrivati dai Paesi europei, il centinaio di giornalisti testimoni dell’evento.

IL PIANETA DIMENTICATO – Da oltre un decennio Venere, l’astro più brillante del cielo dopo il Sole e la Luna, capace di accendere la mitologia ed emozionare Dante e Botticelli, era stato dimenticato. Fino ad allora una ventina di spedizioni russe e americane avevano tentato di aggredire i suoi misteri raccogliendo qualche tessera del puzzle. Ne era uscito un ambiente infernale con una temperatura al suolo di 500 gradi dove può scorrere il piombo fuso mentre dal cielo piove acido solforico. E l’aria di anidride carbonica è cupa, sovrastata da un tetto di nubi incapaci di diradarsi anche per un secondo. E’ la conseguenza di un effetto serra senza fine che gli scienziati non sanno spiegarsi e che ora trasforma Venere in un laboratorio naturale per cercare di capire come sia nato e in che modo si mantenga sperando che ciò sia d’aiuto ad evitare il ripetersi del terribile fenomeno sulla Terra, magari con l’aiuto dell’uomo.
Venere è quasi un gemello del nostro pianeta. Ha avuto un’origine comune ma poi si è evoluto in modo diverso: come mai? L’elenco delle domande è lungo: perché ruota con un’incredibile lentezza (un giorno venusiano dura 243 giorni terrestri), perché ha una superficie così «giovane» di appena 500 milioni di anni? Ci sono ancora vulcani in attività capaci di dare un contributo all’effetto serra? Per questo l’agenzia spaziale europea Esa ha realizzato (con 250 milioni di euro) Venus Express integrata a Torino da Alcatel Alenia Space. E i sette strumenti di bordo (due dei quali ideati dagli scienziati italiani e costruiti da Selex) saranno impegnati almeno per 500 giorni a decifrare gli enigmi venusiani.
«Scrutando il nostro sfortunato vicino cosmico comprenderemo l’evoluzione dei pianeti, i mutamenti delle loro atmosfere e i cambiamenti climatici – spiega Jean-Jacques Dordain, direttore generale dell’Esa – . E ciò permetterà di costruire dei modelli teorici in grado di decifrare meglio anche i misteri della nostra atmosfera».


Giovanni Caprara

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