"Grazie a Dio ci siamo. Abbiamo lavorato fino all'ultimo minuto per risolvere i problemi tecnici. Ora sembra tutto pronto per la partenza". Marcello Coradini, responsabile del programma di esplorazione del sistema solare dell'Agenzia spaziale europea (Esa), dal suo ufficio di Parigi non nasconde il sollievo ora che la Mars Express è pronta sulla rampa di lancio di Baikonur, in Kazakhstan, alla volta del Pianeta rosso. E' la prima volta che l'Esa invia una sonda verso un pianeta del Sistema solare. E oltre a questo primato la Mars Express ha diverse altre caratteristiche che la rendono speciale.
Innanzitutto è la prima delle missioni rapide dell'Esa. Scienziati e ingegneri l'hanno organizzata in sei anni, invece dei dieci e più necessari di solito per un progetto di questo tipo, e con un budget di 200 milioni di euro, assai inferiore a quelli disposizione della Nasa. Inoltre usa tecnologie già progettate per la Rosetta, ideata per raggiungere una cometa e il cui lancio è rimandato. Alcuni strumenti a bordo della Mars Express, poi, sono stati riciclati da Mars 96, la sonda dell'agenzia spaziale russa precipitata nel Pacifico al momento del lancio. "Nonostante sia più economica e sia stata preparata in tempi brevi, la missione non ha sacrificato alcuno degli aspetti scientifici. Anzi, gli strumenti della Mars Express sono quanto di meglio ci sia sul mercato" sottolinea Coradini. Le aspettative, insomma, sono alte, anche perché Marte si è sempre dimostrato un osso duro da espugnare. La Russia, per esempio, in 35 anni di tentativi non è mai riuscita a mandarvi una sonda. Mentre la Nasa ha avuto successi spettacolari, come nel caso del robotino Sojourner che tutto il mondo ha visto caracollare sul suolo marziano, ma anche clamorosi fallimenti. Nel 1999 la sonda Mars Climate Orbiter andò fuori rotta e bruciò nell'atmosfera del pianeta, mentre il Polar lander, che doveva atterrare al Polo sud marziano, si schiantò prima.
Dunque, se tutto andrà bene, dopo il lancio il 2 giugno la Mars Express entrerà nell'orbita di Marte il 26 dicembre di quest'anno, dopo un viaggio di sei mesi. Poco prima di inserirsi nella traiettoria giusta, sgancerà il lander Beagle 2, grande come due computer e con lo stesso nome della nave su cui Charles Darwin compì i suoi viaggi. Una volta raggiunto il suolo, in un vasto cratere chiamato Isidis Planitia, il Beagle 2 tirerà fuori pannelli solari e telecamera e comincerà la sua passeggiata.
Il robot ha al suo interno uno strumento, una specie di talpa, che si insinua nel terreno vibrando e raccoglie campioni del sottosuolo. E' attrezzato per analizzarli e verificare la presenza di isotopi di carbonio che potrebbero significare "vita"."E' dal 1976 che non si conducono esperimenti specifici per ricercarla su Marte" osserva Coradini.
Le apparecchiature a bordo della sonda orbitante permetteranno di studiare altri aspetti. Un radar penetrante, progettato da Giovanni Picardi dell'università La Sapienza di Roma, analizzerà la composizione del sottosuolo fino ad alcuni chilometri di profondità. Mentre una telecamera garantirà ciò che forse piace di più al pubblico: spettacolari immagini a colori della superficie del pianeta.
Chiara Palmerini