CITTA' DEL VATICANO - Rammarico e delusione per "l'opposizione di alcuni governi" al riconoscimento esplicito delle radici cristiane, ma anche soddisfazione per la "nuova ed importante tappa nel processo di integrazione europea, sempre auspicata ed incoraggiata dal Papa". La Santa Sede, all'indomani della nascita della Costituzione Ue, da un lato critica "il misconoscimento dell'evidenza storica e dell'identità cristiana delle popolazioni europee", dall'altro mette in risalto i progressi compiuti. In Vaticano, infatti, si tende a sdrammatizzare l'esito non del tutto soddisfacente di una battaglia che comunque "andava affrontata" e vengono apprezzati i miglioramenti apportati alla Carta rispetto alla stesura iniziale: è stato tolto l'illuminismo e nel preambolo vengono citate le grandi radici religiose e culturali dell'Unione.
Non è esattamente ciò che il pontefice auspicava (non si parla di cristianesimo), però Oltretevere è considerato un passo avanti, tanto più che l'articolo 51, parte cruciale della nuova costituzione, riconosce i diritti delle Chiese-corpo sociale e il loro dialogo strutturale con le istituzioni europee. Al rammarico per il no di Francia, Belgio e altri partner, si accompagnano il "vivo apprezzamento e la gratitudine" (espresse dal portavoce papale Navarro Valls) per quei governi che, "nella consapevolezza del passato e dell'orizzonte storico in cui prende forma la nuova Europa, hanno lavorato per dare concreta espressione alla sua riconosciuta eredità religiosa". Il riferimento è ai sette stati capitanati dalla Polonia (Italia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Malta, Lituania e Portogallo) che a metà maggio hanno scritto alla presidenza di turno irlandese per chiedere di menzionare il cristianesimo nel preambolo della carta fondamentale. Non mancano perplessità, dunque, a venare l'ottimismo.
"Nelle luci di un accordo senza precedenti - nota l'"Osservatore Romano" - ci sono ombre per il modo in cui l'intesa è stata raggiunta e soprattutto per i contenuti non del tutto all'altezza delle speranze e degli auspici di molti". Alla soddisfazione per il varo del trattato costituzionale "deve purtroppo affiancarsi il rammarico per i contenuti non all'altezza delle speranze e degli auspici". Secondo il giornale vaticano è un'Europa dalla memoria sbiadita quella che non ha voluto inserire nella sua costituzione un richiamo alle radici cristiane del continente. L'adozione della Carta (cinquanta giorni dopo l'allargamento a 25 nazioni) consente all'Ue di "considerare il 2004 come un anno di traguardi fondamentali raggiunti", ma L'Europa che guarda al futuro e intende gettare basi solide per dare slancio nuovo al cammino comunitario "si è voluta privare di un caposaldo della sua memoria storica".
Per "l'"Osservatore Romano" proprio la necessità di un'identità ancorata alla storia e ai valori autentici del continente rende "deludente" la mancata accoglienza della richiesta, "da più parti reiterata fino all'ultimo momento", di inserire un riferimento esplicito alle radici cristiane. Ad attenuare la delusione della Santa Sede è l'inserimento nel trattato della disposizione che salvaguarda lo "status" delle confessioni religiose e impegna l'Unione a mantenere con esse un dialogo aperto, trasparente e regolare, riconoscendone l'identità e il contributo specifico.
Critiche all'"Europa degli smemorati" pure dal mondo politico."Le linee guida del testo approvato sono frutto del proficuo lavoro svolto dalla Convenzione europea ed è stato così conseguito un obiettivo fondamentale per il futuro comune dei popoli europei - sostiene il vicepremier Gianfranco Fini - il mancato riferimento nel preambolo alle radici cristiane è, però, motivo di rammarico". Contrariato dalla rimozione del cristianesimo anche il segretario di Alleanza Popolare-Udeur, Clemente Mastella. Il pericolo, rimarca Maurizio Lupi di Forza Italia, è un'ulteriore allontanamento dall'Ue dai cittadini: "la scelta di omettere le comuni radici spirituali, non accogliendo gli appelli papali, testimonia la volontà di costruire un'Europa distante, priva di identità e percepita come un'istituzione burocratica". Senza il contributo dell'Italia, ("Berlusconi non ha arretrato di un passo di fronte alla crescente fronda laicista di molti Paesi europei"), aggiunge Francesco Giro - responsabile "azzurro" per i rapporti con il mondo cattolico - anche il parziale riferimento alla tradizione religiosa dell'Europa rischiava l'esclusione". Deluso che non sia stata scandita con precisione l'identità cristiana dell'Europa il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri: "Serviva più coraggio e non basta un generico riferimento alle religioni". Punta l'indice contro il disconoscimento della storia e tradizione europee Riccardo Pedrizzi di An, secondo cui è stata cancellata non un'opinione clericale o un punto di vista confessionale, bensì un dato di fatto, una verità oggettiva e razionale. "Ma senza radici cristiane che l'Europa è? L'Europa o è cristiana o non è - conclude Pedrizzi - persino nella Costituzione della laica e liberale America si fa esplicito riferimento a Dio".
di Giacomo Galeazzi