Blair contro Chirac e Schroeder: "Questa non è un'alleanza a due". Berlusconi chiama Ciampi: "Scontata la firma a Roma"

NASCE LA COSTITUZIONE EUROPEA

Compromesso tra i 25. L'annuncio dopo le ultime liti notturne. Decisivo il sì dei "grandi". Salta il riferimento alle radici cristiane. Prodi: "Un bell'accordo". Dura polemica sulla nuova presidenza Ue. Svolta in extremis. Berlusconi chiama Ciampi: "La firma a Roma"

(LA REPUBBLICA - 19 Giugno 2004)



BRUXELLEX - Accordo storico sulla Costituzione dell'Unione europea, decisione rinviata per la successione a Romano Prodi per la presidenza della Commissione. Il vertice Ue di Bruxelles ha superato ieri sera gli ultimi ostacoli sulla definizione del testo della Carta fondamentale per i 25 Stati membri: in particolare, la maggioranza qualificata (57% dei Paesi e 65% della popolazione come soglia necessaria per approvare la decisione del Consiglio) e il patto di stabilità (la Commissione ha potere di proposta nella fase di constatazione di deficit eccessivo). L'Italia e gli altri paesi cattolici escono sconfitti sulla battaglia per l'inserimento nel preambolo del riferimento ai valori cristiani nelle radici della civiltà europea.
Attacco di Blair a Schroeder e Chirac: "Questa non è un'unione a due".
Dall'ottimismo di giovedì alle liti della notte all'alternarsi di fiammate improvvise di euforia e di cupo pessimismo della giornata di ieri. E poi, finalmente, alle 22,19, saltavano i tappi dello champagne e l'irlandese Bertie Ahern, presidente di turno dell'Ue, annunciava: "Abbiamo l'accordo sulla Costituzione europea". "Ed è una bella Costituzione", aggiungeva Prodi. Berlusconi ha telefonato la presidente della Repubblica Ciampi per informarlo. Per poi specificare che la firma della Costituzione avverrà a Roma e che un'intesa sul nome del nuovo presidente della Commissione "si raggiungerà, senza traumi, entro 10 giorni".
Il primo vertice dell'Europa a 25 si è svolto in un'atmosfera schizofrenica e rissosa, testimonianza eloquente delle difficoltà di gestire l'Unione europea con le regole attuali. Ma alla fine è stata raggiunta l'intesa inseguita per mesi e sfuggita alla presidenza di turno italiana nel dicembre scorso. L'Ue avrà un presidente eletto ogni due anni e mezzo e un ministro degli Esteri, una Carta dei diritti fondamentali e regole nuove che dovrebbero facilitare la presa di decisioni. Ora comincia il difficile iter delle ratifiche nazionali e non si sa se e quando le nuove regole potranno entrare in vigore. Taluni dubitano, peraltro, del fatto che esse renderanno veramente più efficace il processo decisionale. L'avvenire darà le sue risposte. Intanto il testo tanto inseguito c'è. Manca però il nome del successore di Romano Prodi alla presidenza della Commissione europea.
Gli incontri di giovedì sera, a cena e dopo, erano stati dedicati alla ricerca del successore di Romani Prodi. Fallimento totale, con Tony Blair (appoggiato tra gli altri da Berlusconi) impegnato ad affossare la candidatura del belga Guy Verhofstadt e il duo Chirac-Schroeder a demolire quella del britannico Chris Patten, sponsorizzata dai leader popolari. Sono volate parole grosse tanto che la presidente finlandese, Tarja Halonen, confessava ieri mattina: "E' stata una di quelle serate che non possono non lasciare tracce". "La giornata sarà lunga", diceva disincantato Bertie Ahern aprendo ieri mattina i lavori del vertice. Si ricominciava dal livello delle "soglie" che definiscono la "doppia maggioranza" necessaria per approvare una decisione Ue. "il 55 per cento degli stati membri che rappresentino almeno il 65 per cento della popolazione", proponeva, come la sera prima, Bertie Ahern.
Dopo molte resistenze, la proposta poteva essere accettata da Spagna e Polonia - che su questo tema avevano fatto fallire il vertice di dicembre - ma andavano all'attacco i paesi medi e piccoli (soprattutto Austria, Finlandia, Portogallo, Grecia, Repubblica ceca) che proponevano aggiustamenti vari. Finchè scendevano in campo i "grandi". Jacques Chirac faceva sapere di "essere preoccupato per il modo in cui sta evolvendo il vertice europeo". La Francia, diceva Chirac, "non potrà accettare un deterioramento della Costituzione. Occorre evitare di fare ancora passi indietro. Abbiamo fatto già grandi sforzi; ci sono limiti che non possono essere superati". Qualche minuto dopo veniva lo stop di Schroeder: "La Germania non può accettare altri cambiamenti". Per l'Italia parlava Franco Frattini: "E' inaccettabile fare altri passi indietro". Alla fine si concludeva non lontano dalle cifre iniziali: la metà più uno dei paesi e almeno il 65 per cento della popolazione.
Battaglia lunga anche sulla composizione della Commissione europea. Nel 2014, secondo la presidenza irlandese, il loro numero avrebbe dovuto essere ridotto a 18 mentre oggi sono 25, uno per Stato membro. Nel primo pomeriggio quel numero fisso diventava mobile e progressivo: non più 18 ma una cifra pari ai due terzi degli Stati membri e che quindi potrà crescere se aumenteranno ancora i paesi che aderiscono all'Ue. A fine giornata cadeva anche l'automatismo del passaggio alla nuova regola nel 2014: si dovrà votare di nuovo e all'unanimità. L'altro argomento di contrasto, la menzione delle "radici cristiane" dell'Europa voluta anche dall'Italia, ha visto la vittoria dei "laici": non si parla di cristianesimo e si fa più genericamente riferimento a eredità religiose e culturali. Nella corsa alla successione di Prodi si ritirava Guy Verhofstadt. Tramontata anche la candidatura di Chris Patten. Ieri sera la presidenza irlandese cercava una data per una riunione straordinaria da dedicare alla scelta del prossimo presidente della Commissione europea.

di Franco Papitto
e Marco Marozzi

L'INCIPIT DELLA COSTITUZIONE EUROPEA Ispirandosi all'eredità culturale, religiosa e umanistica dell'Europa, dalla quale si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili dell'uomo, della democrazia, dell'eguaglianza, della libertà e dello stato di diritto. PARLAMENTO - Esercita le funzioni legislative e di bilancio. Elegge il presidente della Commissione e ratifica la nomina del ministro degli esteri e dei commissari. Ha più poteri di co-decisione e ha l'ultima parola sulle spese dell'Unione. CONSIGLIO - Dà all'Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e definisce orientamenti e priorità politiche. Non esercita funzioni legislative. E' composto dai capi di stato e di governo degli stati membri, dal presidente e da quello della Commissione. IL PRESIDENTE - Presiede i lavori del Consiglio, ne assicura preparazione e continuità. Ha la rappresentanza esterna dell'Unione "senza pregiudizio delle responsabilità del ministro degli esteri" E' eletto dal Consiglio europeo per un mandato di 30 mesi I MINISTRI - Il consiglio dei ministri ha funzioni legislative e di bilancio. E' composto da un rappresentante di ogni stato membro a livello ministeriale per ciascuna delle sue formazioni IL VOTO - Alla fine, per il voto a maggioranza qualificata è stata scelta la formulazione che richiede la partecipazione di almeno la metà più uno dei paesi che rappresentino almeno il 65 per cento della popolazione COMMISSIONI - I commissari sono pari ai due terzi degli Stati membri e potranno crescere se aumenteranno i paesi che aderiscono all'Ue. Ma la nuova regola non entrerà in vigore nel 2014: in quella data si dovrà votare di nuovo e all'unanimità. POLITICA ESTERA - Il ministro degli esteri contribuisce all'elaborazione di una politica estera, di sicurezza e di difesa comune. Presiede il Consiglio affari esteri. Viene eletto dal Consiglio europeo. E' vicepresidente della Commissione ECONOMIA - La Costituzione attribuisce più poteri alla Commissione nella sorveglianza dei conti pubblici nella sola fase di verifica di deficit eccessivo, ma non in quella sulle misure per ridurlo.


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