Sempre più abbondanti e invadenti le norme varate dall'esecutivo UE
BRUXELLES ORA DETTA LEGGE ANCHE NEL LETTO DEGLI EUROPEI
Le regole comunitarie pretendono di disciplinare perfino tipo, quantità e misure della biancheria intima da indossare.
(LIBERO - 5 gennaio 2003)
ROMA - Grandi discorsi. La Convenzione europea, l'allargamento ad Est, la Turchia (entra o non entra?), le riforme istituzionali. E poi: Prodi, lo statista atteso in Italia come il messia che finalmente libererà la sinistra da se stessa, oltre che da Berlusconi. A leggere i giornali sembra un'Europa cresciuta, perfino matura, sicuramente cambiata rispetto a quando faceva notizia solo per l'accozzaglia di norme che rendevano soffocante la sua burocrazia. Ebbene. Quelle norme non solo sono tutte lì, ma continuano allegramente a prosperare, a moltiplicarsi come per incanto nel tentativo certamente riuscito di complicare la vita a pescatori di qualunque latitudine, importatori di aglio, commercianti di piante ornamentali, venditori di cialde e cialdine, di garofani "a fiore singolo" e "a fiore multiplo". Attenzione a comprare mutandine made in Cambogia, pasta "non farcita" proveniente dalla Turchia o tubi di ferro indiani il cui diametro superi un millimetro: la multa è sempre dietro l'angolo. Regole e codicilli intervengono implacabili su tutto. Ma se c'è una categoria che merita il titolo di "euro-tartassati d'oro" è quella dei pescatori.
La notizia fa capolino dall'ultimo numero della gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Protagonista quasi assoluto di un malloppo lungo 38 pagine è il "tonno obeso" Alzi la mano chi, digiuno di cose di pesca, immaginava che Bruxelles avrebbe speso il suo tempo appresso ad un pesce con un nome da fumetto. Verrebbe da sorridere, se non fosse per le pagine di formulario che i pescatori di casa nostra devono compilare in inglese e consegnare alle "autorità competenti" come previsto dal dettagliatissimo "programma di rilevazioni statistiche delle quantità pescate ed esportate". Pazienza per la relazione semestrale che gli Stati membri devono a loro volta consegnare alla Commissione Ue sempre in tema di tonno obeso, perché se da lì passiamo allo "gamberello boreale" i dolori diventano ancora più forti. Questa volta la comunicazione delle quantità pescate deve avvenire addirittura "giornalmente". Ogni 24 ore (Natale e Pasqua compresi?) ogni Stato membro deve avvisare la Commissione di ogni gamberello boreale catturato "nella zona di regolamentazione della NAFO", un'area dell'Atlantico nord-occidentale sottoposta a particolari vincoli. Ancora niente per un paese come la Danimarca, costretto, a partire da questo mese di gennaio, a contare uno ad uno tutti i "cicerelli" e tutte le "passere" pescate dalle sue imbarcazioni: se il 31 dicembre prossimo avranno superato, rispettivamente, il numero di 799.388 e 6.578, le multe saranno salatissime. Tanto per fare qualche altro esempio, l'Irlanda non potrà andare oltre le 9.506 aringhe e quanto all'Italia, il problema si pone soprattutto per il tonno rosso: oltre quota 6.105 chiunque se ne ritrovi uno preso all'amo è costretto a ributtarlo in mare. Il problema è: come fare a sapere a che numero siamo arrivati?
Tralasciamo le dettagliatissime prescrizioni che riguardano le reti da pesca (tutte a base di millimetri di spessore consentiti in più o in meno a seconda delle specie da pescare: un vero ginepraio). Passando al tema delle importazioni, argomento caldissimo per chiunque abiti i piani alti della Commissione, un capitolo a parte lo merita sicuramente il recente protocollo Unione europea-Regno di Cambogia. Cercare di orientarsi nel fittissimo elenco di prodotti importabili a determinate condizioni (dalle vele per imbarcazioni ai copertoni, fino alle giarrettiere e ai reggicalze per uomo) è un'impresa quasi sovrumana, ma qualcosa salta agli occhi. Che dire, ad esempio del paragrafo in cui è scritto che "mutandine e slip da bagno, di lana, di cotone o di fibre sintetiche o artificiali", possono entrare in Ue ma solo fino ad un massimo di 9,7 paia per chilo? In pratica se pesano più di 103 grammi scatta la multa. Idem per il Napal, che per far entrare in Europa un paio di "guanti a maglia" deve stare attento a che non persino più di 58. L'aglio che viene dalla Malesia o dal Vietnam può arrivare sulle nostre tavole, certo, ma solo a condizione che il viaggio sia stato compiuto senza scali intermediari tra la città di partenza e quella di destinazione finale. Un signore indiano aveva provato a protestare per le restrizioni previste all'importazione di "tubi di acciaio di diametro pari o superiore ad un millimetro, contenente 2,5% o più di nichel, diverso da quello contenente dal 28 al 31% di nichel e dal 20 al 22% di cromo, di cui al codice NC ex 72230019". Aveva provato a protestare ma ci ha rinunciato quasi subito e Bruxelles ha potuto approvare una decisione ad hoc per annunciare trionfante: "Il riesame del regolamento è chiuso". Nessuno ha avuto da ridire, invece, sulle piante ornamentali, comprese quelle che di sicuro fanno bella mostra di sè negli uffici più altolocati della Commissione. Possono essere messe in commercio solo se "ciascuna varietà ha la stessa denominazione in tutti gli Stati membri". I relativi "materiali di moltiplicazione", come vengono definiti concimi e fertilizzanti, "non possono essere importati da paesi terzi, a meno che il fornitore assicuri che i materiali da importare siano equivalenti sotto ogni aspetto a quelli prodotti nella Comunità".Complimenti a chi ci riesce.
La chicca finale (ma l'elenco potrebbe essere ancora lungo) viene dal regolamento per le statistiche sui rifiuti. Quando si tratta di buttare qualcosa facciamo bene attenzione a distinguere tra "apparecchi domestici di grandi dimensioni" e "apparecchiature domestiche ingombranti". E non dite che sono la stessa cosa: qualcuno a Bruxelles potrebbe prendersela a male.