BRUXELLES, UNA COSTITUZIONE
PER L'EUROPA ALLARGATA

Il trattato prevede quarantasei articoli per "preparare l'arrivo dei nostri fratelli dell'Est" - Giscard consegna alla convenzione la prima bozza

(LA REPUBBLICA - 29 Ottobre 2002)

BRUXELLES - Valery Giscard d'Estaing che ne è l'autore l'ha definito un " progetto preliminare di Trattato costituzionale". Esso è stato consegnato ieri ai 104 membri della Convenzione di Bruxelles e verrà esaminato a partire da oggi. Nel presentarlo ai "convenzionali", Giscard ha spiegato che c'è ormai bisogno di un "trattato costituzionale per sottolineare l'avvio di una nuova tappa dell'Europa unita, con l'arrivo dei nostri fratelli dell'Est, nella quale tutti i cittadini devono potersi riconoscere come europei, e alla quale tutte le istituzioni nazionali, regionali e locali devono poter partecipare, ognuna al suo livello di responsabilità". La nuova Costituzione si articolerà in tre parti. La prima dovrebbe contenere le disposizioni che definiscono l'architettura istituzionale; la seconda dovrebbe definire le politiche e le azioni dell'Unione; la terza conterrebbe le consuete clausole finali.
Sono quattro i nomi suggeriti da Giscard per la "futura entità": oltre al vecchio "Comunità europea" e all'attuale "Unione", ci sono "Europa unita" e "Stati Uniti d'Europa". Il progetto ha un articolata preciso solo per la prima parte, quella che riguarda le istituzioni: si tratta di 46 articoli che prevedono, tra l'altro, la possibilità per un paese di ritirarsi dall'Unione oppure quella di esserne espulso quando siano violati "i principi e i valori dell'Unione". La seconda parte, quella dedicata alle politiche della Grande Europa, riprenderà "un numero importante di clausole dei trattati esistenti". L'ultima dovrebbe prevedere le condizioni d'adozione e di ratifica.
La nuova entità è così definita: "Un'Unione di Stati che conservano la loro identità nazionale, che coordinano strettamente le loro politiche a livello europeo e gestiscano certe competenze comuni sul modello federale". Fra gli obiettivi dell'Unione Giscard pone la salvaguardia dei valori comuni, la promozione della coesione economica, il rafforzamento dell'Unione economica e monetaria, la promozione di un alto livello d'occupazione e di un grado elevato di protezione sociale, la creazione di uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia, lo sviluppo di una politica estera e di difesa comune. Il dibattito che inizia oggi dovrebbe permettere l'elaborazione di un documento più completo nel gennaio prossimo. Non mancano già le perplessità e le critiche. L'europarlamentare Elena Paciotti ha sottolineato, ad esempio, che manca "l'obiettivo della pace tra quelli che ispirano l'azione esterna" comune e si parla di istituire un Congresso dell'Unione, "un'istituzione dai contorni confusi, che forse dovrebbe mettere insieme Parlamento europeo e parlamentari nazionali, e che non giova né alla semplicità della struttura né alla distinzione delle responsabilità politiche. Infine non è chiaro se alla politica monetaria si affianchi una reale politica economica e sociale".

di Franco Papitto


Ritorna al Menù



LA FUTURA COSTITUZIONE EUROPEA

Ecco i tre capitoli della bozza che il presidente della convenzione,
Valery Giscard D'Estaing, ha proposto ieri ai 104 membri dell'assemblea.

1- ARCHITETTURA ISTITUZIONALE
Riguarderà gli obiettivi della comunità competenze e istituzioni e dovrà spiegare in modo accessibile a tutti basi e funzionamento dell'unione.

2 - POLITICHE DELL'UNIONE E LORO ATTUAZIONE
Raccoglierà disposizioni già presenti nei trattati con particolare riferimento alla politica economica, monetaria ed estera, indicherà le regole comuni della concorrenza, della sicurezza e della difesa.

3 - GARANZIA DI CONTINUITA' GIURIDICA CON LA UE
Il nuovo trattato si sostituirà a quelli precedenti. Questa parte è necessaria proprio per assicurare continuità giuridica rispetto all'attuale unione europea.


4 NOMI PER LA NUOVA EUROPA

1) Comunità europea

2) Unione europea

3) Stati Uniti d'Europa

4) Europa unita


Ritorna al Menù


Illustrati dal presidente della Convenzione Giscard i primi 16 articoli. Amato: la religione? Ci sarà spazio.

EUROPA, PRESENTATA LA BOZZA DI COSTITUZIONE

Il Vaticano: manca il riferimento alle radici cristiane.

(LA STAMPA - 7 febbraio 2003)

Valéry Giscard d'Estaing fa trovare sul tavolo dei delegati della Convenzione europea i primi sedici articoli del futuro trattato costituzionale della Grande Europa e, subito, la polemica si accende su tre punti delicati delle 19 pagine del documento. L'assenza di ogni riferimento alla religione nell'articolo 2 che fissa i valori della nuova Ue. La divisione dei poteri e dei compiti tra Stati e Unione. Ed anche la formula ancora vaga della gestione comune della politica estera e di difesa che - come la spaccatura sulla crisi irachena dimostra - è uno dei capitoli più sensibili della costituzione europea. Ma quello che fa più discutere nei corridoi dell'Europarlamento e che provoca una immediata critica da parte del Vaticano, è la mancanza del richiamo alle radici religiose dell'Europa che molti avevano chiesto. E che molti si aspettavano.
I sedici articoli redatti dal Presidium della Convenzione sono ancora una bozza: una proposta aperta agli emendamenti che tutti i delegati potranno presentare fino a lunedì 17 febbraio, quando l'organismo ristretto che guida i lavori dell'assemblea si riunirà di nuovo per scrivere la versione finale della prima parte del progetto di Costituzione europea. I tempi e i modi per trovare una soluzione che metta d'accordo tutti ci sono. Ma la delusione dei delegati del partito popolare è forte. "Il riferimento a Dio nell'articolo 2 io l'avrei messo", dice Antonio Tajani. Che annuncia nuove iniziative: "C'è ancora da formulare il preambolo della Costituzione e chiederemo che lì venga inserito il riferimento ai valori religiosi dell'Europa". Anche il popolare tedesco Elmar Brok ne è convinto.
Da Roma la Santa Sede definisce "completamente insoddisfacente" la prima bozza della Costituzione. "Non soltanto per i motivi che erano stati espressi dal Papa, ma anche perchè va contro l'esplicito desiderio di una grande parte dei popoli europei". Giscard replica con un ragionamento in punto di diritto. I sedici articoli presentati ieri sono quelli che stabiliscono i confini legali dell'Unione e impegnano formalmente gli Stati che vi aderiscono a rispettarli, pena l'esclusione. "Inserire tra questi articoli un richiamo ai valori religiosi che in molti Paesi sono interpretati in modo diverso non è apparso opportuno", spiega Giuliano Amato, vicepresidente della Convenzione. Anche per Amato il preambolo della Costituzione è la sede più adatta per richiamare i valori religiosi e questa sembra già profilarsi come un'ipotesi concreta.
E' anche l'augurio del segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali cattoliche europee, monsignor Aldo Giordano, che si è detto "deluso per quello che non è scritto nella bozza" e che ha preannunciato una "nuova mobilitazione degli episcopali nazionali presso i propri governi" perchè il riferimento ai valori trascendenti e religiosi "trovi il posto che gli spetta nella Costituzione europea". La polemica, insomma, è forte. Ma non è l'unica suscitata dalla prima bozza del futuro trattato dell'Unione. Il rappresentante del governo inglese, Peter Hain, ha criticato quelli che ha definito i "troppi poteri esclusivi" riservati all'Unione e, quindi, "sottratti" agli Stati. Dalla politica monetaria al coordinamento delle politiche economiche, fino alla firma di accordi internazionali. Ma anche su questo punto c'è stato un chiarimento.
L'Unione non è e non sarà un super-Stato che agisce autonomamente. E' una unione di Stati sovrani che, attraverso i suoi organismi - Consiglio, Commissione ed Europarlamento - gestisce la politica comune. "Molti Stati sono attenti alle competenze, soprattutto in politica estera e di difesa, perchè immaginano che quelle assegnate all'Unione saranno fuori dal controllo dei governi", ha detto Amato. "Ma la Costituzione nei primi articoli fissa i poteri, non che li esercita": questo, secondo il vicepresidente della Convenzione, sarà definito nella seconda parte del nuovo trattato. Quella che affronterà il tema-chiave della divisione delle competenze tra il Consiglio - che rappresenta i governi nazionali - e la Commissione che è l'esecutivo comune europeo.
La partita tra "Europa intergovernativa" o "Europa comunitaria" si deve ancora giocare. Così come deve trovare contorni precisi la politica estera e di sicurezza comune che, per ora, è appena tracciata all'articolo 14. Questo articolo chiede "lealtà e solidarietà" ai Paesi membri impegnandoli ad "astenersi da ogni azione che possa nuocere agli interessi dell'Unione" sulla scena internazionale. Un richiamo già importante che Giscard d'Estaing ha sottolineato proprio perchè l'Europa "oggi è divisa e non possiamo ignorarlo". Ma anche gli strumenti per realizzare la tanto invocata "voce unica" in politica estera saranno definiti nella seconda parte della Costituzione che è ancora da scrivere.

di Enrico Singer
corrispondente da Bruxelles

Ritorna al Menù


"Accogliamo 75 milioni di nuovi europei"

PRODI CEDE SUL SUPER PRESIDENTE
"URGENTE UNA POLITICA COMUNE"

(LA REPUBBLICA - 17 Aprile 2003)

ATENE - L'antico portico di Attalo, venticinque capi di governo con i loro ministri degli Esteri. L'Europa ieri ha celebrato il suo allargamento: da 15 paesi nel 2004 si passerà a 25. Arrivano quelli che ieri hanno firmato l'adesione: Polonia, Lettonia, Estonia, Lituania, Ungheria, Repubblica ceca, Slovenia, Slovacchia, Cipro, Malta. Da questo 16 aprile partecipano già alle riunioni. "Oggi apriamo le braccia a questi 75 milioni di nuovi cittadini europei e diciamo loro questa casa è la vostra. Benvenuti", li ha salutati Romano Prodi. Ma l'unione naviga divisa verso l'allargamento. E non solo sulla guerra all'Iraq. "La Turchia non accetta giuridicamente e politicamente la piena membership nell'Ue della Amministrazione Greca di Cipro sud", tuonava da Ankara il ministero degli Esteri di un paese che pure vuole entrare nell'Unione, come le "quasi promosse" Romania e Bulgaria e - in lista d'attesa "accelerata" secondo Prodi le nazioni balcaniche. Ci sono le preoccupazioni non dichiarate ma diffuse per le influenze Usa su quasi tutti i nuovi membri. Ci sono le difficoltà di riformare un'Unione che scoppierebbe se - a 25 Stati - non si rinnovasse.
Valery Giscard d'Estaing, il presidente della Convenzione che sta finendo di scrivere la nuova Costituzione della Ue, ieri ha inventato la formula della "quasi unanimità" per fotografare la situazione fra i 25 sulla proposta di un ministro degli Esteri europeo. Sui suoi poteri effettivi e sulla sua collocazione - in seno alla Commissione quale vicepresidente, come propone Prodi, o legato al consiglio dei ministri, come vogliono i governi più forti - ci sono divergenze. E Giscard ha ricordato che su altre questioni "non tutti vanno nello stesso senso". Quel che è certo, dice Prodi, è che "occorre sviluppare una politica estera comune basata su idee condivise, e dobbiamo dotarci degli strumenti per garantire la nostra sicurezza e la nostra difesa".
Per il presidente del Consiglio europeo, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia chiedono, al posto dell'attuale sistema di rotazione semestrale fra i vari leader dei paesi membri, una scadenza di due anni e mezzo o cinque, con un capo eletto dei vertici Ue. Favorevole a questa ipotesi è lo stesso Giscard, ma il progetto trova contrari molti dei "piccoli" paesi comunitari, che non vogliono rinunciare alla visibilità del turno Ue. Ieri Belgio, Olanda, Lussemburgo, Austria, Irlanda, Finlandia, Portogallo si sono riuniti per coordinare la loro opposizione.
Prodi, finora contrario alla superpresidenza, ora mostra disponibilità. "A termine - dice - penso che si debba porre il problema di un presidente dell'Unione. Possiamo discuterne". Il presidente della Commissione non vuole essere schiacciato dai governi più forti e trova la convergenza con i "piccoli".
Anche la composizione della Commissione è fra i problemi aperti. I "grandi" e parzialmente anche Prodi sono favorevoli a una formazione compatta, non onnicomprensiva, i "piccoli" invece chiedono un commissario per paese: ora i membri dell'esecutivo sono 19 (i quattro "grandi" ne hanno due), diventerebbero 25 nel 2004, poi 27 - 28. Chirac - fautore di una presidenza stabile dell'Ue - chiede "maggiore flessibilità". Giscard ha rivendicato il ruolo, oltre che delle singole nazioni, del numero dei cittadini che rappresentano.
Il 24 aprile il presidium della Convenzione presenterà le proposte definitive. Il progetto sarà presentato il 20 giugno al vertice di Salonicco. Toccherà all'Italia, da luglio presidente di turno Ue, organizzare la conferenza intergovernativa che dovrà varare il testo definitivo.
Francia, Germania, Spagna, Portogallo e Gran Bretagna hanno auspicato che si firmi il Trattato costituzionale entro il 2003, ma la strada è in salita. La Costituzione potrebbe essere comunque firmata a Roma - c'è una convergenza fra i sette premier popolari - ma non nel semestre italiano, bensì nel maggio del 2004. Molti paesi vogliono chiudere entro il 2003.

Marco Marozzi


Ritorna al Menù