I trattati sono stati firmati: l'Unione europea ha 10 nuovi condomini e 75 milioni di inquilini in più. Erano le 15,15 di ieri quando all'Agorà di Atene, dove la politica ha il sapore di 2.700 anni di storia, è cominciata la cerimonia di adesione. Repubblica ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia e Repubblica Slovacca hanno posto l'ultimo sigillo al loro ingresso nell'Europa che conta. Si concretizzerà il 1° maggio 2004.
"Oggi è stato realizzato il grande sogno dei padri fondatori europei, riunire i cittadini europei nei valori della libertà, della democrazia e della sicurezza", ha dichiarato Silvio Berlusconi nel suo intervento che ha preceduto la firma dell'Italia all'ingresso dei 10 paesi.
"Apriamo le braccia a questi 75 milioni di nuovi cittadini europei e diciamo loro "benvenuti, questa casa è la vostra"", così Romano Prodi, ha esordito nel suo intervento. Il presidente della Commissione Ue ha sottolineato come l'evento apra la strada all'adesione di altri Paesi "in particolare a quella della Romania e della Bulgaria prevista per il 2007". "Mentre festeggiamo con gioia l'unificazione pacifica del nostro continente - ha affermato Prodi - dobbiamo rendere omaggio alla visione folgorante dei padri fondatori dell'Europa. La storia ha dato ragione alla loro visione". Prodi ha quindi indicato la direzione di lavoro: consolidare le istituzioni democratiche, "coordinare maggiormente le politiche economiche europee per far funzionare al meglio il motore della crescita e sconfiggere una volta per tutte la tragedia della disoccupazione e della povertà. Perfezionare il grande mercato unico ammodernando le reti di infrastrutture". Prodi tra l'altro ha ribadito "l'ambizione europea" di "realizzare uno spazio di sicurezza interna e di giustizia comune".
Argomenti che in questa tre giorni del "Consiglio europeo informale" - come è stato chiamato - e che si concluderà domani, sono stati al centro della relazione di Valery Giscard d'Estaing, presidente della Convenzione europea che sta scrivendo la nuova costituzione del Vecchio Continente. "L'Europa avrà un ministro degli Esteri - ha annunciato - sulla questione c'è una quasi unanimità in seno al summit". Rispondendo in tal modo al monito lanciato da Prodi: "La guerra in Iraq ha reso più urgente la necessità, per l'Europa, di sviluppare una politica estera comune fondata su idee condivise".
Per Giscard permangono però posizioni diverse sulla questione della rotazione della presidenza, che alcuni paesi vorrebbero più stabile, mentre altri non vorrebbero modificare. Altro punto di mancato consenso è la futura composizione della Commissione europea. "C'è chi la vuole collegiale ma più ridotta, e chi no, c'è chi la vorrebbe sempre con tutti gli stati rappresentati", ha spiegato Giscard. L'ex presidente francese ha sottolineato che conta l'opinione degli stati, "ma anche la consistenza delle popolazioni degli stati sono importanti, perché in democrazia i numeri contano". Il premier greco Costas Simitis, il padrone di casa in questa circostanza, ha ricordato che "per la Grecia tutti gli stati membri devono avere pari dignità. In ogni caso non ci piace la definizione "stati piccoli e medi", non siamo mica le piccole e medie industrie che chiedono aiuti". Con l'Iraq ormai nelle mani degli anglo-americani, il presidente della Commissione ha quindi voluto lanciare un appello alla Casa Bianca: "Ai nostri amici e alleati americani dico che è arrivato il memento di superare le nostre recenti divergenze". E a livello nazionale si registra, dopo la telefonata di Chirac a Bush, l'incontro fuori programma, ma durato 30 minuti, tra l'inquilino dell'Eliseo e Tony Blair. Al centro della discussione il ruolo che le Nazioni giocheranno nella ricostruzione. Il premier inglese Blair ha anche incontrato a margine del Consiglio il segretario generale dell'Onu Kofi Annan, confermandogli la sua visione di un ruolo centrale delle Nazioni Unite, nell'Iraq post guerra. I Leader dell'Ue stanno mettendo a punto una dichiarazione congiunta sull'Iraq che sarà resa nota oggi, dopo che un accordo in questo senso è stato raggiunto dai quattro paesi europei che ora siedono nel Consiglio di sicurezza dell'Onu. Il summit di Atene non aveva inizialmente previsto una tale dichiarazione, ma i quattro partner - Gran Bretagna, Spagna, Germania e Francia, fortemente spaccati negli ultimi mesi - si sarebbero invece accordati su una dichiarazione in due parti che conterrà un riferimento a un "importante" o "essenziale" ruolo dell'Onu nel dopoguerra, nonché a una partecipazione dell'Unione alla stabilizzazione del Paese.
Fuori dai palazzi del Consiglio si sono invece registrati alcuni incidenti, a pochi metri dalla sede dell'ambasciata d'Italia, tra i 6-7.000 manifestanti e la polizia greca che ha effettuato oltre cento arresti.
di Gianluca Zavatta