L'EUROPA DI OGGI E DOMANI


LA GRANDE EUROPA

>L'Europa che unisce 450 milioni di persone

>Europa in festa, nasce a Dublino la Grande UE

> Nasce la Grande Europa: Dieci paesi dell'Est nell'UE entro il 2004

>Le mappe dell'Europa di oggi e di domani


L'ALLARGAMENTO DELLA U.E.

>Costruiamo l'Europa del futuro

>La UE allargata, chi frena e chi ha dubbi

> A sorpresa entra anche l'Islanda

>La Russia nella U.E.


Per ritornare al Menù







COSTRUIAMO L'EUROPA DEL FUTURO

Un discorso ambizioso per invitare i rappresentanti nazionali
a definire una nuova Costituzione in vista dell'allargamento a Est

Giscard d'Estaing ha aperto i lavori della Convenzione

(LA REPUBBLICA - 1 marzo 2002)

BRUXELLES - Vola alto, Valery Giscard d'Estaing, inaugurando i lavori della Convenzione europea che in anno dovrebbe ridefinire vocazione e ruolo dell'Ue, riscrivendone anche le regole di funzionamento prima che essa si apra ai paesi dell'Est. Conclude con uno squillante "viva l'Europa" il suo intervento come, quand'era presidente del suo paese, diceva "viva la Francia". E detto da Giscard, fa notare Prodi, cioè da uno così preso dal proprio ruolo e da quello del suo paese, - quel viva l'Europa non è né ridicolo né retorico ma solamente importante -. Ai 105 membri della Convenzione e ai loro supplenti - nominati dai governi, dai parlamenti nazionali e da quello europeo - l'ex presidente francese ha indicato l'obiettivo di - scrivere un trattato costituzionale per l'Europa - aggiungendo che - se i nostri sforzi saranno coronati da successo, a medio termine muterà completamente il ruolo dell'Europa nel mondo -. Alla fine tutti hanno sottolineato e lodato l'ambizione di Giscard: dai suoi due vice, Giuliano Amato e il Belga Jean-Luc Dehaene, a Romano Prodi ( - è quello che mi aspettavo -, ha detto) a Josè Maria Aznar, presidente dei Quindici in questo semestre, agli italiani Fini e Dini.
Aznar ha dato il via alla cerimonia di insediamento nella sede dell'Europarlamento ricordando che la Convenzione dovrebbe completare la riforma delle istituzioni europee, in parte fallita nei vertici di Amsterdam e Nizza, elaborando idee e progetti che permetteranno poi ai capi di governo di decidere. Per il premier spagnolo - il futuro politico dell'Europa è in una "costituzionalizzazione" pluralistica che rispetti i diversi ordinamenti dei suoi Stati membri -. Pat Cox, il presidente dell'Europarlamento, ha parlato della Convenzione come di - una tappa decisiva e rivoluzionaria - per la democrazia in Europa mentre Prodi ha detto che - per i nostri popoli è arrivato il momento di definire le ragioni del loro stare insieme -.
Per Prodi occorre - affrontare quattro sfide: assumerci le nostre responsabilità su scala mondiale, al servizio della pace e dello sviluppo; difendere un modello di società equilibrato, capace di conciliare benessere economico e solidarietà; garantire la libertà nel pieno rispetto dei principi di sicurezza; fare di questo continente un palo di influenza intellettuale, scientifico e d'innovazione -. Anche Prodi ritiene che sia necessaria - una Costituzione che segni la nascita dell'Europa politica senza tuttavia perdere l'originalità dell'integrazione europea che è fatta di una unione di popoli e di stati -. Non occorre - costruire un super Stato -, dunque, - ma, con realismo e visione, sviluppare ulteriormente questa costruzione originale verso una democrazia sovranazionale sempre più avanzata -.
Secondo Giscard - il successo della Convenzione si misurerà dalla sua capacità di avanzare, alla fine dei suoi lavori fra un anno, una proposta unica e non molteplici opzioni che non aiuterebbero i capi di governo a decidere -. Se questo avverrà, - sarà aperta la strada verso la Costituzione -. Il presidente colloca in una - prospettiva di 25 o 50 anni - l'affermarsi del mondo di un'Europa come - soggetto unico e forte -; non si tratta di un'eternità, dice Giscard, perché - è il tempo che ci separa dalla firma del Trattato di Roma -. Anche Amato, qualche ora prima in una conferenza stampa, aveva auspicato che - la Convenzione si concluda con l'adozione di raccomandazioni chiare, forti, e univoche invece che con 15 o 30 opzioni diverse - perché - solo nella prima ipotesi la nostra influenza sarebbe molto forte -.
Intervenuto dopo i discorsi inaugurali, il rappresentante del governo ungherese, Janos Martonyi, ha chiesto che i 13 paesi candidati all'Ue - presenti alla Convenzione senza diritto di voto con 39 delegati - non vengano considerati un "gruppo a parte". - L'avvenire dell'Europa - ha detto - è anche il nostro avvenire -. La prossima riunione si terrà il 21 e 22 marzo.

di Franco Papitto

Ritorna all'inizio pagina

"ORA MOSCA ENTRA NELLA UE"

(LA STAMPA - 29 maggio 2002)

Nella conferenza stampa finale, Berlusconi s'è calato a ripetizione nei panni dello stratega mondiale. "Ho favorito l'incontro tra Putin e Bush sul processo per lo smantellamento delle armi chimiche, biologiche e nucleari", ha segnalato. "Ho convinto altri cinque capi di governo a finanziare il piano per disfarsi dei vecchi arsenali sovietici", ha aggiunto. "Ho proposto che il presidente russo sia mediatore tra India e Pakistan anche a nome della Nato", ha fatto notare.
Tutte le tappe di avvicinamento al grande traguardo che Berlusconi indica per la Russia: "Credo che debba entrare nell'Unione europea", ha detto, perché "soltanto allora l'Europa diventerà un soggetto politico autorevole, capace di lavorare a fianco degli Usa per la pace, la democrazia e la libertà nel mondo". Romano Prodi, presidente della Commissione Ue, dice che per ora il problema non si pone? Jacques Chirac, presidente francese, considera l'adesione di Mosca all'Ue "molto prematura"? Berlusconi riconosce che "ci vorrà tempo, bisognerà farlo per gradi, ma sono assolutamente convinto", è la conclusione,"che ci arriveremo".
Ai suoi occhi Putin non è soltanto un "sincero democratico", ma addirittura un "vero liberale". Nel discorso tenuto ieri mattina durante la seduta plenaria del summit, nella veste di padrone di casa, l'ha definito "coraggioso, determinato, tenace". Con Bush non è stato da meno:"Saggio e lungimirante", sono gli aggettivi con cui l'ha gratificato. E' soprattutto merito loro se l'Occidente ora si estende "dall'Atlantico agli Urali".
Seguendo fino in fondo la metafora, Berlusconi ha definito l'accordo tra Russia e Nato "un matrimonio fantastico per la storia e per la sicurezza del mondo".

di Ugo magri

Ritorna all'inizio pagina

UE ALLARGATA I DUBBIOSI, I FRENATORI
E SE ASPETTASSIMO
AD APRIRE QUELLA PORTA?

Due certezze: meno fondi ai partner attuali
e 25 miliardi di euro in tre anni ai nuovi

(PANORAMA - 6 giugno 2002)

Per i paesi candidati dell'Europa orientale la data d'ingresso possibile è il 2004. Ma aumentano i frenatori. Secondo la formula "big bang", un bel plotone dovrebbe aderire all'Ue (cartina) in tempo per il rinnovo dell'Europarlamento fra 24 mesi. Sui giornali, soprattutto tedeschi, questa tabella di marcia viene definita irrealistica. Edmund Stoiber, leader della Cdu-Csu che può battere il cancelliere Gerhard Schröder in autunno, è tra i dubbiosi. E la Francia manifesta freddezza per un'Ue di 25 partner.
Crescono i timori per la concorrenza di merci e lavoratori a basso salario. Queste preoccupazioni non considerano che la prospettiva dell'allargamento ha già aperto nuovi mercati; oggi i paesi candidati importano dall'Unione più di quanto esportino.
Più fondate le preoccupazioni per il budget Ue. L'80 per cento viene ridistribuito: metà agli agricoltori (forti gli interessi francesi), un terzo agli investimenti per lo sviluppo (più sostanziosi ai paesi meno sviluppati). Dà forza ai frenatori la paura di perdere gli attuali vantaggi. Con l'ampliamento, l'Ue accrescerà di un terzo territorio e popolazione. Eppure, l'aumento del pil sarà modesto: i paesi dell'Est crescono sotto la media Ue. O i 15 aumenteranno i contributi o dovranno rinunciare a parte dei fondi.
La battaglia si annuncia feroce e fa apparire un esercizio contabile il programma di Bruxelles: gli ultimi arrivati otterrebbero il 100 per cento degli aiuti diretti solo nel 2013, ma preleverebbero il 25 per cento nel 2004, il 30 nel 2005 e il 35 nel 2006: 25 miliardi di euro in tre anni.

di Anna Maria Angelone

Ritorna all'inizio pagina


A SORPRESA ENTRA ANCHE L'ISLANDA

Ha il 91% di favorevoli. E un problema.

(PANORAMA del 18 luglio 2002)


Anche se tutti i dieci paesi candidati riuscissero a entrare in Europa nel 2004 (è il cosiddetto scenario "big bang"), di allargamento si continuerà a parlare ancora per molto.
In lista di attesa ci sono Bulgaria e Romania e, non ancora ufficialmente, tutti gli altri paesi dei Balcani. Ma sta emergendo un outsider che potrebbe sorprendere tutti e diventare il 26esimo stato membro dell'Unione, prima di Bulgaria e Romania: l'Islanda.
Il più dinamico e pragmatico politico dell'isola, il ministro degli Esteri e capo del Partito liberale Asgrimsson, ha lanciato l'idea dell'adesione e il 91 per cento dei suoi concittadini si è detto d'accordo.
C'è una sola difficoltà: la quasi totale dipendenza dell'economia islandese dalla pesca che renderebbe penalizzante sottomettere questo settore ai controlli di Bruxelles. Per il resto il negoziato sarebbe una semplice formalità: l'Islanda ha già assorbito l'80 per cento dell'"acquis communautaire", il corpo delle leggi europee, e con un piede potrebbe essere già a Bruxelles.

di Jas Gawronski


Ritorna all'inizio pagina


GLI EX COMUNISTI DIVENTANO EUROPEI
DIECI PAESI DELL'EST NELL'UNIONE DAL 2004

Firmata ieri l'adesione dei nuovi partner. Prodi: momento storico

(da LIBERO del 17 Aprile 2003)


I trattati sono stati firmati: l'Unione europea ha 10 nuovi condomini e 75 milioni di inquilini in più. Erano le 15,15 di ieri quando all'Agorà di Atene, dove la politica ha il sapore di 2.700 anni di storia, è cominciata la cerimonia di adesione. Repubblica ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia e Repubblica Slovacca hanno posto l'ultimo sigillo al loro ingresso nell'Europa che conta. Si concretizzerà il 1° maggio 2004.
"Oggi è stato realizzato il grande sogno dei padri fondatori europei, riunire i cittadini europei nei valori della libertà, della democrazia e della sicurezza", ha dichiarato Silvio Berlusconi nel suo intervento che ha preceduto la firma dell'Italia all'ingresso dei 10 paesi.
"Apriamo le braccia a questi 75 milioni di nuovi cittadini europei e diciamo loro "benvenuti, questa casa è la vostra"", così Romano Prodi, ha esordito nel suo intervento. Il presidente della Commissione Ue ha sottolineato come l'evento apra la strada all'adesione di altri Paesi "in particolare a quella della Romania e della Bulgaria prevista per il 2007". "Mentre festeggiamo con gioia l'unificazione pacifica del nostro continente - ha affermato Prodi - dobbiamo rendere omaggio alla visione folgorante dei padri fondatori dell'Europa. La storia ha dato ragione alla loro visione". Prodi ha quindi indicato la direzione di lavoro: consolidare le istituzioni democratiche, "coordinare maggiormente le politiche economiche europee per far funzionare al meglio il motore della crescita e sconfiggere una volta per tutte la tragedia della disoccupazione e della povertà. Perfezionare il grande mercato unico ammodernando le reti di infrastrutture". Prodi tra l'altro ha ribadito "l'ambizione europea" di "realizzare uno spazio di sicurezza interna e di giustizia comune".
Argomenti che in questa tre giorni del "Consiglio europeo informale" - come è stato chiamato - e che si concluderà domani, sono stati al centro della relazione di Valery Giscard d'Estaing, presidente della Convenzione europea che sta scrivendo la nuova costituzione del Vecchio Continente. "L'Europa avrà un ministro degli Esteri - ha annunciato - sulla questione c'è una quasi unanimità in seno al summit". Rispondendo in tal modo al monito lanciato da Prodi: "La guerra in Iraq ha reso più urgente la necessità, per l'Europa, di sviluppare una politica estera comune fondata su idee condivise".
Per Giscard permangono però posizioni diverse sulla questione della rotazione della presidenza, che alcuni paesi vorrebbero più stabile, mentre altri non vorrebbero modificare. Altro punto di mancato consenso è la futura composizione della Commissione europea. "C'è chi la vuole collegiale ma più ridotta, e chi no, c'è chi la vorrebbe sempre con tutti gli stati rappresentati", ha spiegato Giscard. L'ex presidente francese ha sottolineato che conta l'opinione degli stati, "ma anche la consistenza delle popolazioni degli stati sono importanti, perché in democrazia i numeri contano". Il premier greco Costas Simitis, il padrone di casa in questa circostanza, ha ricordato che "per la Grecia tutti gli stati membri devono avere pari dignità. In ogni caso non ci piace la definizione "stati piccoli e medi", non siamo mica le piccole e medie industrie che chiedono aiuti". Con l'Iraq ormai nelle mani degli anglo-americani, il presidente della Commissione ha quindi voluto lanciare un appello alla Casa Bianca: "Ai nostri amici e alleati americani dico che è arrivato il memento di superare le nostre recenti divergenze". E a livello nazionale si registra, dopo la telefonata di Chirac a Bush, l'incontro fuori programma, ma durato 30 minuti, tra l'inquilino dell'Eliseo e Tony Blair. Al centro della discussione il ruolo che le Nazioni giocheranno nella ricostruzione. Il premier inglese Blair ha anche incontrato a margine del Consiglio il segretario generale dell'Onu Kofi Annan, confermandogli la sua visione di un ruolo centrale delle Nazioni Unite, nell'Iraq post guerra. I Leader dell'Ue stanno mettendo a punto una dichiarazione congiunta sull'Iraq che sarà resa nota oggi, dopo che un accordo in questo senso è stato raggiunto dai quattro paesi europei che ora siedono nel Consiglio di sicurezza dell'Onu. Il summit di Atene non aveva inizialmente previsto una tale dichiarazione, ma i quattro partner - Gran Bretagna, Spagna, Germania e Francia, fortemente spaccati negli ultimi mesi - si sarebbero invece accordati su una dichiarazione in due parti che conterrà un riferimento a un "importante" o "essenziale" ruolo dell'Onu nel dopoguerra, nonché a una partecipazione dell'Unione alla stabilizzazione del Paese.
Fuori dai palazzi del Consiglio si sono invece registrati alcuni incidenti, a pochi metri dalla sede dell'ambasciata d'Italia, tra i 6-7.000 manifestanti e la polizia greca che ha effettuato oltre cento arresti.

di Gianluca Zavatta


Ritorna all'inizio pagina