L'ULTIMO GIORNO DELLA VECCHIA LIRA
Unioncamere: solo il 50% delle srl ha convertito il capitale. Bankitalia e Tesoro: un successo il changeover. Rientrati 1,8 miliardi di banconote
Prorogati i bolli, Esselunga arrotonda ai 5 cent
(LA STAMPA - 28 febbraio 2002)
Roma - Il conto alla rovescia è esaurito: domani la vecchia lira sparirà definitivamente. Tra qualche rimpianto e molte difficoltà operative, il paese si prepara a registrare quello che resta pur sempre un evento storico. Salutati già nei gironi scorsi il marco tedesco, il franco francese, il fiorino olandese, e la sterlina irlandese, insieme alla lira andranno verso l'oblio peseta spagnola, escudo portoghese, franco belga e lussemburghese, scellino austriaco e marco finlandese.
Una prima notizia riguarda i valori bollati: per accontentare i tabaccai - che avevano ancora importanti scorte invendute di marche e francobolli denominati in lire - il ministero del Tesoro e l'Agenzia delle Entrate hanno deciso di consentire l'utilizzo e la vendita di valori espressi in lire anche dopo il 28 febbraio. Naturalmente, dovranno essere pagati in euro. Una soluzione "macchinosa", replica la Federazione Italiana Tabaccai, che - nei fatti non farà altro che generare ulteriori problemi -. Meglio sarebbe stato stampare e distribuire a suo tempo valori bollati in euro. Problemi per i commercianti potrebbero derivare dall'obbligo (pena salata multa) di indicare oltre al prezzo dei prodotti in euro, anche il prezzo al chilo o al litro. La norma - già in vigore per i supermercati - riguarda il prezzo dei prodotti confezionati, ma anche ad esempio la pizza al taglio, che non potrà essere venduta semplicemente "a porzione". Adempimenti, quelli dell'addio alla lira, che come sempre vengono compiuti un po' in ritardo: secondo una ricerca dell'Unioncamere, solo il 50% delle società a responsabilità limitata ha effettivamente convertito il capitale sociale in euro (313.000 su 644.000). Più alta - il 70% - la percentuale delle società per azioni in regola.
Intanto, sembra diffondersi sempre più la pratica di arrotondare i prezzi in euro per eliminare gli spiccioli (un po' scomodi) da uno a due centesimi. Dopo la decisione della Confesercenti di Genova per i prezzi delle consumazioni al bar, stavolta - sempre nel capoluogo ligure - tocca alle tariffe dei trasporti extraurbani: l'Azienda mobilità e trasporti ieri ha annunciato che arrotonderà per difetto i prezzi ai 5 centesimi. Stessa "abolizione" dei centesimi anche ai supermercati Esselunga dalla prima decade di marzo nei 114 punti vendita lo scontrino fiscale sarà arrotondato ai 5 centesimi per difetto, con un piccolo risparmio per i clienti e una velocizzazione del lavoro dei cassieri.
Tra le città dove la lira svolge ancora un ruolo importante c'è Napoli: i commercianti si interrogano se accettare ancora pagamenti in lire, visto che probabilmente molti clienti (e qualche concorrente ci sarà) tenteranno di adoperare le vecchie monete anche oltre il tempo limite. Addii senza grandi rimpianti, invece, a Milano e Torino, riferiscono alcune indagini tra imprenditori e dettaglianti. Una punta di tristezza tocca il ministro della Difesa - e notorio euroscettico dichiarato - Antonio Martino: -per 58 anni ho avuto a che fare con la lira - dice - e ora che sta per andarsene qualche rimpianto ce l'ho -. Il ministro ammette che la transazione è stata molto meno traumatica di quanto avesse previsto, ma spiega che - questo non è un processo irreversibile. L'arrivo dell'euro ha avuto delle conseguenze negative, il più basso tasso di sviluppo in Europa, alta disoccupazione, ma non sono state tali da determinarne il fallimento -. Per accontentare un anziano residente, il settantenne Sergio Anselmi, che ha annunciato di voler continuare ad adoperare solo e soltanto le lire, tutti i commercianti di Fontevivo (in provincia di Parma) si sono messi d'accordo: tutti i 4.899 abitanti dovranno usare gli euro, mentre Anselmi - e solo lui - potrà pagare con le lire. Finchè non le esaurirà.
E l'operazione changeover, spiegano Tesoro e bankitalia, è stata da tutti i punti di vista un successo. Molte curiosità: come spiega il vicedirettore generale di Banca d'Italia Antonio Finocchiaro, c'è la certezza che non "rientreranno" più di 250-300 milioni di lire in banconote: perse, bruciate, messe in lavatrice, in mano a collezionisti e turisti. Per Finocchiaro, comunque, - da tutti i punti di vista si è trattato di un successo: la prealimentazione ha funzionato, c'è stata qualche polemica ma alla fine non c'è stato alcun ricorso a sanzioni in conseguenza dei pochi furti che sono stati commessi degli stock di euro, una decina, nel giro di pochi giorni i bancomat fornivano euro al 90-95%, gli effetti sull'inflazione sono stati misurati in gennaio e febbraio nello 0,1% -. Infine la reazione del pubblico, - superiore alle aspettative -.
Premesso che per adesso ogni stima è condizionata dalla presenta di grossi stock di lire nei "centri di contazione", a oggi nelle casse della Banca d'Italia sono rientrati 1,891 miliardi di banconote in lire (per un valore di 105.907 miliardi di lire). 364 milioni di pezzi sono già stati distrutti nei due principali centri di Roma e Piacenza e in 70 filiali dell'istituto. Rimarrebbero in circolazione ancora circa 1,187 miliardi di biglietti in lira (per circa 20.524 miliardi di lire). Per le monete, sono state ritirate circa 1,2 miliardi, e ne sarebbero in circolazione altre 5-6 miliardi. Secondo i dati del ministero dell'Economia, dei circa 16 miliardi di monete in lira emesse in circolazione dal dopoguerra, ben 5-6 miliardi (cioè il 35% pari a 25.000 tonnellate di metallo) non potranno essere ritirate, in quanto andate perse, deformate e portate all'estero dai turisti.
Roberto Giovannini
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LA LIRA VA IN PENSIONE. RITIRATI 110 MILA MILIARDI NE RESTANO ANCORA 5500
Da domani a mezzanotte la vecchia valuta sarà fuori corso (da venerdì solo euro) ma sopravviverà nella dichiarazione dei redditi 2001.
L'Abi: -La conversione si sta concludendo con pieno successo-. Federconsumatori boccia il governo e l'informazione radio-tv
(LA STAMPA - 27 febbraio 2002)
La lira va in pensione. Mancano meno di 48 ore e in giro per l'Italia ci sono ancora vecchie monete e banconote per un totale di 5500 miliardi (di lire, non di euro). E' il 5% del circolante al 31 dicembre 2001. Monete e banconote per 110mila miliardi sono state invece ritirate e sono in attesa di essere fuse dalla Zecca o sbriciolate dalla Banca d'Italia. Quest'ultimo dato è stato diffuso ieri dal direttore generale dell'Abi, Giuseppe Zadra, che ha osservato che -dal changeover non sono nati problemi particolari, come previsto, e il definitivo abbandono della lira, ormai alle battute finali, sta avvenendo senza alcun fastidio-.
Se però rientrate nella ormai selezionata élite dei possessori di lire, non è il caso che corriate a spenderle o cambiarle in banca con affanno. Dal 1° marzo, è vero, la vecchia valuta non avrà più corso legale, però l'Associazione bancaria italiana ha deciso di convertirla in euro fino al 30 giugno anzichè al previsto 28 febbraio. I più pigri o distratti potranno considerare con calma anche questa scadenza, perché la Banca d'Italia accetterà le lire per 10 anni, fino al 2012.
La lira si lascerà dietro ancora una lunga scia, anzi più d'una.
Innanzitutto continuerà per un po' a comparire in molti negozi e supermercati sui cartellini dei prezzi accanto all'euro. E' per la comodità dei clienti, perché parecchi italiani calcolano tuttora il valore "vero" delle cose in lire, per poi tradurlo nella nuova valuta. I doppi cartellini spariranno nel giro di settimane ma è probabile che alcuni di noi andranno avanti per tutta la vita a valutare mentalmente beni e servizi in lire.
Un'altra sopravvivenza delle lire sarà di tipo fiscale. La prossima dichiarazione dei redditi, compilata nel 2002 sugli introiti del 2001, potrà essere fatta ancora in lire (salvo l'indicazione del totale da pagare, in euro). La deroga è concessa per evitare ai contribuenti lo sforzo enorme di convertire da lire a euro e poi arrotondare in centesimi ogni singola voce di ogni singolo rigo. Senza dubbio, saranno in molti ad approfittare di quest'ultima occasione di avere a che fare con le lire.
Terzo esempio di sopravvivenza sarà nei documenti ufficiali bollati con valori a doppia indicazione lira/euro. Dopodomani saranno ancora validi, accanto ai bollati -solo euro-, ma attenzione: le vecchie marche da bollo in lire non varranno più nulla e nemmeno i tabaccai potranno cambiarle.
Intanto cresce la rivolta contro le monetine più piccole, da 1 e 2 centesimi. Bocciato il tentativo della Finlandia di metterle unilateralmente fuori corso sul suo territorio (alle singole autorità nazionali è vietatissimo farlo, l'euro è di tutti) ci provano in forma più soft, i pubblici esercizi di Genova, dove la Fiepet (Federazione italiana esercizi pubblici e turistici) ha deciso di arrotondare a 5 e 10 centesimi tutti gli importi a partire dal 1° marzo. Però a Genova non è permesso ciò che in Finlandia è vietato: se un cliente vorrà pagare 5 centesimi con cinque monetine da 1 cent gli esercenti non le potranno rifiutare.
A consuntivo del "changeover", ieri la Federconsumatori ha compilato la prima pagella dando i voti ai protagonisti di questi due mesi di conversione da una moneta all'altra. Bene si sono comportati i cittadini, bene i giornalisti -per la quantità dell'informazione sull'euro-. "Scadente", invece il ruolo svolto da radio e tv; "insufficiente" l'azione del governo nella stabilizzazione dei prezzi. Giudizio durissimo su banche, assicurazioni e servizi locali di trasporto, che in coincidenza del changeover hanno aumentato i prezzi, benché dalla contemporaneità non sia dimostrabile un nesso causa-effetto.
Invece canta vittoria per come sono andate le cose l'Indicod, che rappresenta 26 mila imprese industriali e della grande distribuzione e che a settembre aveva firmato col governo un patto per stabilizzare i prezzi nella fase della conversione. Ebbene, secondo una rilevazione fra gli affiliati commissionata all'istituto Information Resources, fra il 3 dicembre 2001 e il 3 febbraio 2002 il rincaro medio è stato dello 0,2%. Questo significa che 100 mila lire di merce nel carrello nella grande distribuzione a dicembre erano aumentate di solo 200 lire a febbraio. Naturalmente i dati saranno da verificare nell'intero periodo del "changeover".
Fatto l'euro, non è ancora stata fatta l'Europa dei Bancomat, dei bonifici e degli assegni. Chi usa questo strumento all'estero si accorge che le condizioni sono molto più onerose di quelle che spunta in patria. Eppure la differenza fra i mercati interni ed esterni è anacronistica, perché da un punto di vista bancario tutta l'Eurozona ormai è "interna".
Luigi Grassia
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LIRE, MANCANO 10MILA MILIARDI DISTRUTTI, PERSI O SOTTO IL MATERASSO
Rientrano in banca solo il 20% dei 15 miliardi di spiccioli coniati dal dopoguerra ad oggi
Prodi: rimpianto e gioia, per l'Italia si apre un nuovo secolo
(LA REPUBBLICA - 27 febbraio 2002)
ROMA - Mancano due giorni all'addio della lira, ma la moneta italiana già non si trova più in circolazione. L'ultimo dato disponibile (a ieri sera) dice che sono rientrate nelle casseforti della Banca d'Italia banconote per circa 110 mila miliardi di lire su un totale di 125 mila. In pratica, quasi tutto. Nelle prossime 48 ore l'Abi prevede che almeno altri 5 mila miliardi facciano lo stesso percorso, dagli utenti, alle banche e di qui in Banca d'Italia. Ma uno "zoccolo duro" di 10 mila miliardi sembra sia destinato a non rientrare mai: è denaro che negli ultimi anni è andato distrutto, è rimasto nelle tasche dei turisti, rimarrà nelle case degli italiani, per ricordo. Scompare, la moneta nazionale, ma non gli spiccioli: dei 15 miliardi di pezzi - stima che comprende tutte le monete emesse dal dopoguerra ad oggi - sono rientrati solo il 20%. Una massa enorme di denaro è stipata in quelli che Giancarlo Del Bufalo, responsabile del Comitato euro, chiama i "centri di contazione", speciali sale per smistare i soldi: il changeover è stato molto rapido; nella conta s'è deciso di privilegiare le banconote, che hanno più valore. Inoltre ancora non si sa quanti spiccioli sono andati in beneficenza: i bidoni sparsi sul territorio saranno ritirati e aperti solo il 1 marzo.
Lira addio, comunque, anche se - sorpresa - a due giorni dalla sua uscita di scena, la metà degli italiani continua a pensare proprio in lire, come del resto fanno gli spagnoli, i tedeschi e tutti gli altri: un sondaggio Eurobarometro rivela che solo 2 europei su 10 hanno già imparato a ragionare in euro. Gli altri no: il passaggio è storico, richiede tempo.
Lascia, la lira, e l'evento è celebrato a "Porta a Porta" con uno speciale. In collegamento da Bruxelles, Romano Prodi, confessa la sua "malinconia" per la moneta che va in pensione ma annuncia con gioia l'inizio - di un nuovo secolo -, legato all'euro: - C'è la sensazione di poter costruire un nuovo futuro -. Il presidente della Commissione Ue rivela anche che, in tanti, - personaggi importanti in Europa -, quand'era presidente del consiglio e voleva portare l'Italia nell'euro gli dicevano: - perché lo fai? perché vuoi rovinarti la vita? -. In sala, tra gli ospiti, si parla di paghette, di Amlire, di ricordi, di falsi. Ma anche di Olimpiadi con le campionesse Belmondo e Ceccarelli, mentre Peppino di Capri canta "Nun è peccato" e l'orchestra del Regio di Torino suona un'aria tratta da "La forza del destino" di Verdi, personaggi simbolo della lira.
Prodi, "ottavo di nove figli" la paghetta non ce l'aveva, ma Marco Tronchetti Provera, sì: - minima, quanto bastava per comprare una penna che mi piaceva o poco altro -. Il presidente Telecom ballava anche il twist, da ragazzo. Oggi esprime fiducia al governo perché rimuova gli attuali vincoli che frenano l'economia: "Può farlo, ha un grado di instabilità minore rispetto al passato. Ha un programma coerente con la modernizzazione del paese e c'è l moneta unica che va usata bene. Ci sono quindi le premesse perché il paese possa crescere -.
Due giorni per l'addio alla lira: ieri a Bruxelles gli esperti hanno fatto un primo bilancio del passaggio monetario. Tutto bene, sul piano tecnico. Da noi, s'è pure deciso di prorogare al 30 giugno il cambio in banca della moneta nazionale, proprio per evitare le file. Anche l'euro, piace, ma non gli spiccioli da 1 e 2 cent. - S'è deciso di lasciarli, per adesso -, racconta Del Bufalo. - Ma tutti sappiamo che, prima o poi, sarà il mercato stesso a farne a meno, spontaneamente -. Oggi per l'ultima volta, sarà possibile giocare al Lotto pagando in lire.
Elena Polidori
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ADDIO LIRA, ORA SI PENSA IN EURO
E' finita la doppia circolazione. Con il changeover i prezzi in Europa balzati al 2,7%. La Confesercenti: eliminare i centesimi. Si teme una nuova raffica di rincari
(LA STAMPA - 1 marzo 2002)
ROMA - Fine della doppia circolazione: da oggi la lira in pensione, accompagnata dalle nostalgie di Carlo Azeglio Ciampi (-io non la dimenticherò-), Romano Prodi e di chissà quanti altri italiani, e campo libero all'euro. Per i cittadini, che hanno preso velocemente confidenza con la nuova moneta europea, scatta un'altra prova del fuoco, quella del "pensare" in euro. Sarà difficile, ma bisognerà comunque abituarsi. Le buste paga di febbraio, che i lavoratori riscuotono in questi giorni, sono espresse in molti casi solo in euro, e già da domani, sugli scaffali dei supermercati e negozi spariranno i cartellini con il doppio prezzo in lire e in euro.
In compenso i commercianti, pena multe salate fino a 3 mila euro (5 milioni 808 mila lire, e questa è una delle ultime volte che vedrete questi incisi), dovranno tornare alle vecchie disposizioni sospese per evitare troppa confusione nel periodo di doppia circolazione, l'esposizione del prezzo unitario del prodotto e quello in lire o al chilo (in euro ovviamente). Inevitabilmente ci saranno nuovi assestamenti. Le associazioni dei consumatori prevedono già un aumento dei prezzi proprio nel giorno in cui sul fronte europeo (anche a causa del changeover) l'inflazione a gennaio ha fatto un bel balzo passando dal 2% di dicembre 2001 al +2,7% di gennaio. Un po' meglio è andata a febbraio con l'indice sceso al 2,5%.
La Confesercenti, intanto, preannuncia l'operazione "arrotondamento", per eliminare dalla circolazione le monete da uno e due centesimi di euro. - Intendiamo attivarci al fine di accelerare la scomparsa della monete da uno e due centesimi, con arrotondamenti che favoriranno sostanzialmente i consumatori - ha fatto sapere la Confederazione. - In questa fase- si legge in una sua nota - i commercianti sono stati la vera e propria linea del cambiamento. E' giunto il momento, però, che gli italiani comincino a ragionare in euro, abituandosi a non calcolare più mentalmente il prezzo degli acquisti in lire -. Nessun rischio, secondo i commercianti, dall'eliminazione del doppio prezzo: -Abbiamo già dato abbondante prova di non approfittare del changeover per aumentare i prezzi -.
- Da oggi ne vedremo delle belle - sostiene invece Vincenzo Donvito dell'Aduc. Secondo il presidente dell'associazione dei consumatori, - il caffè a 0,72 euro e il giornale a 0,88 hanno le ore contate, perché la fine della doppia circolazione darà il via a una pioggia di rincari. La maggior parte degli italiani ragiona ancora in lire e fino a oggi il valore monetario era facilmente intuibile, grazie ai doppi listini. Venendo a mancare questo riferimento - dice Donvito - la percezione del valore verrà meno e di ciò sono perfettamente coscienti coloro che fanno i prezzi -.
La fine della doppia circolazione e il termine del corso legale della lira non dovrebbero comunque creare intoppi alla logistica del changeover. A parte i costi, 500 miliardi per l'istituto di emissione, 1.300 per le banche, secondo la Banca d'Italia l'operazione si è svolta finora in modo del tutto soddisfacente. Le banche e le Poste hanno confermato ieri che le vecchie banconote in lire potranno essere ancora cambiate presso i rispettivi sportelli, gratuitamente, entro la fine del mese di giugno. Per i ritardatari cronici, comunque, niente paura, perché le filiali della Banca d'Italia sono disponibili ad accettarle ancora per i prossimi dieci anni.
La Banca d'Italia ha già immesso in circolazione 1,6 miliardi di nuove banconote in euro, per un valore di 48,8 miliardi (95 mila miliardi di lire) e ritirato 2 miliardi di banconote in lire, per un controvalore di 107 mila miliardi di lire. All'appello mancano ancora parecchie lire, circa 20 mila miliardi, di cui 6 o 7 mila nei centri di "contazione", quasi pronte per essere consegnate. A spasso ci sarebbero ancora 1,1 miliardi di banconote (700 milioni di biglietti da mille), di cui una buona parte destinate a non rientrare mai. Secondo il vice direttore generale di Bankitalia, Antonio Finocchiaro, tra 250 e 300 milioni di vecchie banconote in lire, e chissà quanti milioni di monetine, sono destinate a non rientrare mai più.
Mario Sensini
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IL CHANGEOVER: PROROGA DI 4 MESI, MA DA MARZO CIRCOLERÀ SOLO L'EURO
SARA' POSSIBILE FINO AL 30 GIUGNO CAMBIARE LE LIRE NELLE BANCHE
Già restituiti oltre 90 mila miliardi: quelli che mancano sono soprattutto piccoli tagli - Da domenica in pensione dopo 642 anni il franco francese: e' la terza moneta che scompare
(LA REPUBBLICA - 16 febbraio 2002)
ROMA - Gli italiani potranno continuare a cambiare le lire in banca fino al 30 giugno prossimo e gratuitamente. La scadenza iniziale prevista per il 28 febbraio, è stata prorogata di quattro mesi. Quel giorno tuttavia, un giovedì, terminerà il periodo di doppia circolazione lira-euro. Cambio gratis anche alle Poste: la società concorderà col ministero dell'economia fino a quando.
La decisione italiana, che dovrà essere formalizzata dal comitato euro, segue analoga mossa di molti altri paesi, a cominciare da Spagna, Portogallo e Francia, che domenica archivierà il franco dopo 642 anni di storia. In Germania, invece, c'è tempo fino a fine mese per sbarazzarsi del marco, ma lì non c'è stata doppia circolazione.
La proroga, caldeggiata anche dalla Banca d'Italia, serve per venire incontro ai commercianti e quanti si fossero "dimenticati" di avere lire da qualche parte. Sul piano quantitativo non c'è molto da cambiare e dunque da ritirare. I dati della Banca d'Italia dicono che finora sono rientrati 1 miliardo 600 mila biglietti, per un controvalore di circa 90 mila miliardi di lire. Ne mancano all'appello 35 mila poiché il circolante era di 120 mila miliardi. Ma in termini di biglietti ne restano in giro ancora parecchi, circa la metà poiché il totale era di 3 miliardi 100 mila pezzi. Significa che il pubblico ha cambiato finora soprattutto pezzi "grossi".
L'Abi fornisce dati lievemente diversi. Dice che il changeover è in dirittura d'arrivo; che le banche italiane hanno ritirato ad oggi oltre 100 mila miliardi di lire; che entro il 28 febbraio si arriverà a 110 mila. Le lire ritirate stanno ingolfando le casseforti dei portavalori che le prelevano e le consegnano in Banca d'Italia: solo con turni serrati e piano piano l'enorme mole di biglietti si sta smaltendo; il successo del changeover e, dunque, la velocità di cambio tra le due monete non era prevista in questa misura. La proroga decisa dall'Abi in sede tecnica non intacca minimamente la possibilità di cambiare le lire per altri dieci anni presso le filiali della Banca d'Italia: questa possibilità resta fino al 2012.
Domenica, intanto, sarà l'ultimo giorno del franco francese. Se ne va, senza rumore nè nostalgia: solo una cerimonia d'ufficio, in serata, a Bercy. Va in pensione, per usare le stesse parole del ministro delle Finanze, Laurent Fabius, - dopo aver reso molti servigi -. Il franco è la terza moneta dei Dodici a non aver più corso legale, dopo il fiorino olandese (abbandonato il 27 gennaio) e la sterlina irlandese (il 9 febbraio scorso). Tra due settimane, il 28 febbraio, toccherà agli altri nove paesi, tra cui anche l'Italia.
La Francia chiude un capitolo di storia, iniziato il 5 dicembre 1360, per adottare definitivamente l'euro che, come ha chiosato l'ex ministro dell'Economia francese Rene Monory. - è frutto di un lungo cammino intelligente e visionario-.
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LA LIRA: DUE SECOLI DI STORIA
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IL NOME
"Lira" deriva dal latino Libra (libbra) che per i romani era un'unità di peso pari a 327,45 grammi
LA PRIMA LIRA ITALIANA
La prima vera Lira Italiana (basata sul sistema decimale 100 centesimi = 1 Lira) fu coniata da Napoleone nel 1806. Le monete portano l'effigie del Bonaparte
IL REGNO D'ITALIA
Proclamato il Regno d'Italia il 17 marzo 1861, si cambiò nome alla Lira Nuova di Piemonte rispolverando la napoleonica Lira Italiana e dandole corso legale in tutto il regno. L'anno successivo l'autentica Lira italiana iniziò la sua carriera.
L'AM LIRA
Nel 1943 l'occupazione alleata dell'Italia portò una nuova moneta: l'AM-lira. Nel 1944 venne emesso un nuovo biglietto di Stato. Ma proprio in quell'anno il costo della vita registrò il picco con una percentuale del 344,74%
I "MINIASSEGNI"

Negli anni 1976 e 1977 la carenza di monete di piccolo e piccolissimo taglio era diventata così grave da indurre alcune banche ad emettere piccoli assegni circolari per importi che variavano dalle 50 alle 350 lire.
L'ULTIMA LIRA
L'ultima moneta del valore di una Lira destinata alla circolazione fu coniata nel 1959.
(LA STAMPA - 2 febbraio 2002)
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DOPO 640 ANNI ADDIO AL FRANCO PARIGI CAMBIA SENZA NOSTALGIA
Fuori corso da oggi. E' la quarta moneta ad andare in pensione tra i Dodici con l'arrivo dell'Euro
Dal nostro corrispondente Giampiero Martinotti
(LA REPUBBLICA - 17 febbraio 2002)
PARIGI - Un addio senza rimpianti, sottotono, come se la cosa non avesse importanza. La Francia si appresta ad abbandonare definitivamente il franco e nemmeno i più accaniti avversari della moneta unica tentano di alimentare in qualche modo la nostalgia della valuta nazionale. Creato il 5 dicembre 1360 con un decreto di Giovanni II il Buono, il franco abbandona la scena in sordina, senza feste, ne cerimonie: qualche dichiarazione, una piccola celebrazione stasera al ministero delle Finanze, presente Lionel Jospin, e niente di più. Jacques Chirac ha già firmato il decreto: dalla mezzanotte di stasera, il corso legale del franco apparterrà al passato. Le banche lo cambieranno fino al 30 giugno, poi bisognerà rivolgersi alla Banca di Francia, che accetterà le monete fino al 2005 e le banconote fino al 17 febbraio 2012.
Chi pensava che il franco fosse uno degli elementi fondamentali dell'identità nazionale transalpina si è sbagliato di grosso. L'euro è stato accolto con entusiasmo, è stato subito utilizzato massicciamente e alcuni giorni fa rappresentava il 95 per cento delle transazioni in contanti. Nessuno se lo aspettava, ma la gente lo ha adottato con allegria e non sembra avere difficoltà a maneggiarlo. Certo, si conta ancora in franchi, perché è difficile dare un valore alle cose con la nuova unità di misura: il tasso di conversione (6,56957 franchi per un euro) non facilita le cose e gli esperti dicono che ci vorrà tempo prima che i francesi riescano a dimenticare del tutto la loro vecchia moneta. Ma il fatto principale resta che il franco è stato abbandonato al suo destino con facilità.
Lo ammettono anche i più onesti fra i paladini del "no" al Trattato di Maastricht, che nel 1992 persero per una manciata di voti il referendum: - Il nostro terrore di vedere le nazioni distrutte dalla moneta unica è stato esagerato - ha detto lo storico Emmanuel Todd, che fu uno degli intellettuali più in vista in quella battaglia -. Abbiamo sopravvalutato il legame che esiste tra la nazione e la moneta -.
L'identità nazionale oggi si afferma nella lingua, nel costume, nei rapporti familiari, non nella moneta. E' per questo che i francesi non si sentono orfani del franco, malgrado una storia durata 641 anni e una diffusione senza pari, considerando che è la moneta corrente nei territori d'oltremare caraibici (Martinica, Guadalupa), dell'America del Sud (Guyana francese) e nell'oceano indiano (isola di Reunion). Le vicissitudini sono state numerose e durante alcuni lunghi periodi la valuta nazionale aveva un altro nome, ma dalla Rivoluzione in poi il franco ha accompagnato la storia del paese: c'è stato quello di Napoleone, quello di Poincarè, che dopo la Grande Guerra creò il franco-oro, e infine quello di De Gaulle, che nel 1958 tolse due zeri per ridare un pò di lustro alla divisa nazionale. Una riforma psicologicamente fallita, poiché qualche settimana fa gran parte degli anziani contava ancora in vecchi franchi.
Ma pochi sanno che nella storia moderna il franco è la moneta che detiene il record del più lungo periodo di stabilità, 119 anni, fra il 1795 e il 1914, durante i quali non venne né svalutato, né rivalutato. Per rendergli omaggio, un comune nei pressi di Rouen sta meditando l'idea di costruire un monumento e un museo per ricordare la lunga storia della moneta nazionale.
IL FRANCO A CAVALLO
Il primo conio nel 1360 quando Giovanni II "il Buono" catturato dagli inglesi nella guerra dei 100 anni, è liberato. In effigie un cavaliere.
LA RIFORMA DI DE GAULLE
Nel 1958 la riforma del generale-presidente Charles De Gaulle: un nuovo franco vale 100 vecchi franchi. Molti non si sono mai adeguati.
DIFFUSIONE IN 4 CONTINENTI
La divisa più diffusa al mondo: Antille e Guyana, Oceano Pacifico (Polinesia) Oceano Indiano (Reunion), Africa subsahariana.
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