Il Sogno lucido

Il ruolo esperienziale del sogno nella cultura dei Popoli naturali

I Popoli naturali hanno dato da sempre molta importanza ai sogni da cui spesse volte si sono sentiti guidati nella vita ordinaria.
Per questo motivo hanno dato al sogno un preciso posto nella loro cosmologia, attraverso la quale intendevano identificare un modello comprensibile al mistero della loro esistenza.
Sia presso i nativi nordamericani che presso l'antico druidismo i sogni rappresentavano il riflesso di una esperienza reale che l'individuo al momento del risveglio ricordava come una esperienza onirica.
L'approccio con la dimensione in cui erano vissuti i sogni, sebbene ritenuta importante, appariva tuttavia occasionale e non sempre gestibile. Il desiderio di poter raggiungere questa dimensione in forma consapevole ed esplorla li portò a realizzare vari metodi con cui attuarne l'accesso, senza la perdita della memoria dell'esperienza vissuta. Oggi esistono vari metodi di accesso alla dimensione del sogno, alcuni basati sull'utilizzo di erbe allucinogene, altri basati su pratiche rituali di trance indotta dallo sforzo fisico e altri ancora basati su metodi ottimizzati dei processi interiori del sogno e completamente gestiti in prima persona dagli sperimentatori.


La cosmologia del Mondo di Abred

Per comprendere il posto attribuito ai sogni dalla cultura nativa occorre prendere visione della specifica cosmologia in cui essi trovano posto. Possiamo riferirci in particolare a quella descrittiva dell'antico druidismo.
Il druidismo concepiva l'universo come un evento fenomenico scaturito da uno stato di esistenza elementale, l'Annwin, da cui l'universo stesso era comparso all'improvviso e si era in seguito strutturato nelle apparenze della materia attuale, conservando la sua natura sostanziale di base, gei Baktah, su cui erano plasmate tutte le cose e da cui veniva tratta l'energia necessaria per farlo.
Un concetto cosmologico vicino a quello proposto dalla teoria inflazionaria della moderna fisica quantistica che ipotizza la nascita del Big bang, da cui ha avuto origine il nostro universo, come comparsa improvvisa di energia a seguito di una fluttuazione di campo che ha trasformato una qualità preesistente di "vero vuoto", non energetico, in "falso vuoto", energetico.
Oggi, sempre secondo la teoria moderna, tutti gli enti fenomenici dell'universo, seppure appaiano differenziati, dall'atomo alla gravità, sono intesi come espressione di un "campo unificato" di valori fisici.
Il druidismo definiva l'universo del Big bang come il Mondo di Abred, ovvero il mondo delle esperienze, in cui l'individuo poteva trarre esperienza per sviluppare e consolidare la sua coscienza di esistere e di partecipare al Mistero che aveva dato origine all'esistenza.
Il druidismo suddivideva a sua volta il Mondo di Abred in due qualità:
1) il mondo del Nara, costituito dalla materia visibile e inteso come la dimensione vissuta dall'individuo nello stato di veglia.
2) il mondo della Matchka, costituito dalla materia invisibile e inteso come la dimensione a cui l'individuo accede con la morte del corpo o che visita nel sonno attraverso l'esperienza del sogno.
Una suddivisione della materia dell'universo condivisa anche dalla scienza moderna, che la differenzia in materia luminosa, quella appunto sensibile che percepiamo, e in materia oscura, ipoteticamente paragonabile a quella invisibile prevista dalla cosmologia druidica.
Il druidismo concepiva il nostro cervello come un sistema materiale specificatamente idoneo per funzionare nel Nara, ovvero nella materia sensibile, e con la possibilità di accedere all'esperienza del mondo della Matchka.
Secondo la cultura nativa, l'esperienza di esistenza dell'individuo viene pertanto suddivisa in una parte predominante di Nara, in cui vive i due terzi della sua vita, e una parte di esperienza della Matchka, in cui vive un terzo della sua vita.
Rispondendo quindi alla natura fenomenica del mondo di Abred, anche il cervello si suddivideva in due competenze funzionali di partecipazione al Nara e alla Matchka, offrendo all'individuo due esperienze di realtà: una vissuta nella dimensione della condizione di veglia, il Nara, e l'altra vissuta nella dimensione della condizione di sonno che dà accesso alla fenomenologia del mondo della Matchka.
Solo la morte fisica, con la cessazione della funzionalità specifica del cervello, gli dà pieno accesso al mondo della Matchka attraverso il quale può procedere nella sua evoluzione verso la partecipazione al Mondo reale.
Secondo la cultura nativa dei Popoli naturali la dimensione del Nara riveste una base di partenza per l'esperienza evolutiva dell'individuo. Come dimostra l'esperienza pratica e sperimentabile della meditazione, l'individuo vive un suo percorso esperienziale-evolutivo che, come in un processo alchemico, lo porta dall'Annwin al Nara, quindi alla Matchka per procedere poi verso la dimensione reale dell'esistenza, il mondo di Gwenved.
L'individuo, uscito dall'anonimato dell'Annwin, sviluppa nel Nara la sua coscienza di esistere attraverso la serie di esperienze che ha occasione di vivere. Nella Matchka si spoglia dell'impronta sensibile rappresentata dal contesto materiale in cui la sua coscienza ha preso vita, sino a realizzare una identità cosciente e reale che finalmente può idoneamente accedere alla natura della realtà globale e oggettiva dell'esistenza, lo Shan.


Il concetto di sogno notturno-diurno della cultura nativa

Nella cultura nativa non veniva fatta distinzione tra la dimensione del sogno e la dimensione della veglia, essendo quest'ultima un'identica esperienza di realtà prodotta sempre dallo stesso cervello.
I Popoli naturali concepivano l'esperienza del sogno e quella dello stato di veglia come il prodotto della rappresentazione del cervello e riconducevano entrambe allo stesso piano fenomenico del "sogno diurno-notturno" in cui la coscienza sviluppava la sua esperienza di esistenza nei confini della dimensione dell'universo materiale.
L'esistenza vissuta nel mondo di Abred era considerata pertanto come il risultato di una apparenza sensoriale prodotta dal cervello in cui l'uomo poteva perdersi a sognare sia di notte che di giorno sullo stesso piano di qualità esperienziale.
Nello stato di veglia abbiamo l'illusione di essere affacciati su una realtà tridimensionale "vera" che vediamo in forma concreta intorno a noi e in cui crediamo di muoverci nell'aperta spazialità, ma in realtà stiamo vivendo una immagine di esistenza che ci è proposta come tale unicamente dal nostro cervello. Inevitabilmente allo stesso modo come il cervello produce gli elementi percettivi che danno sostanza all'esperienza del sogno.
L'unica differenza è che nello stato di veglia il cervello si affaccia sulla qualità sensibile dell'universo, mentre nel sonno si affaccia sulla dimensione strutturata con la qualità della materia invisibile.


L'esperienza del sogno lucido

Una esperienza di accesso guidato alla dimensione del sogno è costituita dal metodo del cosiddetto "sogno lucido".
Questo metodo comporta una serie di tecniche applicate alla funzionalità e alle caratteristiche proprie del sogno. Queste consentono all'individuo di entrare nella condizione di sonno mantenendo attivo il suo stato di coscienza, con la possibilità di interagire consapevolmente con gli eventi prodotti nella condizione di sonno e secondo finalità preordinate.
Secondo coloro che hanno sperimentato l'esperienza del "sogno lucido" viaggiare consapevolmente nella dimensione del sogno significa provare la stessa esperienza che si può vivere in un simulatore di realtà virtuale.
Ovviamente nel caso del sogno lucido, al di là delle necessità imposte dalla tecnologia della Realtà Virtuale, per entrare nella dimensione del sogno non si usano particolari apparecchiature, poichè gli "onironauti" sono naturalmente interfacciati su una rappresentazione scenica del loro cervello. L'esperienza del sogno lucido è ottenuta solamente a mezzo dell'applicazione di specifiche tecniche del sonno e del sogno che portano a mantenere la lucidità dello stato di coscienza.


Il ruolo esperienziale del sogno lucido

Per la cultura nativa il Sogno lucido non rappresenta solamente una curiosità ma riveste un preciso significato esperienziale a cui attribuisce una facoltà formativa dell'esperienza umana.
Possiamo riassumere le finalità del Sogno lucido nella cultura nativa in una serie di esperienze:

  • esplorare la dimensione del mondo della materia invisibile della Matchka
  • realizzare incontri con altre creature senzienti dello stato di veglia o dell'invisibile
  • ottenere possibili premonizioni a mezzo del contatto con la dimensione dell'invisibile
  • realizzare un'esperienza che può portare alla relativizzazione dei valori assoluti del condizionamento sensoriale del visibile. Relativizzazione possibile con la contrapposizione di una esperienza alternativa di realtà che possa liberare dai vincoli esperienziali soggettivi e portare all'intuizione del Mondo Reale posto al di là delle apparenze sensoriali.
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    Dal libro
    IL SONNO E IL SOGNO LUCIDO
    a cura di Giancarlo Barbadoro
    Triskel Editrice, 2004