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L'intervista a Elio Bellangero e a Gilda Paolicchi
Miriam Madau: Parliamo di crop circles inediti, risalenti alla stagione inglese del 1990. Siamo con Gilda Paolicchi e Elio Bellangero, oggi soci della Ecospirituality Foundation, che ci riportano dati di prima mano: che cosa ci potete raccontare al riguardo?
E. Bellangero e G. Paolicchi:
L'idea di recarci in Inghilterra per le vacanze estive nacque a seguito del grande interesse che ci avevano suscitato le primissime notizie, sul caso dei "crop circles", comparse in Italia tra il 1989 e 1990: il richiamo del mistero e dell'insolito era forte, così partimmo incuriositi e con la speranza di avere la fortuna di poter osservare quello strano fenomeno.
Le documentazioni dell'epoca erano ancora pochissime e pionieristiche: alcuni articoli, nessun libro, tanta disinformazione sia a favore sia a sfavore dell'importanza dell'evento.
Miriam Madau: Che periodo era esattamente?
E. Bellangero e G. Paolicchi:
Il viaggio fu organizzato per il mese di agosto del 1990 con altri amici curiosi.
Miriam Madau: Vi eravati prefissati un itinerario preciso?
E. Bellangero e G. Paolicchi:
La meta prescelta era il Devonshire, contea del sud dell'Inghilterra dove avevamo dei collegamenti ad Exeter e dove avevamo avuto notizia che si erano manifestati dei crop circles.
Miriam Madau: Come si svolse la vostra ricerca?
E. Bellangero e G. Paolicchi:
Sul posto trovarli non fu facile, a causa dello scetticismo che ancora circondava il fenomeno,
della scarsità di informazioni, del riserbo dei locali che spesso buttavano la vicenda sullo scherzo oppure, al contrario, se ne dimostravano quasi impauriti.
La prima notizia utile, quando ormai avevamo quasi perso le speranze, arrivò dagli autisti di un'azienda di raccolta del grano i quali ci indicarono il nome e l'ubicazione di una fattoria, la Pond Farm, dove si sapeva che si erano manifestati dei crop circles.
Raggiungemmo la fattoria, che si trovava nei dintorni di Collumpton, piccola cittadina del Devonshire, e là avemmo modo di parlare con il fattore, Mr. Emmett, una persona gentilissima e disponibile. Ci fece uno schizzo del percorso che dovevamo seguire per arrivare al campo (un grande campo di orzo) e ci permise anche di fotografare una immagine che lui aveva scattato a suo figlio, accanto ad uno dei crop circles quando erano appena apparsi.
Miriam Madau: Cosa vi colpì del resoconto di Mr Emmet ?
E. Bellangero e G. Paolicchi:
Vedere la fotografia originale fu di non poca importanza, dal momento che l'orzo era già stato mietuto e quindi, una volta giunti sul campo, avemmo solo la possibilità di vedere le tracce rimaste sul terreno.
Inoltre Mr. Emmett fu molto esplicito nel confermarci che le spighe, piegate a terra nella classica posizione dei crop circles, non avevano subito alcun danno, erano giunte perfettamente a maturazione, erano state mietute insieme con le altre e avevano prodotto chicchi d'orzo sanissimi, regolarmente macinati insieme con tutti gli altri.
Miriam Madau: Nonostante l'orzo fosse già stato mietuto, ci fu qualche particolarità che attirò ugualmente la vostra attenzione lì sul posto?
E. Bellangero e G. Paolicchi:
Comunque, l'incontro "dal vivo" con i crop circles, anche se solo in traccia, fu emozionantissimo.
Si trattava di due strutture circolari, una di circa 5 e l'altra di circa 4 metri di diametro, a distanza di circa 20 metri l'una dall'altra; a queste si aggiungeva una struttura veramente singolare: potremmo dire un "crop triangle", cioè un vero e proprio triangolo praticamente equilatero, di circa 3 metri d'altezza, in posizione equidistante e avanzata di circa 10 metri rispetto ai cerchi.
Nonostante la mietitura, erano perfettamente visibili gli angoli impressi alle spighe, abbassate al suolo e come intrecciate in senso rotatorio, e la perfetta distinzione del disegno, troncato di netto sul bordo dei cerchi e del triangolo.
Il dato più eclatante era la presenza di parecchia polvere bianca, di consistenza talcosa, che ricopriva il fondo delle aree dei cerchi e del triangolo mentre era completamente assente nel resto del campo.
Sono significative, e lo testimoniano, alcune foto che abbiamo realizzato.
Miriam Madau: Avete avuto modo di raccogliere dei campioni?
E. Bellangero e G. Paolicchi:
In particolare abbiamo raccolto dei ciottoli all'interno di uno dei due cerchi: erano ricoperti da quella strana polvere biancastra, la quale risultava essere invece assolutamente assente all'esterno delle 3 figure geometriche , così come dimostra ed è riportato nella foto. Alcuni di questi ciottoli ora fanno parte dei materiali di studio della Ecospirituality Foundation.
Miriam Madau: Quali sono state le vostre impressioni personali sul fenomeno da voi osservato?
Gilda Paolicchi:
Quando sono partita per questa vacanza non sapevo nulla di questi fenomeni e non avevo idea di cosa avrei potuto incontrare; posso dire che già solo quello che ho avuto modo di osservare ha scatenato la mia curiosità e l'interesse a saperne di più. Iniziai così,a quel tempo, dalla letteratura sui crop circles, in lingua inglese ( in quanto in Italia non esisteva ancora niente sull'argomento) e a tutt'oggi il mio interesse e la mia ricerca continuano.
Inoltre, ho un ricordo ancora molto vivo di allora: la cosa che mi colpì molto fu l'esperienza di quando arrivai sul posto interessato dal fenomeno, perché nonostante la traccia dei disegni fosse solo più sul terreno, per me fu come se, mettendo piede nei cerchi e nel triangolo, entrassi in una dimensione diversa, quasi come se attraversassi una porta; l'esperienza che tutto ciò mi stava trasmettendo era di silenzio e di una forma di "rispetto" verso il mistero che il fenomeno stesso rappresentava.
Miriam Madau: …e tu Elio che cosa ci puoi dire?
Elio Bellangero:
Per me valgono le stesse cose; quello che ricordo di più era questo senso come di attraversare una porta: la sensazione precisa di entrare in contatto con un'altra dimensione; sensazione che diventava nettissima all'interno dei disegni.
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