Era lì, davanti a me, con l'aria di chi volesse interrogarmi. Io le avevo già gettato un'occhiata distratta, ma ora la esaminai con più attenzione sbirciandola al di sopra del giornale. La seconda occhiata mi persuase che una terza non avrebbe guastato. Non dico che fosse una bellezza sconvolgente (molte mie studentesse l'avrebbero surclassata per avvenenza e sex-appeal) ma era interessante, questo sì. Alta e magra, con un caschetto di capelli scuri aderenti alla testa, vestita con semplicità (nient'altro che una tuta color sabbia zeppa di tasche e cerniere e un paio di sandali) quello che mi colpivano erano i suoi occhi sgranati, attenti, quasi ansiosi e le sue mani lunghe, sottili e nervose. E, insomma, sembrava mi stesse esaminando. Ormai la stavo fissando apertamente anch'io così lei parve decidersi e mi rivolse la parola.
"Buon giorno...o dovrei dire buon dopopranzo?" si corresse in fretta. Prima che potessi risponderle riprese: "Vede, ho il segna-tempo che non funziona molto bene... lei mi può dare le corrette coordinate temporali?" Il suo accento non faceva pensare ad una straniera, ma il linguaggio era sicuramente un po' strano. A meno che non fosse un nuovo gergo giovanile, con relativa presa in giro. Meccanicamente guardai l'orologio e risposi: "Sono le tre meno venti... le quattordici e quaranta" puntualizzai. Lei annuì soddisfatta: "Giusto, giusto... ed è il centosettantatreesimo giorno antecedente il terzo millennio, vero?" Beh, lo scherzo stava facendosi più marcato, ma non avevo nessuna intenzione di dargliela vinta. Così le dissi, con tono improvvisamente più sollecito ed esageratamente gentile: "Un attimo solo che controllo, signorina!" Posai il giornale sulla panchina, tirai fuori di tasca la mia agenda elettronica e un rapido calcolo mi confermò che, essendo il 10 di luglio, il 2000 sarebbe arrivato esattamente di lì a centosettantatrè giorni. "Esatto!" le confermai vivacemente attendendo incuriosito la prossima mossa. Lei parve molto contenta e mi gratificò di un sorriso smagliante. "Oh professore! - esclamò, persuadendomi che evidentemente mi conosceva e tutta quella scena, le occhiate, le domande facevano parte di un qualche gioco in cui voleva coinvolgermi - come sono contenta di averla trovata qui! Della sua identità ero sicura e trovare il luogo non era difficile, ma il tempo, eh, lei lo sa che con il tempo le cose sono un po' più complicate e non volevo fare sgambiolature! - esitò, vedendo la mia espressione - ...strappi, errori, voglio dire." Facevo fatica a seguirla, ma era chiaro che ormai aveva superato ogni titubanza e, di qualunque cosa si trattasse, stava per dirmelo. Il suo viso si fece un po' più rosso e, assumendo un atteggiamento confidenziale e rispettoso insieme, proseguì: "Ecco, professor Nurta, lei si starà chiedendo chi sono e cosa voglio da lei. Bene - fece una pausa e poi disse tutto di un fiato - mi chiamo Elinor Branz e frequento il sedicesimo anno alla facoltà di Fisica Temporale dell'Università di Malta. Mi sto tri-laureando con una tesi su di lei, professore e ho deciso di venirla ad intervistare per completare il mio lavoro." A questo punto ero più confuso di prima. Io sono un normalissimo docente universitario che tiene il suo corso di elettromagnetismo agli studenti del primo anno di Fisica. Non ho pubblicato nessuno studio di rilievo, né sono apparso su importanti riviste scientifiche. L'idea che chicchessia stesse preparando una tesi su di me suonava assurda. Eppure mi aveva chiamato per nome ed il suo tono di voce mi aveva convinto che non era matta né stava prendendomi in giro. "Ma cara signorina..." iniziai, ma lei mi interruppe con foga: "Non capisce professore? Io le sto dimostrando che la sua scoperta ha avuto successo, che la sua intuizione è stata provvidenziale, che possiamo - concluse illuminandosi in volto - viaggiare nel tempo! Io ven-go-dal-fu-tu-ro, professore e più esattamente - continuò disinvolta - dal 2477. Certo, la scienza del ventunesimo e ventiduesimo secolo ha dovuto lavorare parecchio sulle equazioni di riposizionamento della massa-riassunta e fino a ottant'anni fa i viaggi nel tempo erano assolutamente sperimentali e imprevedibili. Beh - ammise - ancor oggi centrare le coordinate spazio-temporali non è sempre agevole (le distorsioni da curvatura ellittica, capisce?) ed è per questo che ero un po' titubante all'inizio. I paradossi temporali non sono da prendere alla leggera e se avessi sbagliato periodo avrei dovuto sparire il più in fretta possibile. Ma d'altra parte ci tenevo veramente ad incontrarla proprio oggi, a un anno esatto dal ritrovamento della capsula!"
La ascoltavo, ma non riuscivo a credere alle mie orecchie. Vide il mio sbalordimento e mi mise rapidamente sotto il naso una tesserina di materiale plastico su cui campeggiava una foto. "Questa sono io, professore, è la mia carta-persona." La presi in mano e subito l'immagine della ragazza si animò annunciando con voce chiara: "Buon Tempo! Sono Elinor Branz, codice Univo 7396H25. Per ulteriori informazioni sovrapponete i margini verdi delle carte!" Le restituii la tessera. Anche se non si trattava di un trucco non ci capivo niente lo stesso. "Signorina... Elinor, la prego! Pur ammettendo che lei sia... arrivi... sì, insomma... non riesco a seguirla! Di che diavolo sta parlando?" Lei si fece più seria. "Andiamo, professore! Lei non può dubitare ancora e proprio oggi. Un anno fa lei si trovava esattamente in questo luogo e alle ore quattordici, cinquattotto minuti primi, ventisei secondi e quattrocentosessantun millesimi, mentre passeggiava per il parco vide materializzarsi la capsula nell'erba proprio davanti a lei. La capsula, ora glielo posso confermare, faceva parte di un esperimento temporale voluto dal bi-dottore Sharidansung, nato a Bombay nel 2284, morto a Minneapolis nel 2415 - recitò meccanicamente - che l'aveva inviata nel passato come testimonianza che i viaggi nel tempo erano possibili e conteneva al suo interno i principi fisici fondamentali e le equazioni base per realizzarli. Purtroppo trattandosi di esperimenti molto rudimentali le capsule così inviate si materializzavano solo per un tempo massimo di quattro minuti circa e fu proprio la sua prontezza, la sua geniale intuizione e il fatto di avere con sé una macchina fotografica che in quei pochi minuti le permisero, unico nella storia, di registrarne il contenuto che svanì effettivamente di lì a pochi istanti. Oh, ma vedo che anche oggi lei ha con sé una fotocamera! Mi dica professore - ansimò emozionata Elinor - è la stessa? E' quella con cui fece quelle foto? L'ha portata con sé oggi in segno di trionfo, vero? visto che oggi, a un anno esatto dalla scoperta, l'intera comunità scientifica mondiale si radunerà qui tra pochi minuti per attribuirle il riconoscimento che si merita ed inaugurare una targa all'ingresso del parco. Certo - aggiunse assorta - sarebbe stato più significativo mettere una stele nel punto esatto del ritrovamento, ma mi rendo conto che non sia facile da identificare in un parco così ampio e con tutta quell'erba."
Boccheggiavo, assolutamente sconvolto: "Elinor! - strillai - io non ho trovato niente, non ho fotografato niente! Un anno fa a quest'epoca ero in vacanza al mare, non ero nemmeno qui!"
Elinor aggrottò la fronte e chiese preoccupata: "Ma professore... lei mi ha detto... oggi è il 12 luglio dell'anno 2000, no?"
In quel momento mi resi conto del granchio che avevo preso e gemetti: "No, no: oggi è il 12 luglio del 1999!"
"Ma... - la ragazza era veramente nervosa - io le ho chiesto chiaramente quanto mancava al terzo millennio..." La interruppi: "Certo! - gridai - vuoi che non lo sappia che il terzo millennio inizia dopo che siano trascorsi completamente duemila anni e non solo millenovecentonovantanove e quindi inizia il primo gennaio del 2001? Ma... - balbettai vergognoso - è colpa dei giornali, capisci?.. la televisione... i mass-media, tutti quei giornalisti, presentatori, cantanti, attorucoli che trovano eccitante veder comparire sul calendario il numero duemila e da mesi ci stanno riempiendo la testa che il terzo millennio inizia col duemila e io... io per un attimo mi sono confuso e ti ho risposto in modo errato."
Elinor appariva davvero spaventata ora: "Oh, professore, ma allora è oggi il giorno del ritrovamento! Lei non dovrebbe esser qui a parlare con me, dovrebbe essere lì, da qualche parte, in mezzo a quel prato..." S'interruppe ed entrambi corremmo con lo sguardo all'orologio. Segnava le quindici e sette minuti. Ci guardammo. Lei mormorò: "La capsula si è già dissolta. Lei non l'ha trovata. La scienza non potrà applicarsi su quelle formule. I viaggi nel tempo non saranno possibili per chissà quanti secoli. Ed io - concluse in un soffio - non posso trovarmi qui." E mentre parlava la sua pelle chiara divenne ancora più diàfana, i contorni del suo corpo cominciarono a tremolare e iniziò a diventare trasparente. "Professore - implorò - potrà mai perdonarmi? Il mio crono-trasportatore ha sbagliato l'anno ed io le ho impedito di compiere la sua scoperta. Ma anche lei, però!..." borbottò severa scuotendo il capo. Le ultime parole che percepii mentre svaniva del tutto furono: "E adesso su cosa la faccio la mia tesi?"
Rimasi solo, pietrificato sulla panchina. Poi, finalmente mi scossi e mi guardai intorno. Lo sguardo indugiò sul vialetto, gli alberi frondosi, i prati verdi ricoperti di erba alta ondeggiante al morbido vento estivo. Uno splendido parco vivo e frusciante in un caldo pomeriggio di un'estate di fine millennio.