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CAPITOLO II

L'ANGIOLETTO VIENE RITROVATO DAI SUOI AMICI

Il viaggio sul fiume continuò ancora, senza più incidenti, per altri due giorni.
Alla fine del quarto giorno, Sara scorse da lontano la sagoma del monte Khazad.
Tutti i viaggiatori erano tesi, poiché compresero che era ormai giunta l'ora di affrontare la parte più pericolosa dell'intero viaggio: avrebbero infatti dovuto liberare Ilenia e, soprattutto, avrebbero dovuto affrontare l'Oscuro Drago.
Accostarono quindi le barche alla riva dell'Argentoblu e scesero sulla riva.
Faceva freddo, poiché dal monte Khazad giungeva un vento carico di gelo e di bufera e il pallido sole stava ormai per coricarsi dietro alle nubi che, come ombre minacciose, oscuravano il cielo di quel triste luogo dimenticato da tutti.
I nostri amici decisero di accamparsi per la notte lungo la riva: avrebbero affrontato la scalata del monte il giorno seguente.
Stefano e Lampo costruirono tre tende utilizzando rami e foglie che erano sparsi sul terreno: prima di ritirarsi in questi piccoli ma comodi rifugi, i viaggiatori decisero di mangiare qualcosa. Charizard, cuoco abilissimo, in pochi istanti imbandì una lauta cenetta a base di frittata, formaggio, frutta e ottimi dolci da lui preparati.
Dopo cena, siccome Morfeo tardava ad arrivare, tutti si riunirono attorno al fuoco che- per prudenza- era molto piccolo e Stefano propose un piano per il giorno successivo: dopo aver raggiunto la vetta del monte, sarebbero entrati nella fortezza del Drago e avrebbero liberato Ilenia. Prima, però, avrebbero dovuto trovare una mappa: solo così , infatti, si sarebbero potuti orientare nel labirinto di stanze del maniero.
Tutti approvarono questo piano e si sentirono forti e rincuorati: erano sicuri di non fallire. Per essere pronti per il giorno successivo, alcuni di loro decisero di fare ancora un po' di ginnastica e di controllare le loro armi. Stefano fece prima sollevamento pesi (usando però come peso Leo) e, in seguito, lucidò la sua bella armatura romana. Lampo sistemò con cura le sue frecce nella faretra e controllò il suo arco. Sara e Charizard, invece, lottarono tra loro.
Vermilinguo, che preferiva le arti magiche a quelle marziali, preparò delle nuove pozioni magiche che avrebbero potuto nuocere ai nemici.
Quando tutti furono stanchi, decisero di andare a dormire: l'indomani sarebbe stato un giorno molto lungo ed impegnativo.
Il mattino seguente, al sorgere del sole (che in quel luogo era sempre velato da una sottile cortina di nubi) tutti i componenti del gruppo si alzarono. Dopo una frugale colazione, si misero in cammino poiché non potevano perdere altro tempo.
S'incamminarono lungo uno stretto sentiero lastricato con pietre grigie: esso era dapprima pianeggiante, ma iniziò presto a salire e- siccome era molto ripido- i viandanti furono costretti a rallentare il passo. Chi aveva le ali preferì non utilizzarle: sarebbero forse servite successivamente per superare altri ostacoli ben più ardui.
Il paesaggio che li circondava non contribuiva certo a rallegrare i loro animi: le rocce erano nere e appuntite come lance e non vi era pressoché traccia di vegetazione salvo qualche piccolo arbusto rinsecchito dal freddo.
Tuttavia, fino a quel momento, la compagnia non aveva ancora subito l'attacco di nessun essere mostruoso mandato dal nemico: tutti, però, stavano all'erta...
Il primo ostacolo, infatti, non tardò a presentarsi. Il cielo divenne ancora più nero e si levò un gelido e maligno vento. Vermilinguo capì che stava per iniziare una bufera di neve. Dopo pochi attimi, iniziò a nevicare: la neve cadeva lenta ma fitta ed i bianchi fiocchi parevano tanti diamanti che cadevano dal cielo. I nostri amici furono costretti a rallentare ancora ulteriormente il loro passo, ma dopo poco tempo furono tutti coperti di fredda neve: risultò quindi impossibile proseguire il cammino.
Lampo vide che, a pochi metri dal punto in cui si trovavano, si apriva una caverna nel fianco della montagna: tutti cercarono quindi di avanzare il più rapidamente possibile per raggiungerla e vi entrarono. Siccome era molto buia e profonda Charizard usò il suo corno lucente per illuminarla. Quando capirono che non vi erano pericoli, decisero di accamparsi per aspettare la fine della bufera.
Finalmente la tempesta si placò e i viandanti uscirono dal loro riparo. Stefano propose a Leo di percorrere con lui un breve tratto di strada per accertarsi che non ci fossero altri pericoli in agguato: avrebbero volato per osservare meglio dall'alto la strada che dovevano ancora percorrere. Gli altri componenti del gruppo avrebbero proseguito a piedi.
Dopo circa un'ora di cammino, Sara vide giungere Stefano. Egli si posò a terra ed era agitatissimo: aveva infatti avvistato un'immensa nube scura che stava procedendo molto rapidamente verso il resto del gruppo. Leo aveva preferito posarsi su una sporgenza ed attendere il nemico per cercare di distruggerlo.
Dopo pochi minuti, ecco arrivare la minaccia...tantissimi corvi neri stavano per attaccare i nostri amici. Si trattava di esseri giganteschi. Il loro corpo era ricoperto da piume nere e i loro becchi erano rossi ed arancioni. Avevano freddi occhi senza pupilla e possenti artigli grigi. Non restava altra alternativa : bisognava combattere. Tutti i componenti del gruppo unirono le loro forze e riuscirono a uccidere molti rapaci. Gli altri fuggirono.
Quando tutti si furono ripresi dalla battaglia, Lampo propose di continuare il cammino. Egli sperava anche di incontrare Leo sano e salvo. La compagnia avanzò ancora: il sentiero divenne più stretto e più ripido poiché stavano ormai quasi per raggiungere la cima del monte. Finalmente Sara vide Leo che aveva cercato riparo in una nicchia di nera roccia e lo chiamò. Egli volò verso il basso fino a raggiungere i suoi amici. Spiegò quindi loro di aver tentato di bloccare i corvi che però erano troppo grossi per lui. Non aveva quindi potuto far altro se non cercare riparo ed attendere l'arrivo del resto del gruppo.
I viandanti percorsero ancora un tratto di strada quando Charizard vide la fortezza...
Purtroppo però, degli enormi blocchi di roccia ostruivano quasi il sentiero: sarebbe stato necessario usare le ali per poter proseguire. Quando si furono avvicinati, Vermilinguo si accorse che stava accadendo qualcosa di sospetto...i massi si stavano muovendo!
In un batter d'occhio, le rocce si trasformarono in enormi diavoli che ora si ergevano in tutta la loro altezza e sbarravano il sentiero: si trattava dei guardiani della montagna.
La loro pelle era rossa e nera, avevano corna aguzze e occhi gialli. Come se non bastasse, erano armati di grossi forconi di fuoco...che fare?
Ogni speranza pareva ormai perduta, ma Charizard ebbe un'idea. Egli usò tutta la sua energia per far risplendere il suo corno. La luce emanata da quest'ultimo, insieme alla polvere di stelle gettata da Vermilinguo, furono sufficienti per abbagliare le due creature per un istante: giusto il tempo impiegato dai nostri amici per passare rapidamente e correre via.
Quando finalmente si fermarono, Sara vide che i diavoli avevano nuovamente ripreso la forma di rocce: il pericolo era scampato.
A forza di correre, avevano anche raggiunto la fortezza: ora era necessario avanzare con la massima cautela poiché molti Orchetti erano in agguato, pronti ad uccidere gli intrusi.
Ecco infatti otto di queste creature fare la guardia all'ingresso principale della fortezza. Lampo propose di ucciderli, di rubare loro gli indumenti e di indossare le loro divise: in tal modo sarebbero potuti entrare con più facilità nel cupo maniero. Così fecero e varcarono la soglia della dimora dell'Oscuro Drago. Per farlo, però, dovettero pronunciare le parole magiche scritte sull'arco della porta.
Quando furono all'interno , Sara vide altri Orchetti. I nostri amici si nascosero immediatamente: se fossero stati scoperti sarebbe stata la loro fine. Uno di questi mostriciattoli teneva in mano una mappa e stava confabulando con il suo compare. Vermilinguo pronunciò alcune strane parole e tutte le guardie, compresa quella con la mappa, stramazzarono al suolo stecchite. "Come hai fatto?" - chiese Leo stupito- "Semplice!"- rispose il cobra- "ho usato la magia nera e li ho avvelenati tutti".
Dopo essersi ripreso dalla sorpresa, Leo- con un balzo- raggiunse la guardia morta, rubò la mappa e la portò agli altri amici che la consultarono con attenzione: Ilenia doveva sicuramente essere tenuta prigioniera nelle segrete della fortezza.
Senza perdere altro tempo, si diressero tutti verso le prigioni. Fortunatamente non incontrarono altri ostacoli.
Tutte le celle si trovavano nel cuore della fortezza ed erano state scavate secoli prima nella roccia. L'atmosfera era tetra e spaventosa. La compagnia camminò per un po' alla ricerca di Ilenia e s'imbatté in strani esseri che il Drago aveva catturato tempo prima e che ora soffrivano in quel luogo senza tempo. Vi erano piccoli gnomi barbuti di colore verde, ma c'erano pure bizzarre creature con quattro occhi, tre bocche, una gamba sola e sei braccia. Finalmente Sara vide l'angioletto rinchiuso in una buia cella. Era incatenato ed era proprio malconcio. Quando vide i suoi amici, pianse di gioia. Stefano sfondò le sbarre e Lampo spezzò le catene che la tenevano prigioniera. Ilenia, con fatica, si mosse: aveva un'ala spezzata ed era tutta piena di lividi per le torture subite. Vermilinguo fece bere all'angelo una bevanda magica che l'aiutò a riprendere le forze.
Era giunto il momento di fare i conti con il Drago. Prima, però, Lampo decise di liberare gli altri prigionieri: anche loro si sarebbero ribellati contro il crudele essere e, tutti insieme, lo avrebbero sconfitto.


CAPITOLO III

LA GRANDE BATTAGLIA FINALE

I nostri amici, la cui forza era ora notevolmente aumentata grazie al gruppo dei prigionieri liberati, risalirono velocemente le ripide e tortuose scale delle segrete e- con l'aiuto della mappa- si precipitarono nella sala del trono: dovevano trovare l'Oscuro Drago e sconfiggerlo. Gli Orchetti (che- come è risaputo -sono esseri molto stolti), con tutto quel baccano ,si erano precipitati nei corridoi poiché avevano compreso che vi erano degli intrusi da eliminare...avrebbero però fatto molto meglio a restare nascosti, perché tutti i membri della compagnia erano molto arrabbiati e non ne risparmiarono neppure uno.
Non appena raggiunsero la stanza in cui dimorava il Drago, Stefano Lampo e Charizard -aiutati anche dai nuovi amici- sfondarono la porta che sbarrava loro la strada ed irruppero con la forza dell' uragano nell'ampia sala. Il Drago li stava aspettando...dapprima egli scoppiò in una lugubre e potente risata e poi disse:" Piccoli sciocchi esseri, che cosa credete di fare ,eh?" "Io sono molto più potente di voi e vi schiaccerò come moscerini!" Lanciò poi dalla bocca un'alta fiammata di fuoco blu e verde per intimorirli.
I componenti del gruppo, però, non si fecero prendere dal panico e, dopo aver lanciato il loro grido di battaglia, partirono all'attacco. Il Drago, che non si aspettava un tale impeto, non fece in tempo a reagire e fu messo fuori combattimento da una potente scarica elettrica lanciata da Sara, Ilenia e Vermilinguo. Gli altri gli si avventarono contro e lo colpirono con ogni sorta di oggetti che avevano trovato in quel luogo.
Tutti esultarono, poiché erano sicuri di averlo sconfitto.
In un batter d'occhio, uscirono dalla stanza e si precipitarono verso l'uscita: dovevano lasciare quell'infausta fortezza il più rapidamente possibile.
Stefano e Leo, aiutati da Ilenia, aprirono il pesante cancello e corsero verso il sentiero che conduceva a valle...ma non avevano percorso che pochi metri, quando un grido lancinante fece loro gelare il sangue nelle vene. Tutti si voltarono: il Drago stava volando verso di loro seguito da un esercito di Orchetti armati di tutto punto...che fare? Non restava altro che affrontare il nemico.
Stefano chiamò rapidamente tutti i suoi amici che potevano volare: loro avrebbero combattuto contro il Drago in cielo, gli altri se la sarebbero dovuta sbrigare a terra contro gli Orchetti. Il combattimento ebbe inizio. Dapprima, il mostro alato parve avere la meglio: era forte e il suo fuoco trasformava in ghiaccio tutto quello che colpiva. Stefano e Leo rischiarono più volte di soccombere, ma- grazie alla loro astuzia- si salvarono.
Anche a terra, Lampo e Vermilinguo ebbero il loro bel da fare: il cobra lanciava incantesimi contro i nemici e il centauro abbatteva gli Orchetti con le sue frecce. Gli ex prigionieri, invece, si avventarono contro i nemici colpendoli con le grosse pietre che ricoprivano il suolo. Ad un tratto, però, la battaglia prese una svolta decisiva: Charizard, Sara, Ilenia e Leo riuscirono ad accerchiare il Drago che era stato ferito, Stefano gli si lanciò contro con tutta la sua forza e lo ferì mortalmente con la sua spada.
La mostruosa creatura gridò di dolore e cadde a terra schiacciando con il suo peso molti Orchetti. Gli altri, che ormai avevano perduto il loro punto di riferimento, fuggirono via spaventati.
Stefano, Sara, Ilenia , Charizard e Leo scesero a terra e- con i loro amici- si avvicinarono cautamente al Drago...ma quest'ultimo, ormai, non costituiva più una minaccia poiché era morto.
All'improvviso, però, la terra iniziò a tremare...un nuovo pericolo stava forse per avventarsi sulla compagnia? Tutti si voltarono verso la fortezza e...sorpresa!: tutta la costruzione stava rapidamente sprofondando, inghiottita dalla montagna stessa. Anche il cadavere del Drago, come per magia, si dissolse in una scura nube di fumo che si alzò nel cielo e fu spazzata via dal vento che, nel frattempo, aveva iniziato a soffiare.
Il sole comparve nel cielo che, ora, si era colorato di azzurro. Ilenia, allora, decise di fare un dono al monte Khazad. Prese un piccolo sacchetto di cuoio (che conservava in una tasca del suo vestito) dal quale tirò fuori una manciata di polvere colorata...in un istante, tutto il monte fu ricoperto da mille fiori rosa, gialli, azzurri arancioni e rossi.
Dopo essersi riposati e rifocillati, i membri della compagnia decisero che era ora di iniziare il lungo viaggio di ritorno verso casa e si incamminarono lungo il sentiero che scendeva dal monte e che li avrebbe condotti al fiume Argentoblu e poi a Granburrone.
Il tragitto fu lungo, ma non faticoso e fu allietato dalla presenza dei nuovi amici che- siccome avevano perduto tutto- decisero di recarsi a Granburrone dove avrebbero iniziato una nuova vita.
Arrivò così il giorno in cui il gruppo giunse nella contrada. Il sole era già alto nel cielo, ma le strade erano stranamente deserte...che fosse accaduta qualche disgrazia? Ma no! ecco all'improvviso comparire una folla di gente festante che acclamava i nostri eroi. La nuvoletta Speedy, infatti, aveva assistito dal cielo a tutta la battaglia ed era accorsa a Granburrone per riferire la vittoria . Tutto era dunque pronto per i festeggiamenti. Quella sera si mangiò (Charizard preparò molte leccornie) si danzò e si cantò fino a notte fonda. Anche il cielo partecipò alla festa e decise di indossare la sua veste blu punteggiata di lucenti stelle.
Vermilinguo regalò a tutti gli abitanti un magnifico spettacolo pirotecnico con fuochi di mille forme e colori.
I festeggiamenti- come si può ben immaginare- durarono giorni e giorni e ancora oggi, sebbene siano passati molti anni da quel memorabile giorno, gli abitanti di Granburrone ricordano con stima e simpatia Ilenia, Charizard, Leo, Sara, Lampo, Stefano Vermilinguo e tutti i nuovi amici che erano fuggiti all'Oscuro Drago e che scelsero come dimora quella felice contrada.


EPILOGO

Ma facciamo un salto indietro...che cosa accadde ai nostri eroi dopo la grande festa a Granburrone?
Nulla di particolare: erano persone semplici e tali rimasero.
Ognuno di loro tornò ad occuparsi delle proprie mansioni e la sua vita continuò ad essere esattamente quella di prima. Talvolta, si incontravano nella locanda della contea per ricordare la loro grande impresa.
Fu proprio durante una di quelle sere in cui tutti erano riuniti attorno a un tavolo del "Cavallino Rosso" (questo era il nome della locanda) che giunse a Granburrone una strana creatura. Si trattava del saggio gnomo Kropus.
Egli voleva assolutamente parlare con i nostri amici e, quando finalmente li incontrò, si fece raccontare per filo e per segno tutta la storia della loro impresa.
Quando ebbe finito di prendere appunti, ringraziò e se ne andò misteriosamente così come era arrivato.
Stefano rimase molto sorpreso, ma non diede più di tanta importanza all'accaduto. "Bene, bene" - disse Kropus- "è giunto il momento di iniziare a scrivere il mio libro".
Egli si recò in un bosco di abeti che cresceva nei pressi di Granburrone, si accomodò su un fungo gigante, tirò fuori la sua penna, numerosi rotoli di pergamena e iniziò la sua opera.
Trascorsero molte settimane e Kropus scrisse e scrisse senza quasi mai fermarsi.
Quando finalmente ebbe terminato di completare l'ultima pagina, saltò giù dal suo fungo ed esclamò: "E' fatta! Ho finito il mio libro!"
Il titolo del suo manoscritto era : "La più grande avventura" che è proprio il libro che tutti voi avete appena letto e che Kropus spera voi abbiate apprezzato.