INTRODUZIONE
ECCO CHE COSA ACCADDE UN DI' ALL'ANGIOLETTO ILENIA
Immerso nel verde, in una grande vallata alpina, c'è un piccolo laghetto nel quale si specchiano i pini e le montagne circostanti. Il nome di questo specchio d'acqua è speciale: esso, infatti, si chiama Petalodirosa.
Questo nome gli fu dato dagli abitanti della valle perché esso è circondato da molte piante di rose profumate e colorate. Il nostro lago ha, inoltre, un'altra caratteristica: cambia il suo colore in base all'umore di un suo grande amico che vive in una casetta situata sulle sue sponde.
Questa personcina è anch'essa molto speciale: si tratta, infatti, dell'angioletto Ilenia. Il suo compito è molto importante: deve portare l'amicizia tra i bambini del mondo.
Prima di continuare il nostro racconto, soffermiamoci ancora un attimo a dare un' occhiatina alla sua casa. Essa è azzurra e rosa e la sua particolarità è che l'intera mobilia è sospesa nel vuoto: i mobili e le sedie sono senza gambe e neppure la televisione ha un sostegno.
L'angioletto, dunque, trascorreva le sue giornate tranquillamente finché un giorno, era il 20 marzo dell'anno tremilaseicentoventicinque, accadde un fatto che sconvolse non solo la sua vita, ma anche quella di tutti i suoi amici.
Quel mattino (la sveglia era suonata come sempre alle otto) Ilenia, dopo una buona colazione a base di marmellata di fragole e di fette biscottate inzuppate nel latte, andò a trovare gli animali del bosco. Il pomeriggio era invece dedicato ai bambini bisognosi, ma al calare dell'oscurità quella giornata divenne tragica.
L'angelo, infatti, tornò a casa, ma notò subito qualcosa di strano: dall'interno della sua abitazione provenivano rumori sospetti. Si armò di coraggio ed entrò, accese la luce e quello che vide, per poco, non la fece svenire...sei brutti Orchetti la stavano aspettando e i loro intenti non erano certo pacifici.
Tre di loro erano verdi, pelosi, con le orecchie a punta e un lungo naso. Uno dei loro occhi era giallo come quello dei gufi. Gli altri tre erano invece più alti. La loro pelle era azzurra, avevano tre occhi , la bocca era sulla loro pancia e avevano quattro orecchie.
La povera Ilenia non fece in tempo a scappare perché questi mostri le furono addosso, la legarono e la portarono fuori. Sulle sponde del lago era giunta nel frattempo una misteriosa carrozza trainata da quattro neri destrieri i cui occhi erano rossi e senza pupilla.
Gli Orchetti fecero salire l'angelo su questa vettura che, guidata da una forza misteriosa, si alzò subitamente in volo.
L'angelo non si accorse quasi del viaggio, perché la carrozza viaggiava rapida nel cielo e giunse quasi subito a destinazione.
Quando il lugubre convoglio atterrò, gli Orchetti fecero scendere Ilenia: era buio, ma a ella parve di trovarsi proprio di fronte all'entrata di una grande costruzione perché la luna, che quella notte brillava nel cielo come una falce di fuoco, illuminava lo spazio circostante.
L'angioletto non si sbagliava: era infatti stata portata sull'infausta cima del monte Khazad dove sorgeva la fortezza dell'Oscuro Drago.
Essa era stata costruita con delle pietre scure e il portale attraverso cui Ilenia fu fatta passare era molto imponente ed era decorato con sculture rappresentanti mostri alati.
Una volta entrata, la nostra eroina (che stava ormai per svenire dalla paura) fu condotta dai suoi rapitori attraverso un lungo corridoio illuminato solo da lanterne che emanavano una fioca luce rossa. Al fondo di questo corridoio, si apriva un'ampia sala nel mezzo della quale si ergeva un imponente trono . L'angioletto osò appena guardare e vide il Drago. Esso era accovacciato sul trono e il suo aspetto incuteva terrore persino agli Orchetti: la sua spessa pelle era del colore del fuoco, gli occhi corvini ardevano di perfidia e le sue grosse ali nere erano spalancate. A tutto ciò, si aggiungevano i suoi due metri di altezza e i suoi artigli possenti.
Il Drago allora spalancò le sue fauci e parlò con la sua voce cavernosa:" Angioletto- disse- il motivo per il quale ti ho fatta rapire è molto semplice: siccome io odio tutti i buoni sentimenti, ho deciso che tu non debba mai più portare l'amicizia tra i bambini. Sarai ospitata nei miei sotterranei fino alla fine dei tuoi giorni!" Detto questo, scoppiò in una lugubre risata e fece schioccare la sua nera lingua biforcuta.
Ilenia, allora, si armò di coraggio e disse con voce sicura: "Tu sei un essere malvagio e spregevole, ma io non ti temo perché so che i miei amici mi aiuteranno e ti sconfiggeranno". Non fece però in tempo a terminare il discorso, perché gli Orchetti la trascinarono via e la condussero nelle buie e umide prigioni scavate nel ventre della fortezza.
La notte in cui il nostro angioletto fu rapito dal crudele Drago, una nuvoletta rosa di nome Speedy riuscì a vedere la nera carrozza che solcava il cielo. Speedy era una nuvoletta speciale: essa, infatti, aveva il dono della parola e, in più, era una grande amica di Ilenia.
La nuvoletta capì all'istante che l'angelo era in serio pericolo perché riconobbe la carrozza. Volò quindi rapida come il vento ad avvisare gli altri suoi amici . Si trattava di tre valorose creature: l'Uomo alato di nome Stefano, il Leone alato di nome Leo e l'unicorno alato di nome Charizard.
I nostri tre amici vivevano in luoghi diversi e, durante la notte in cui avvenne il tragico fatto ,stavano badando ognuno alle proprie faccende.
Stefano, che abitava sul monte Argento, stava preparando la sua cena: una succulenta bistecca con patatine fritte; Leo, che risiedeva invece sul monte Oro, non amava far tardi la sera: aveva già indossato il suo pigiama a righe rosa (che s'intonava alla perfezione con la sua criniera) e si era addormentato sul suo enorme letto di piume blu . Infine, sulla cima del monte Bronzo, Charizard, che adorava cucinare- ma che di giorno era sempre impegnato ad aiutare chi era in pericolo- stava cimentandosi nella preparazione di una vera e propria opera d'arte: una torta alla frutta con guarnizioni di cioccolato e panna.
Non appena i tre ebbero ricevuto l'allarmante notizia da Speedy, comunicarono telepaticamente e decisero di ritrovarsi il giorno seguente a Granburrone: in quel luogo avrebbero potuto parlare con più calma e organizzare una spedizione per salvare l'angioletto.
Soffermiamoci per un istante ad osservare questo sito dal nome così curioso. Si tratta di una contrada che sorge su un'immensa pianura ricca di vegetazione. Proprio vicino a questo grazioso luogo, la terra si apre in un profondo burrone sul fondo del quale scorre il fiume Argentoblu.
Se le case degli abitanti di questa contrada sono particolari- hanno la forma di fiori, sono fatte di mattonelle dai colori vivaci e hanno il tetto di legno - i suoi abitanti lo sono ancora di più. Essi, infatti, non sono esseri umani, ma creature fantastiche.
Vi sono esseri che, al posto delle gambe, hanno una grossa molla che permette loro di spostarsi rapidamente ; altri ,invece, hanno una sola gamba sulla quale saltellano tutto il giorno. Troviamo poi strane creature con tre occhi, sagge talpe che portano spessi occhiali, graziosi gnomi dai capelli blu e giganti buoni (questi ultimi, però, vivono in grandi capanne). A completare questo bizzarro popolo, possiamo aggiungere anche conigli parlanti che, di solito, portano grossi cappelli di paglia e qualche mammut, che viene spesso usato come autobus dagli abitanti.
Bisogna ancora aggiungere che tutti gli abitanti della contrada sono molto gentili con gli stranieri e li ospitano volentieri nelle loro confortevoli abitazioni.
I nostri tre amici, come stabilito la notte precedente, si ritrovarono dunque a Granburrone per discutere e pianificare la spedizione per trarre in salvo l'angioletto.
Dopo aver molto discusso fra loro, iniziarono a preparare le armi e le provviste che sarebbero servite loro per intraprendere il lungo e difficile cammino e ognuno contribuì come poteva alla perfetta riuscita dell'impresa.
Stefano che era alto, muscoloso, aveva i capelli neri come la notte e gli occhi azzurri come il cielo, aveva una grande passione per l'antica Roma: non per altro indossava sempre una brillante armatura, un elmo e portava sempre con sé uno scudo e una lancia. Proprio per questo suo attaccamento al mondo guerresco, egli decise di portare per sé e per i suoi amici altre armi: sarebbero sicuramente servite per combattere i numerosi nemici che avrebbero incontrato lungo la strada che li avrebbe condotti al monte Khazad.
Leo, un raro esempio di leone alato dalla lucente pelliccia marrone e dalla folta criniera rosa, affermò che avrebbe messo a disposizione dei suoi compagni la propria forza. Egli, inoltre, era anche in grado di sputare fuoco dalla sua bocca e questa sua dote si sarebbe sicuramente rivelata molto utile per tutti.
Il bianco unicorno Charizard, invece, s'incaricò di portare le vettovaglie per i suoi amici: egli- come sappiamo- era un abile cuoco ed avrebbe preparato panini e dolci in quantità. I suoi zoccoli magici e il suo corno argentato, che risplendeva di notte, sarebbero inoltre serviti a lui e ai suoi compagni durante il viaggio.
Tutti i componenti del gruppo si procurarono anche delle corde e degli zaini per meglio affrontare le fatiche del lungo cammino.
Così, dopo molti preparativi, tutti furono pronti. Era da poco passata la mezzanotte e, nel cielo, delle nubi si erano divertite a ricamare sulla luna un sottile pizzo nero: in tal modo la sua luce non illuminava più il paesaggio. Il momento era dunque propizio per partire: dovevano agire con la massima segretezza per paura delle spie dell'Oscuro Drago, ma dovevano anche essere veloci e non perdere tempo: l'angioletto era in serio pericolo.
CAPITOLO I
IN VIAGGIO VERSO IL MONTE KHAZAD
Dopo una settimana di viaggio, i tre componenti della spedizione raggiunsero il Bosco Antico. Si trattava di un luogo molto suggestivo: tutti gli alberi che crescevano in questa magica foresta erano, infatti, dotati di favella. Le loro foglie erano di diversi colori: alcuni alberi avevano la chioma blu, altri azzurra e altri ancora rossa, verde scuro o gialla . Profumate erbe bianche e azzurre crescevano inoltre nel sottobosco. Il Bosco era anche popolato da strane creature: famiglie di scope parlanti, funghi giganti, cervi con un solo corno in mezzo alla fronte e scoiattoli a puà vivevano tra i grandi alberi.
Dopo essersi riposati e rifocillati, Charizard, Stefano e Leo s'inoltrarono nel folto del bosco: l'aria di primavera era tiepida e la luce del sole, filtrata dalle foglie degli alberi, creava strani disegni sul suolo: tutto era avvolto da un pulviscolo dorato che rendeva l'atmosfera ancora più suggestiva.
I tre amici percorsero un tratto del sentiero che s'addentrava nella foresta. Essi non avevano paura di camminare in quel luogo, poiché sapevano che non vi erano pericoli.
Ad un tratto, Leo vide tra il folto degli alberi un centauro e un cavallo alato. I tre viandanti, dapprima, furono guardinghi, ma poi capirono che si trattava di amici e decisero di parlare con queste creature.
Vennero così a conoscenza dei loro nomi: si trattava di Lampo e di Sara. Il primo era il centauro. Egli aveva la parte equina del corpo di colore blu, i suoi capelli erano neri come il carbone ed era assai muscoloso. Per difendersi dai pericoli portava sempre con sé un arco con delle frecce . Sara, invece, aveva il manto bianco come la neve, la sua folta criniera era blu e le sue ali erano bellissime: erano infatti colorate con tutte le sfumature dell'arcobaleno.
Sia Lampo che Sara, grazie al loro buon carattere, entrarono subito in confidenza con i nostri tre amici. Questi ultimi decisero dunque di raccontare loro lo scopo del viaggio e Stefano, dopo aver consultato gli altri due componenti , domandò loro di unirsi alla compagnia.
Sia il cavallo alato che il centauro accettarono di buon grado: avrebbero volentieri dato una bella lezione all'Oscuro Drago. In un batter d'occhio prepararono i loro zaini e si unirono al resto del gruppo che continuò il suo cammino all'interno del bosco.
Dopo aver trascorso una piacevole notte, la compagnia riuscì finalmente ad uscire dalla magica foresta. Dopo qualche ora, Stefano si accorse che qualcosa stava cambiando: il sole era infatti offuscato da un sottile velo di nebbia e l'aria stava diventando sempre più calda e irrespirabile. Gli alberi che incontravano sul loro cammino erano spogli e parevano tanti lugubri fantasmi...stavano per raggiungere la temuta palude di Fangonebbia.
Anche il terreno mutò: era grigio e molle di melma maleodorante e le sabbie mobili erano in agguato, pronte ad inghiottire chi si fosse distratto.
La compagnia avanzava molto lentamente in fila indiana e chi aveva le ali non poteva usarle poiché la grande umidità le aveva rese pesantissime.
Ad un tratto, si udì un tonfo seguito da un urlo: Sara, infatti, si era distratta poiché stava parlando con Charizard ed era caduta tra la morsa delle sabbie mobili.
Tutti gli altri componenti del gruppo cercarono di aiutarla, ma era tutto inutile :il povero cavallo alato stava ormai sprofondando sempre più in quell'orrido fango. Tutto pareva ormai perso, quand'ecco apparire tra la nebbia una figuretta magra: era Vermilinguo. , il padrone della palude.
Egli disse agli astanti di tacere e di fargli spazio. Pronunciò strane parole in una lingua arcaiaca e le sabbie mobili, dopo aver lanciato un forte sibilo, sputarono fuori dalla loro presa Sara.
Ella atterrò su dell'erba marcia: era tutta sporca e infreddolita, ma almeno era salva.
Subito i suoi amici la circondarono e Stefano le diede dell'acqua da bere.
Quando si fu un poco ripresa, ringraziò Vermiliguo. Esso era un cobra dalla spessa pelle verde ravvivata da pois colorati.
II nuovo amico domandò quindi, con la sua lunga lingua biforcuta di colore viola, che cosa avesse spinto quella strana compagnia ad avventurarsi in quella terra ostile.
Lampo raccontò tutta la vicenda e il cobra chiese loro di potersi unire al gruppo: anch'egli, infatti, odiava profondamente l'Oscuro Drago e lo avrebbe punito molto volentieri.
Prima di continuare, però, il cobra offrì loro una bevanda magica che li avrebbe protetti dalle altre insidie della palude.
Si trattava di un denso liquido color fucsia che era racchiuso in un'ampolla trasparente.
Dapprima erano tutti un poco riluttanti a bere quello strano intruglio dal colore sospetto.
Charizard, che però era goloso, lo assaggiò per primo e...sorpresa! Era eccellente e aveva il sapore delle rose in primavera.
Tutti gli altri, allora, bevvero un sorso della magica pozione e poi continuarono il loro viaggio in compagnia di Vermilinguo, sicuri che non sarebbe accaduto loro più nulla di spiacevole.
Dopo due giorni di viaggio, finalmente, anche la palude finì. Questa volta, fu Leo ad accorgersi del cambiamento : l'aria, infatti, era nuovamente frizzante e leggera.
L'erba, inoltre, non aveva più un colorito grigiastro, ma era di nuovo folta e di un bel verde acceso.
Finalmente anche il sole tornò a brillare alto nel cielo dove delle bianche nuvole, soffici come fiocchi di cotone, si rincorrevano sospinte dalla brezza mattutina.
Mano a mano che procedevano, i sei amici vedevano mutare il paesaggio: verdi distese di prati, punteggiate da fiori colorati e profumati, rallegravano i loro cuori. Essi si divertivano a correre o a volare in questo mare verde e , per un poco, dimenticarono ogni preoccupazione.
Nel tardo pomeriggio, raggiunsero infine il fiume Argentoblu: le sue acque parevano punteggiate da sfavillanti zaffiri, poiché il sole si divertiva a giocare con loro.
Siccome per raggiungere il monte Khazad, era necessario navigare lungo un tratto di quel corso d'acqua, Sara propose di costruire delle imbarcazioni.
Il legno, fortunatamente, era abbondante e tutti si misero subitamente all'opera: prima del calar del giorno doveva essere tutto pronto per affrontare questa difficile tappa del viaggio.
Prima di cominciare, però Charizard propose di assaggiare una delle sue favolose torte di fragole e crema e tutti accettarono con gioia.
Dopo aver terminato la merenda, furono iniziati i lavori: Stefano abbatté con una scure degli alberi di nero ebano, Lampo e Charizard lavorarono il legno fino a dargli l'aspetto di due robuste canoe dalla forma affusolata, Sara e Leo diressero i lavori con maestria e Vermilinguo spruzzò le barche con un liquido magico che le avrebbe protette durante la navigazione.
Quando tutto fu pronto, i membri della compagnia caricarono i loro bagagli sulle imbarcazioni e salirono a bordo. Lampo e Stefano spinsero le canoe in acqua e iniziò così il viaggio sul fiume.
Erano ormai trascorse alcune ore da quando i sei amici avevano iniziato il viaggio e la serata era trascorsa tranquillamente. Il fiume non sembrava essere pericoloso e il cielo era tempestato di lucenti stelle che illuminavano l'acqua.
Tutti si stavano ormai preparando per dormire: solo Lampo e Sara avrebbero montato la guardia durante la notte.
Passarono le ore e tutto continuava ad essere calmo: si sentiva solo il rumore dell'acqua del grande fiume che cullava gli stanchi viaggiatori.
Improvvisamente, però la calma fu interrotta da un rumore assordante: Sara, che aveva un'ottima vista, avvistò dei grossi pesci volanti: essi erano bruttissimi, avevano corpi neri, verdi e azzurri e i loro denti erano molto aguzzi...inoltre, i loro intenti erano tutt'altro che pacifici!
I nemici si stavano avvicinando sempre più rapidamente e Sara e Lampo svegliarono gli altri amici: tutti avrebbero dovuto combattere.
Quando i pesci li raggiunsero, iniziò la lotta : Leo ne arrostì qualcuno con la sua fiamma, Charizard ne uccise parecchi con il suo corno appuntito e Stefano ne infilzò un buon numero con la lancia...
Fu però Lampo ad abbatterne moltissimi grazie al suo arco e alle sue frecce.
Una volta terminata la battaglia, tutti si riposarono ancora un poco: stava per sorgere un nuovo giorno.
Il mattino seguente trascorse tranquillo. I compagni stavano facendo progetti per le successive tappe che avrebbero dovuto affrontare durante il viaggio. Ad un tratto, però, qualcosa mutò improvvisamente: l'acqua dell' Argentoblu s'increspò e si formarono tanti mulinelli...i sei amici capirono all'istante che qualche grosso pericolo era in agguato ed avrebbe potuto colpire da un momento all'altro .
Non si sbagliavano: un grosso serpente emerse improvvisamente dall'acqua pronto a sbranare i viaggiatori. Con il suo grosso corpo blu e la sua criniera di alghe che avevano il colore del fuoco, esso incuteva paura a chiunque gli si fosse avvicinato.
Anche i sei viaggiatori si spaventarono a morte, ma anche questa volta unirono le loro forze e lo uccisero.